Chanukkah, la cerimonia
con Giorgia Meloni
In evidenza su vari quotidiani la cerimonia di accensione della Chanukkiah cui ha preso parte la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sede del Museo ebraico di Roma. Le cronache riferiscono di un clima di grande cordialità e apprezzamento reciproco, oltre che di generale commozione. “Prima le lacrime, quindi l’abbraccio. L’immagine di Giorgia Meloni commossa e rassicurata nella stretta calorosa a Ruth Dureghello, la presidente della Comunità ebraica di Roma, è l’istantanea che va oltre la cerimonia di accensione della seconda candela”, si legge tra gli altri su Repubblica. Un’occasione per la premier “per condannare ‘l’ignominia delle leggi razziali’ e annunciare la sua intenzione di andare in Israele nei primi mesi del 2023”. Parole “non certo inedite, ma nette, che evocano da lontano, visto il luogo, quelle che Gianfranco Fini pronuncio 19 anni fa a Gerusalemme”, chiosa La Stampa. “La potenza del simbolo ovviamente è molto differente – si aggiunge – anche perché Meloni evita di pronunciare una condanna netta del fascismo, che resta implicita”. Così il Messaggero: “Giorgia Meloni la commozione proprio non è riuscita a trattenerla. Poco male. Specie ad ascoltare le parole di Ruth Dureghello che l’hanno preceduta. La presidente della Comunità ebraica romana, infatti, ha augurato al Presidente del Consiglio ‘di accendere non solo un lume stasera, ma tutti i giorni della sua vita in una luce forte dentro di sé per affrontare il grande compito che ha davanti'”. Sulla Stampa anche un commento di Elena Loewenthal, che sostiene: “Il gesto di Giorgia Meloni, la sua presenza all’accensione delle candele, ha non solo il significato di un incontro pubblico e di una riconciliazione importante. È anche la consapevolezza di un cammino che, seppure fatto a ritroso, è di fatto tutto rivolto a un futuro di dialogo e coscienza condivisa”.
Nelle pagine degli Esteri sono segnalati nuovi episodi di brutalità e violenza da parte del regime iraniano. “Il Dio degli ayatollah è un Dio della guerra che combatte non solo contro le altre religioni ma, innanzitutto, contro la vita stessa”, la riflessione dello psicoanalista Massimo Recalcati in un editoriale su Repubblica. “Per questa ragione il maschilismo non è una appendice solo secondaria della teocrazia, ma un suo nucleo psichicamente più significativo: se la donna è l’incarnazione della vita e della libertà, l’odio per la vita impone il suo asservimento disciplinare, la sua sistematica mortificazione, la sua cancellazione”.
Il Corriere ricorda le ultime parole di Majidreza Rahnavard, il 23enne impiccato negli scorsi giorni, che davanti alla sua tomba ha chiesto che “tutti siano gioiosi e suonino musica allegra”. Partendo da qui si raccontano altre testimonianze di condannati a morte che hanno lasciato il segno nella Storia. Tra cui “l’ultima lettera di Leone Ginzburg, stremato dal carcere e dalle torture, alla moglie Natalia”.
Su Avvenire Massimo Giuliani parla del libro “Degli ebrei e dell’ebraismo” che vede a confronto, in un lungo dialogo, rav Riccardo Di Segni e Riccardo Calimani. Si legge al riguardo: “L’onesta fede e la prassi ortodossa del primo si cimentano con l’apparente scetticismo del secondo, forte della sua duplice formazione scientifica e umanistica; nondimeno, comuni ai due Riccardi sono le domande e i dubbi e le preoccupazioni e persino la passione per la sopravvivenza fisica e spirituale dell’ebraismo italiano”.
“Non ho mai sminuito o ridotto a una equazione la tragedia dell’Olocausto. Ciò che ho fatto è mettere l’accento sul nodo che collega le due tragedie e sulla necessità di riconoscere che la Nakba è un fatto storico. Non è una narrazione, una opinione, è una cosa che è successa, è un momento fondamentale che ha marcato la vita di un popolo trasformandola per sempre”.
Ad affermarlo, in una intervista con il Manifesto, la funzionaria Onu Francesca Albanese.
Adam Smulevich
(20 dicembre 202)