Otto giorni otto lumi
Più di un miracolo
Rav Dov Tsvì Karelenshtain (1934-2015) sulla base del commento del Maharal di Praga (Jehuda Löw 1520-1609) al brano “Cos’è Chanukkà” del Talmud (Shabbat 21b), sottolinea che nell’aggiunta della festa – che in questi giorni recitiamo nella seconda benedizione di ringraziamento della ‘Amidà – non compare alcun cenno al miracolo dell’olio della Menorà. Questa formula, dice Rav Dov Tsvì, in cui si evidenzia la vittoria “dei deboli contro i forti, dei pochi contro i molti, dei giusti contro i malvagi, di coloro che si occupano della Torà contro gli empi”, è fondamentale affinché non si radichi l’idea che il miracolo avvenuto in questa storia sia solo quello dell’olio e che solo per questo accendiamo i lumi. Invece, anche la vittoria in una guerra mossa contro gli oppressori ellenisti e i loro accoliti, è stato un miracolo e non un evento casuale – imponderabile per le forze schierate in campo – o addirittura prodotto esclusivo della forza e del portento del vincitore. Come ricordato ieri, il principio che determina l’istituzione degli otto giorni della festa è quello della capacità di comprensione di un concetto dentro un altro concetto (lehavin davar mittokh davar), dunque è nel miracolo dell’olio che si può scoprire quello della vittoria militare. Ecco allora che tutti gli otto giorni della festa di Chanukkà, e non solo il primo, furono stabiliti perché i maestri erano benè binà/figli dell’intendimento.
Rav Adolfo Locci, rabbino capo di Padova
(22 dicembre 2022)