Nazione   

Di recente Marco Belpoliti notava giustamente il ricorrere della parola “nazione” nel vocabolario politico della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Fare gli interessi della nazione, condurre la nazione, contrapporsi a chi non fa il bene della nazione sono tutte espressioni che fanno parte di un lessico ambiguo e potenzialmente escludente. Tempo fa fu il presidente Ciampi a resuscitare il culto della bandiera tricolore e a reintrodurre con intento inclusivo il concetto di patria. Anche in quel caso ci furono non pochi mugugni: pareva, ad alcuni, che una certa nota retorica avesse pervaso gli spazi pubblici, e che il ricorso a questa terminologia e a certi gesti propri della religione civile (ad esempio gli onori resi al vessillo nazionale) fossero più un artificio che non un fatto concreto di unità e di unificazione di un Paese tradizionalmente diviso in cento campanili, in nord e sud, in città e campagna.
Oggi il ritorno del concetto di nazione rischia di aprire nuovamente polemiche (legittime). Al contempo assistiamo all’apparire (ri-apparire?) di una novità, di uno scarto nel dibattito politico, che avrà di certo delle conseguenze. Sì, perché il termine “nazione” non è neutro e ha una lunga storia. Può essere inteso in senso inclusivo o con intento divisivo. Ernest Renan affermava nettamente che essere parte di una nazione significa “aver sofferto insieme” (e vengono in mente i duri giorni del lockdown del recente passato). Altri, soprattutto in area tedesca (i nazisti, ma non solo), utilizzavano il concetto di nazione legandolo al sangue e al suolo patrio, il famoso “Blut und Boden”. Gli ebrei nei due casi si sono trovati in mezzo a un guado: inclusi nella nazione nel primo caso, esclusi (e perseguitati) nel secondo. Sarà interessante e importante capire con quali intenti il concetto di nazione verrà declinato nella nuova stagione politica, se e come sarà in grado di risolvere ad esempio la questione dello Ius soli, in che modo sarà utile per interpretare l’idea collettiva di società italiana, proiettata nella prospettiva di una relazione positiva con un’Europa che non sempre dimostra di camminare nella stessa direzione. (20/10/2022)

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC