Il miracolo della nostra storia

È abbastanza usuale che la nostra parashà cada nel sabato di Chanukkah ed è per questo motivo che i commentatori riescono a trovare una spiegazione nella parashà che possa anche integrare o mettersi in connessione con la festa. Nella preghiera che si aggiunge durante gli otto giorni di Chanukkah, alla penultima benedizione della ‘Amidà e che inizia con le parole “al ha nissim”, troviamo detto “rabbim bejad me’ attim – i molti nelle mani dei pochi”. Il ricordo e il miracolo non solo di Chanukkah ma di tutta la nostra storia è che il popolo ebraico o a volte soltanto una parte di esso può essere definito una piccolissima minoranza rispetto a tutti gli altri popoli della terra. La Torà stessa nel libro di Devarìm, rivolgendosi al popolo, lo definisce: “ha me’at miccol ha ammim – i più piccoli fra tutti i popoli” (Devarìm 7;7) .
Josef – ragazzo di diciassette anni – viene portato in Egitto, venduto come servo, sbattuto in carcere per una calunnia. Poi, diventato il secondo uomo più potente del Paese, è una minoranza e, nonostante ciò, in qualsiasi occasione gli si presenti, non esita a manifestare la sua vera identità: “na’ar ‘ivrì anokhi – sono un ragazzo ebreo”. Verso la fine della nostra parashà assistiamo addirittura al suo modo di mangiare – rispettando le regole della kasheruth – rispetto agli egiziani:
“va jasimu lo le vaddò… ve la mitzrim ha okhelim ittò levvaddam – e apparecchiarono per lui da solo e per gli egiziani che mangiavano da soli” (Bereshit 43;32) ossia separatamente, ognuno osservando le proprie tradizioni, anche culinarie. Nel momento in cui l’esercito di Antioco Epifane occupa la terra di Israele, una gran parte del popolo si invaghisce della cultura ellenica, tanto da dimenticare le proprie tradizioni. C’è bisogno di un intervento forte da parte della famiglia dei chashmonaim (i pochi contro i molti) per risvegliarli e ricordare loro la vera originale identità ebraica. Nonostante il Faraone fosse considerato per gli egiziani una divinità, Josef nell’interpetare a lui i sogni non esita a ribadire la presenza di un unico D-o: “et asher ha Elo-him ‘osé higghid le far’oh – Ciò che il Signore fa lo narra al Faraone” (Bereshit 41;25). Questo atteggiamento porterà in seguito alla salvezza della discendenza di Josef, con la liberazione dalla schiavitù e dalla Diaspora egiziana, allo stesso modo di come portò la salvezza ai tempi dei chashmonaim.

Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Venezia

(22 dicembre 2022)