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Segnalibro – Una famiglia ebraica
nel cuore della Linea Gotica

Presidiata da nazisti e fascisti anche per via della sua posizione strategica nel cuore dell’Appennino, Firenzuola era uno dei luoghi più pericolosi in cui trovarsi nei mesi dell’occupazione tedesca del Paese. Eppure, proprio in faccia agli aguzzini, si svolse tra le sue strade un’incredibile storia di salvezza. A raccontarla il diario dell’ebreo fiumano Alessandro Smulevich, nelle librerie con il titolo “Matti e Angeli. Una famiglia ebraica nel cuore della Linea Gotica” (ed. Pendragon).
Il volume è stato presentato dal Museo ebraico di Bologna, con la partecipazione e l’intervento del presidente della Comunità ebraica Daniele De Paz, della direttrice del Museo Vincenza Maugeri e di Ermanno Smulevich, il figlio dell’autore. Chirurgo in pensione, ha curata la pubblicazione del manoscritto insieme agli studiosi locali Rosanna Marcato e Luciano Ardiccioni. L’esito di una lunga ricerca in cui molte testimonianze inedite sono venute alla luce. Ma anche la chiusura di un cerchio di Memoria, solennizzato di recente con il conferimento del titolo di “Giusto tra le Nazioni” ai salvatori del padre, della sorella Ester, dei loro genitori Sigismondo e Dora e del cugino Leo. “Le persone che ci circondano e i loro parenti sono misericordiosi e cercano di confortarci. Provvederanno alla nostra sistemazione per l’avvenire onde cercare di salvarci. Saremo loro riconoscenti per sempre” riferiva Alessandro nel diario. Questi i loro nomi: Armando e Clementina Matti, Pietro e Dina Angeli.
“Era un pomeriggio d’estate del 2002 e il mio papà stava per lasciarci. Era sempre lucidissimo e sereno come lo era stato nei mesi di malattia. Mio padre iniziò a parlarci di Firenzuola, sembrava un fiume in piena. Evidentemente si rendeva conto di essere alla fine e voleva tramandarci i suoi ricordi. Andò avanti per più di un’ora raccontandoci tanti episodi che non conoscevamo. A un certo punto s’interruppe commosso dicendo ‘non ho fatto abbastanza per ringraziarli’. Ebbene, oggi il cerchio si chiude” raccontava Ermanno durante la cerimonia dello Yad Vashem, tenutasi a Firenzuola.
Alessandro Smulevich era nato a Fiume nel 1923 e all’età di 15 anni fu espulso da scuola a causa delle leggi razziste. All’entrata in guerra dell’Italia, il padre fu arrestato e internato prima a Campagna, in provincia di Salerno, poi trasferito come “internato libero” a Firenze e successivamente a Prato, dove il figlio lo raggiunse insieme alla madre e alla sorella. Dopo l’8 settembre 1943 gli Smulevich fuggirono a Firenzuola. Dove, grazie ai Matti e agli Angeli, trovarono soccorso e salvezza.
Il volume ha la prefazione della storica Anna Foa. “Ciò che rende questo diario davvero straordinario – scrive – è il modo in cui è scritto, le minuziose descrizioni che l’autore fa delle vicende che vive, descrizioni che sono anche quelle della sua vita clandestina, dei colloqui con i suoi salvatori, dei conflitti con il cugino, delle paure, delle emozioni, fino alla descrizione del cibo quotidiano. A questi si uniscono i momenti in cui nel diario appare, come in una fotografia, la grande storia”.