Chanukkiah, la luce dell’arte

Dopo 30 anni la festa di Chanukkah alla Comunità ebraica di Casale Monferrato ha molti modi per essere raccontata. Si può partire parlando del pubblico: le centinaia di amici che si trovano, oppure dall’arte e dalla condivisione di valori comuni che la rendono così peculiare. Pensando a ieri, è bello cominciare dalla sorpresa dei visitatori nell’entrare in Sala Carmi e trovare una enorme incudine di 294 chili delicatamente appoggiata sopra una lastra di vetro concava di appena un paio di centimetri di spessore. È il modo migliore per presentare Arcangelo Sassolino, artista arrivato alla fama internazionale proprio per l’estrema tensione con cui fa dialogare i materiali. È lui l’autore della lampada numero 253, destinata ad entrare in quella peculiare collezione che è il Museo dei lumi di Casale a cui, come è tradizione, viene dedicata una mostra e la presentazione della nuova Chanukkiah proprio in questo giorno.
La lampada sarà svelata tra poco, ma intanto lui stupisce con quest’opera imponente che, si ha l’impressione, basterebbe appesantire di qualche grammo in più, perché tutto vada in pezzi. Non per niente la mostra si intitola “Instabile come la speranza” e Daria Carmi, curatrice del Museo dei Lumi, la vede come una metafora di quanto succede in vicolo Salomone Olper.
“Quest’opera – afferma – è come un nostro ritratto. Appare muscolare, forte, definitiva e invece racconta la fragilità, la ricerca di un equilibrio su quel limite estremo, oltre il quale la materia si trasforma definitivamente. Noi siamo una comunità ebraica piccola che esiste da 500 anni in questa città, chiamata a gestire un patrimonio così grande e domandandosi quotidianamente se riuscirà a compiere questa missione, eppure ogni anno un piccolo miracolo si compie”. E la prosecuzione del miracolo è appena nella stanza adiacente, una Chanukkiah imponente, quella presentata da Sassolino per il museo: due metri in acciaio dove le luci si trasformano in semplici ciminiere fiammeggianti di gas. È l’ultima creazione di un percorso iniziato all’inizio degli anni ’90 da Elio Carmi, Antonio Recalcati, Paolo Levi, Aldo Mondino e Emanuele Luzzati che si sono domandati se esisteva un’arte ebraica. Una missione portata avanti con passione di anno in anno fino a costruire qualcosa di unico nel mondo che rende altrettanto speciale la festa di Chanukkah a Casale.
Di certo l’ebraismo permea anche l’opera di Sassolino per sua stessa ammissione: “Per me è un orgoglio essere qua, sono diventato scultore grazie alla comunità ebraica, perché quando son partito dalla provincia di Vicenza e mi sono trovato a New York: gli amici della comunità mi hanno accolto, fatto lavorare e introdotto all’arte”. Parole che rivelano molto di un’artista che lo scultore casalese Marco Porta definisce “una persona vera che in tanti anni ha sempre dimostrato una grande autenticità”. Mentre Roberto Gabei, presidente della Fondazione Arte, Storia e Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale, sottolinea ancora l’importanza di Sassolino e il successo all’ultima biennale di Venezia che si è appena conclusa.
Manca poco alle 17 e si compie l’altro “miracolo”, quello del Cortile delle Api in cui sono arrivati tanti cittadini di Casale e non solo. Questa volta è Claudia De Benedetti direttore dei Musei Ebraici della Comunità a fare da maestra delle cerimonie, ma presto, insieme a Mons. Francesco Mancinelli, anche questo incipit si trasforma in un ricordo: “Trenta anni fa – spiega il prelato, che rappresenta il vescovo di Casale – con Adriana Ottolenghi abbiamo avuto l’idea di proporre una cerimonia che allora si faceva solo nel Ghetto di Venezia e di accendere un candelabro di Chanukkah in piazza Mazzini”.
Oggi i candelabri sono diventati una quarantina sparsi per il cortile e ognuno ha un lume pronto per essere acceso (per il momento uno solo oltre lo shamash: è il primo giorno di Chanukkah). Quelli più piccoli sono per i bambini, gli altri per le autorità civili e religiose. Ogni confessione porta le proprie parole di pace, ricordando come Chanukkah sia la festa di una luce che deve illuminare il mondo. Oltre a don Mancinelli la Curia di Casale è rappresentata da Don Gianpaolo Cassano, il mondo islamico da Mulayka Enriello, Abd al Tawwab Colucci, Abd al Jabbar Ceriani del COREIS e dal rappresentante della comunità islamica di Casale Raffaele Ya’qoub Frasson, l’immancabile rev Shoryo Tarabini rappresenta la comunità buddista di Cereseto, padre Marino Sutic la Chiesa ortodossa di Casale, il pastore Alessandro Calà, la locale Chiesa avventista del Settimo Giorno. E poi le autorità: il presidente della provincia di Alessandria, Enrico Bussalino, l’assessore alla Cultura Gigliola Fracchia in rappresentanza del Comune di Casale Monferrato, l’ispettore Giuseppe Todaro, delle forze di PS locali, il maresciallo Stefano Barbieri in rappresentanza della Guardia di Finanza, Paolo Caprino della Polizia Municipale, Elisa Algozino del comitato Antifascista di Casale. Ma è stata significativa, tra i tanti amici, anche la presenza della famiglia di Antonio Recalcati, perché questa Chanukkah casalese è dedicata anche a lui: l’artista scomparso il 4 dicembre che non solo aveva fondato il Museo dei Lumi, ma aveva contribuito alla sua crescita. Per l’occasione tre delle sue lampade sono esposte davanti all’Aron della sinagoga. Il momento più solenne della cerimonia appena appaiono le prime stelle: Chanukkah comincia ufficialmente con le benedizioni intonate da Zalman Messina e da Roberto Vitale e non pare strano dopo tanti anni, anche ai casalesi non ebrei, di conoscere quasi a memoria quelle parole e quei canti che ormai fanno parte di una cultura condivisa.
Alberto Angelino