Israele al voto
Urne aperte in Israele per l’elezione del nuovo governo.
Il bivio, riporta La Stampa, “è sempre lo stesso, e cioè a favore o contro Benjamin Netanyahu: il blocco di destra dell’ex premier è dato in testa in tutti i sondaggi, ma non abbastanza da garantire al leader del Likud la maggioranza numerica per governare il Paese”. Uno scenario verosimile, per Il Sole 24 ore, “è quello di un vincitore incapace di formare una maggioranza, che significherebbe un nuovo governo ad interim deputato a spianare la strada per una nuova elezione”. Scrive Il Giornale: “Per la quinta volta in 43 mesi, 6 milioni e 780mila israeliani vanno a votare. Un record, un segnale di stress e di antagonismo insanabile, dentro il guscio di un’unità essenziale alla sopravvivenza, accompagnato da una comprensibile stanchezza degli elettori”. Per Avvenire Israele si presenta un Paese diviso, “come i due blocchi: quello pro e quello anti-Benjamin Netanyahu, primo ministro in carica dal 2009 e dal 2021”. Dodici anni, si legge, “di luci e ombre: dagli Accordi di Abramo tra Israele e i principali interlocutori del Golfo, ai continui guai con la giustizia e i tre processi ancora in corso”. Questa la lettura del Foglio: “La composizione del nuovo Parlamento dipenderà anche dall’affluenza alle urne tra gli arabi-israeliani, il disegno della maggioranza dai suoi numeri”.
Una delle figure al centro dell’attenzione è quella di Itamar Ben Gvir, leader della coalizione Sionismo religioso. Racconta il Corriere: “La prima volta che gli israeliani sono stati costretti a notare Itamar Ben Gvir è stato nell’autunno del 1995, quando il leader dell’estrema destra aveva 19 anni e da seguace del rabbino razzista Meir Kahane si era presentato in televisione brandendo il logo di metallo della Cadillac governativa: ‘Abbiamo beccato la sua auto e presto beccheremo lui’. Poche settimane dopo Yigal Amir, un altro ultranazionalista, beccò Yitzhak Rabin con due proiettili prima ancora che su quell’auto potesse salire”.
Galeazzo Bignami è il nuovo viceministro alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili. Durante un addio al celibato, nel 2005, fu fotografato con la svastica al braccio. “Il passato che non passa. Da Bignami a Durigon ombre nere sulle nomine” titola Repubblica, segnalando come tra le figure di governo annunciate nelle scorse ore ve ne sarebbero alcune dalla “comprovata vicinanza con il neofascismo italiano”. Un ritratto di Bignami appare tra gli altri sulla Stampa (“Il nostalgico impresentabile dalla festa in divisa nazista a un posto di potere tra i Patrioti”).
Su Libero, riprendendo temi di una certa propaganda, si accusa George Soros di essere “al centro di speculazioni miliardarie”, oltre che “lo squalo finanziere che sbranò la lira”. La sua biografia è illustrata con queste parole: “Ebreo ungherese, sopravvisse al nazismo e scappando dal comunismo approdò in Inghilterra, dove iniziò la sua carriera come commesso viaggiatore. Ma la famiglia nel 1936 aveva già cambiato cognome perché a disagio con le proprie origini, e pur essendo spesso stato vittima di stereotipi di tipo antisemita in realtà è da sempre in rotta di collisione con Israele”.
Si svolgerà domani il tradizionale corteo genovese in ricordo degli ebrei deportati dai nazifascisti. Sarà il primo senza Piero Dello Strologo, presidente e anima del Centro Culturale Primo Levi che ne era alla testa. Nel ricordarlo sulle pagine locali di Repubblica il magistrato Michele Marchesiello scrive: “L’affacciarsi alla Storia di un nuovo antisemitismo l’avevi — forse — previsto, e non ti sei sentito di dover vivere di nuovo quella orribile stagione di odio razziale: un odio, per di più, opportunamente oscurato da pubbliche, ufficiali manifestazioni di rammarico e dall’offerta di fiori, con bacio sulle guance, da parte di un ammiratore di Mussolini a una signora imbarazzata che, bambina, è sopravvissuta ad Auschwitz”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(1 novembre 2022)