Tel Aviv omaggia Piero Cividalli
“La mia vita, nel segno dell’arte”

Anche oggi che ha 96 anni il pittore Piero Cividalli scandisce la sua giornata nel segno di quello che è non soltanto un lavoro, ma soprattutto una passione mai estintasi, nella sua intensità, nel tempo. “Certo va tutto un po’ a rilento rispetto a una volta, l’età d’altronde inizia a farsi sentire. Ma dipingere è ancora un’occupazione presente nel mio quotidiano, un piacevole impegno che dà ritmo alla via vita” racconta Cividalli, che non è soltanto un artista di fama ma anche una delle ultime memorie storiche della Brigata Ebraica, l’eroico corpo di volontari giunti dall’allora Palestina mandataria (il nascente Stato d’Israele) per liberare l’Italia e l’Europa dal nazifascismo. Aveva 18 anni quando Piero, fiorentino di nascita, colpito ragazzino dalle leggi razziste, scelse di aderirvi. Seguendo in ciò l’esempio della sorella Paola, arruolatasi in precedenza in un’unità ausiliare britannica. Nel pomeriggio, a Tel Aviv, una nuova mostra celebrerà il suo talento di pittore portando l’attenzione del pubblico sui vari temi e filoni della sua opera. Un titolo emblematico: “Life with painting”, alla cui inaugurazione interverrà anche l’ambasciatore italiano Sergio Barbanti, vedrà allestiti un centinaio di quadri tra pitture, disegni, acquerelli. Tutti caratterizzati, sottolinea Cividalli, “da una certa tendenza all’astratto”.
Una delle cifre della sua attività artistica, iniziata giovanissimo sotto gli auspici del padre che fu tra i primi a cogliere il potenziale espresso nei suoi disegni di gioventù. Determinante sarebbe stata poi l’influenza di un altro ebreo fiorentino, Renzo Luisada, che divenne il suo maestro personale. “Mi ha preso sotto la sua ala, mi ha insegnato moltissimo; ho studiato alla scuola d’arte, ma il suo contributo è stato decisivo”. Anche per lui, dopo la svolta antisemita del regime, il destino sarebbe stata l’emigrazione verso Oriente e la ricostruzione di una vita in Eretz Israel.
Una solida consapevolezza antifascista, in Cividalli, sarebbe maturata ancor prima delle leggi del ’38. “L’episodio chiave è stato l’assassinio in Francia, da parte del regime, di Carlo e Nello Rosselli. Erano amici di famiglia, con le figlie di Nello giocavo spesso. Quell’evento ha risvegliato in me sentimenti profondi”. Sentimenti che l’avrebbero poi portato verso la Brigata Ebraica. “Quella mia scelta – afferma – è stata una naturale conseguenza rispetto agli eventi”.
Cividalli è ancora oggi un testimone attivo tra Israele e Italia. Nel 2019, intervenendo nella sala del Consiglio comunale di Milano, aveva consegnato questo messaggio alle nuove generazioni: “Vorrei che gli italiani conoscessero la loro storia e sapessero a cosa li ha portati il fascismo e quel falso desiderio di gloria nazionalistica. Non dobbiamo dimenticare mai che siamo tutti cittadini del mondo e non abbiamo futuro alcuno se non ci aiutiamo l’un con l’altro invece di combinare nuove guerre e nuovi disastri”. Oggi, sulla stessa linea, ribadisce: “Il nazionalismo spinto all’estremo, fino al fanatismo, è un problema reale. Esiste in Italia e purtroppo anche in Israele. Per contrastarlo dobbiamo restare vigili”.