Israele-Libano, storico accordo
Storico accordo sui confini marittimi tra Libano e Israele.
“Nonostante la portata sia limitata a questioni ben precise, per il Medio Oriente si tratta di un altro muro abbattuto, se si pensa che Gerusalemme e Beirut sono ufficialmente in guerra”, la lettura di Repubblica. II governo israeliano dovrà riuscire a ratificare l’atto entro la fine del mese, visto che il primo novembre si vota. Una vera e propria “corsa contro il tempo” per l’esecutivo Lapid (Corriere). L’accordo, sottolinea La Stampa, nasce da due debolezze: “Beirut è allo stremo e le riserve di metano potranno consentire, anche se in tempi non brevi, la riaccensione delle centrali elettriche e un minimo riavvio di un’economia devastata. Lapid invece è a fine corsa, fra tre settimane si vota”. L’ostacolo principale, a detta di molti analisti, è Benjamin Netanyahu. “Sebbene sia stato proprio lui ad avviare le trattative dieci anni fa, in questi mesi il leader del partito Likud ha brandito il potenziale accordo con Hezbollah come un’arma elettorale”, si legge sul Foglio. Per il Sole 24 ore l’accordo rappresenta comunque “un primo passo verso relazioni più distese, anche se i toni restavano minacciosi ancora lo scorso weekend, quando sembrava che per l’ennesima volta l’intesa fosse saltata”. Secondo Aaron David Miller, ex negoziatore in Medio Oriente, “non sarebbe stato possibile senza qualche forma di acquiescenza da parte dell’Iran” (Repubblica).
Più armi all’Ucraina per difendere lo spazio aereo sopra Kiev: così ieri il G7. Prosegue intanto la complessa sfida negoziale a distanza. Con un possibile incontro in vista tra Biden e Putin. “È una cosa positiva che americani e russi si parlino, anche a livello di comandanti militari. È una cosa che è sempre accaduta anche nei momenti di massima tensione. Però non dovrebbero decidere sulla testa degli ucraini”, l’opinione di Michael Walzer (Corriere). Impossibile prescindere, aggiunge, “dalla partecipazione di Zelensky”.
Il Gran Rabbino di Francia Haim Korsia sarà tra i protagonisti della giornata inaugurale de “Il grido della pace”, incontro in tre giornate promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. In dialogo a Roma “rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, oltre che di altre religioni, tra cui musulmani, ebrei, buddisti, sikh, zoroastriani” (Osservatore Romano).
Nelle librerie francesi Londres, uno dei testi ritrovati di Céline. Nel romanzo, composto prima del suo delirio antisemita, l’alter ego dell’autore esprime gratitudine verso un medico ebreo. Per Repubblica “una pagina che merita di essere letta per intero, per riconciliarci con questo strepitoso Céline d’annata”.
Erano vent’anni che un club israeliano non vinceva in Champions League. A interrompere il digiuno il Maccabi Haifa. Nel 2002 a farne le spese fu il Manchester United, ieri sera la Juventus. “II muro del pianto”, titolano infelicemente sia Gazzetta dello Sport che Libero.
In uno sconcertante articolo sul Giornale l’esponente del PD Elly Schlein è descritta in questi termini: “Bisessuale, amazzone delle battaglie Lgbtq, una giovinezza trascorsa nella comfort zone fra la Ztl e il ddlZan, famiglia dell’establishment ed ebrea aschenazita, ma rigorosamente anti Israele”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(12 ottobre 2022)