Le religioni insieme al Colosseo:
“Guerra, madre di tutte le povertà”

“Dopo gli orrori e i dolori della seconda guerra mondiale, le Nazioni sono state capaci di riparare le profonde lacerazioni del conflitto e, attraverso un dialogo multilaterale, di far nascere l’Organizzazione delle Nazioni Unite, frutto di un’aspirazione che, oggi più che mai, è una necessità: la pace. Non si deve ora perdere la memoria di quale tragedia sia la guerra, madre di tutte le povertà”.
Un concetto che è al cuore dell’appello di cui è stata data lettura al termine della manifestazione “Il grido della pace” organizzata a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Numerosi i leader religiosi presenti al Colosseo insieme a papa Bergoglio, tra cui il rabbino capo della città rav Riccardo Di Segni (che gli sedeva accanto).
Nel documento condiviso ieri sera si parla di bivio storico per l’uomo: “Essere la generazione che lascia morire il pianeta e l’umanità, che accumula e commercia armi, nell’illusione di salvarsi da soli contro gli altri, o invece la generazione che crea nuovi modi di vivere insieme, non investe sulle armi, abolisce la guerra come strumento di soluzione dei conflitti e ferma lo sfruttamento abnorme delle risorse del pianeta”.
“Quest’anno – ha detto il papa – la nostra preghiera è diventata un ‘grido’, perché oggi la pace è gravemente violata, ferita, calpestata: e questo in Europa, cioè nel continente che nel secolo scorso ha vissuto le tragedie delle due guerre mondiali – e siamo nella terza. Purtroppo, da allora, le guerre non hanno mai smesso di insanguinare e impoverire la terra, ma il momento che stiamo vivendo è particolarmente drammatico. Per questo abbiamo elevato la nostra preghiera a Dio, che sempre ascolta il grido angosciato dei suoi figli”.
A detta del presidente di Sant’Egidio Marco Impagliazzo ci sarebbe bisogno “di passione e immaginazione alternativa all’attuale situazione drammaticamente bloccata, anche perché siamo sull’orlo di una catastrofe ben più grave”. Le strade di pace esisterebbero: “Si tratta di intravederle, indicarle, aprirle, percorrerle”.
L’evento conclusivo del meeting è stato preceduto da un momento di preghiera svolto dalle singole delegazioni in un proprio spazio di riferimento. Quella ebraica, composta da rabbini sia italiani che stranieri, ha scelto l’area simbolica dell’Arco di Tito. Sul palco, vicino al papa, anche la Testimone Edith Bruck.
(Nell’immagine in basso: i rabbini in preghiera all’Arco di Tito)