“Cultura ebraica a porte aperte,
i miei 40 anni al Centro”
Si è da poco concluso il mandato di Miriam Haiun come direttrice del Centro di Cultura della Comunità ebraica di Roma. Dodici anni d’impegno in cui il Centro, ora diretto da Giorgia Calò, entrata in carica ad inizio settembre, ha lasciato un segno importante. Dentro e fuori la Comunità. Ma sono molti di più gli anni di lavoro che Haiun ha dedicato a questa realtà: oltre quaranta. Vi entrò infatti nel febbraio del 1982, dopo un’esperienza di studio a Gerusalemme, ottenendo la fiducia dell’allora direttrice Bice Migliau. Pochi mesi dopo la terribile prova, per tutta la Comunità, dell’attentato al Tempio Maggiore.
“La mia avventura al Centro inizia come borsista, con l’incarico di responsabile dei programmi. Un’esperienza subito stimolante, ma presto segnata da quel tragico giorno. Anche per noi del Centro le sollecitazioni furono molte. Ricordo in particolare l’attivazione di un gruppo pionieristico per andare nelle scuole e parlare di ebraismo, identità, Israele. Un bisogno emerso nelle settimane successive all’attentato”, racconta Haiun. Un obiettivo, da sempre, ha permeato la sua azione. La cultura come strumento “per aggregare” e mai “per dividere”. Prospettiva che, incalza Haiun, “è essenziale difendere”.
È nel segno di questa consapevolezza che tante iniziative di successo hanno visto la luce. Mostre, incontri, conversazioni con gli autori. E tanti progetti destinati a diventare patrimonio vivo di una Comunità la cui storia peculiare risalta nell’intera Diaspora. Come “Memorie ebraiche”, banca dati online destinata alla raccolta, alla classificazione e alla diffusione dei percorsi di vita degli ebrei romani nati prima del 1940. Cinquanta interviste integrate da un ulteriore focus sulle memorie degli ebrei di Libia giunti in Italia in seguito a ripetuti pogrom e violenze (in particolare dal giugno del ‘67). Un mondo ricco di sfumature cui la stessa Haiun, che è originaria di Tripoli, appartiene.
“Memorie ebraiche – evidenzia – è un progetto unico nell’ambito dell’ebraismo italiano: a renderlo possibile fu anche un finanziamento derivato dalla raccolta dell’otto per mille UCEI. Mi piace ricordare, in questo contesto, la sensibilità dell’allora presidente UCEI Renzo Gattegna. E il contributo offerto da Livia Ottolenghi, che a quel tempo era l’assessore alla Cultura della Comunità di Roma”.
Cultura per aggregare, cultura per avvicinare. È il caso dei corsi Ulpan “che hanno interessato un pubblico, in gran parte non ebraico, a questo mondo”; oltre a tanti altri progetti educativi e culturali “elaborati con l’intenzione di far progredire una più matura consapevolezza dell’ebraismo, favorire una conoscenza diffusa, contrastare i pregiudizi”. Altro concetto chiave quello di Memoria consapevole. Haiun si sofferma in particolare su un progetto di cui è stata coordinatrice: “Il viaggio del coraggio” (2008). Sei pullman, duecentocinquanta persone coinvolte. In gran parte figli e nipoti di deportati. Tutti insieme, per la prima volta, ad Auschwitz e Birkenau. “Resta, tra tante, una delle iniziative cui sono più affezionata. L’atmosfera era infatti di grande emozione nel vedere diverse generazioni compiere questo passo accanto a Testimoni come Sami Modiano, Piero Terracina, Shlomo Venezia e Giuseppe Di Porto. A pensarci – dice Haiun – mi vengono ancora i brividi”. C’era ancora il suo segno nel ricco palinsesto di eventi dell’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica a Roma, di poco successiva al suo pensionamento. “Mi ha colpito l’omaggio della Fondazione Museo della Shoah, realtà con cui la cooperazione è sempre stata stretta. Nel mio ultimo giorno di lavoro mi hanno fatto una bellissima sorpresa”. Il futuro è ora nel volontariato cittadino: “Mi sto guardando intorno, voglio scegliere bene. Ma qualcosa farò”.