Kherson libera

Ammainata la bandiera russa, a Kherson sventolano ora quella ucraina e quella dell’Unione Europea. Negli articoli dal fronte, l’esultanza della popolazione locale dopo mesi di angoscia e lutti. “Senza luce, acqua, Internet. Al freddo e isolati. Ma chi è rimasto a Kherson ora si sente felice e libero”, scrive il Corriere. “Sentiamo delle grida, mentre scendono tutti dalla macchina, abbracciano i militari, una donna urla di gioia, piange”, il racconto della Stampa. Così Repubblica: “Ci vuole poco a rompere il ghiaccio, nel buio di un paese senza luci, nel nero infinito di un paese senza fiato. ‘Finalmente!’, dicono, e ti assaltano per un abbraccio e una storia”. Clima teso al confine tra Serbia e Kosovo: un’altra situazione ad alto rischio fomentata da Mosca. Come riporta Repubblica, “da un anno a questa parte, i sentieri tracciati dai contrabbandieri sono battuti con assiduità dalle spie russe. E, stando ai report dell’intelligence occidentale, dai mercenari del Gruppo Wagner”. Presenze inquietanti che appaiono come “un chiaro biglietto da visita del regista occulto della destabilizzazione di questo travagliato pezzo di Europa”.

Ancora in primo piano il tema dei migranti. In una intervista con il Corriere il ministro degli Esteri Antonio Tajani sostiene: “Da parte della Francia c’è stata una reazione sproporzionata, anche per questioni loro di politica interna. Vogliamo un’azione europea più forte, perché i settemila chilometri di costa italiana sono la frontiera Sud dell’Europa”.

Sul Corriere una testimonianza del direttore d’orchestra Daniel Barenboim (che martedì compirà 80 anni). “Tra miei ricordi – scrive – ci sono anche un’esibizione da solista al museo di Tel Aviv nel gennaio 1953 e un’audizione per l’Orchestra filarmonica d’Israele. Avevano deciso di invitare me e a quel concerto e tra il pubblico c’era nientemeno che David Ben Gurion”. 

I risultati delle elezioni di Midterm lasciano intravedere il possibile tramonto di un’epoca. “L’esito politico è già cristallino: ad uscire sconfitto è stato il tentativo di Donald Trump di risorgere, trasformando il partito repubblicano in una forza populista-sovranista”, l’analisi del direttore di Repubblica Maurizio Molinari.

“Il tempio grandioso crollerà, ma il capello non cadrà”. Nel suo spazio domenicale sul Fatto Quotidiano il gesuita Antonio Spadaro tratta il tema della distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme, proponendo la sua lettura e interpretazione degli eventi. Un nuovo inciampo nella strada del Dialogo. 

Sul Corriere Walter Veltroni recensisce La matta di piazza Giudia (ed. Giuntina): la storia, a cura di Gaetano Petraglia, dell’ebrea romana Elena Di Porto.  

Inaugurato a Roma un ciclo di incontri organizzato da Comunità ebraica e vicariato: ne parla Avvenire. 

Adam Smulevich

(13 novembre 2022)