Verso gli Stati Generali
La rottura di un confine
L’educazione ha un ruolo fondamentale – secondo l’opinione diffusa – ai fini di preparazione delle generazioni future. Da ciò un’attenzione costante verso la scuola, con considerazioni che, in alcuni casi, legano gli aspetti formali dell’istruzione a ciò che avviene al di fuori della scuola, nella famiglia, nel rapporto con i pari, nelle strutture sociali. Tutto ciò è corretto. Bisogna tuttavia considerare che le modalità di acquisizione del sapere sono evolute nel tempo.
Sono passati circa cinquanta anni dalle indagini psicopedagogiche che mostravano non solo che si impara ascoltando, osservando e facendo ma che il modo di pensare, di ragionare e di agire dipende dalle forme con cui è avvenuto l’apprendimento. In anni meno lontani, si è molto discusso dell’accesso alle informazioni tramite strumenti audiovisivi sempre più raffinati. La ricerca ha cercato di capire quale caratteristica avessero apprendimenti autonomi legati a tale strumentazione. Nel corso degli anni duemila si è compreso che l’acquisizione del sapere e di sistemi di valore non beneficiavano semplicemente del supporto informatico, ma avevano in questo una nuova e dirompente modalità di trasmissione di conoscenza e di costruzione di identità sociali. L’acquisizione di competenze cognitive, attraverso la comunicazione per via informatica, si era non solo affiancata ma, in molti ambiti aveva superato l’azione del sistema educativo nella costruzione di competenze e, soprattutto, di valori condivisi.
La sfida che gli Stati generali dell’ebraismo sull’educazione dovrà affrontare è anche questa.
Il futuro dipende da dinamiche e processi complessi. Tra questi, c’è, in ambito educativo, la rottura di un confine tra il momento formale e quello informale, diretto o mediato, di elaborazione culturale e costruzione delle appartenenze. Si tratterà di vedere, in questo intreccio, come sarà possibile costruire delle identità che, forti della propria Tradizione, siano in grado di partecipare, senza problemi, al confronto tra posizioni. Si dovrà, per questo, operare al fine di dare a ogni bambino e giovane – usando tutte le modalità pedagogiche e gli strumenti tecnici in essere – un riferimento etico su cui poggiare forme di riconoscimento, di scambio, di reciprocità, di rispetto, di accettazione di differenze, figlie della storia e delle società.
Saul Meghnagi, pedagogista e Consigliere UCEI
(18 novembre 2022)