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La conferenza di Trieste
Vita dietro le barricate,
l’arte negli anni della Shoah

Hanno preso il via i lavori di “Life Behind Fences – La vita dietro le barricate”, convegno internazionale a cura del Festival Viktor Ullmann e del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste in collaborazione con il Museo della Comunità ebraica Carlo e Vera Wagner. Tra i relatori studiosi sia italiani che stranieri incaricati di affrontare il tema della produzione artistica e dei meccanismi di difesa nei ghetti e campi durante la seconda guerra mondiale. Coinvolti 15 studiosi provenienti da diversi paesi europei, gli Stati Uniti e Israele, insieme a quattro keynote speaker col compito di aprire le quattro sessioni in cui è suddivisa l’iniziativa. Al centro una panoramica generale sulla realtà dei ghetti e campi; un focus sulle rappresentazioni ed espressioni artistiche; la produzione durante e dopo la Shoah; il tema della testimonianza e del ricordo consapevole.
La conferenza, ha evidenziato tra gli altri la studiosa Tullia Catalan, che fa parte del comitato scientifico insieme a Davide Casali, Anna Veronica Pobbe, Alessandro Carrieri, Annalisa Di Fant e Ariel Haddad, si propone di fare il punto “sui più recenti dibattiti storiografici avvenuti all’interno degli studi sulla Shoah, concentrandosi sulla portata interdisciplinare che hanno assunto nell’ultimo decennio, e di cui la conferenza vuole diventare un primo momento di confronto”. A portare tra gli altri un saluto Livio Vasieri, assessore alla Cultura della Comunità ebraica, oltre all’assessore regionale Tiziana Gibelli. Attingere alla memoria, ha detto quest’ultima, “è tanto più importante in questi giorni in cui tanti giovani si fanno ammazzare in Ucraina e in Iran per difendere l’identità della democrazia”.
Nel programma anche un concerto dell’Ensemble “Mark Rothko” in formazione di trio e quartetto d’archi che eseguirà musiche di Karl Weigl e di due autori rinchiusi nel ghetto-campo di Terezìn e poi trucidati ad Auschwitz: Gideon Klein e Viktor Ullmann, da cui il Festival prende il nome.