“Fascismo, la condanna
che ancora manca”

Settantacinque anni fa veniva promulgata la Costituzione repubblicana. Davanti ai padri costituenti, scrive la presidente UCEI Noemi Di Segni in un intervento che appare sulla prima pagina di Repubblica, la sfida di elaborare “un articolato impianto che potesse restituire all’Italia dignità di nazione e di popolo”. Temi sviluppati in una riflessione che abbraccia il significato di questa sfida “per il domani dei nostri figli e dell’Italia nel suo insieme”. Un domani, si sottolinea, “che è impossibile scegliere e assicurare se non si fa chiarezza sul passato e sul significato che oggi continuano ad avere le norme nel loro insieme, sul concetto di memoria collettiva, sostanzialità dei diritti e principio di legalità”. In questo senso, prosegue Di Segni, “la condanna delle leggi razziali come male assoluto che abbiamo ascoltato in questi giorni con grande attenzione non può essere selettiva e avulsa dalla considerazione di ciò che il regime fascista ha compiuto nell’intero ventennio e dal primo giorno in cui gli furono affidati i ‘pieni poteri’”. La condanna che Di Segni si aspetta è pertanto “del fascismo nel suo insieme fino alla sua formale caduta, così come di chi ne ha cercato la disperata sopravvivenza: prima con la Repubblica di Salò, poi nelle nicchie dell’amnistia concessa nel ’46, che non ha solo impedito ai responsabili di crimini fascisti di non essere chiamati a processo, ma anche consentito ad autorevoli personaggi di primo piano del regime fascista di riciclarsi nel sistema democratico, raggiungendo in alcuni casi ruoli apicali di primissimo piano istituzionale”. Un problema attuale, viene fatto capire, vista la persistenza di molti nell’esprimere “nostalgia e desiderio di ritorno” nei confronti di un regime che “ha devastato non solo dal ’38 in poi quell’1 per mille di cittadini ebrei, ma l’intero popolo italiano, con le stragi nazi-fasciste le cui tonnellate di fascicoli secretati, ancora oggi, dopo 75 anni, restano in attesa di risposte”.

Un altro invece è l’anniversario celebrato ieri da Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa del governo Meloni: i 76 anni dalla costituzione del Movimento Sociale Italiano erede del partito fascista. “Onore ai fondatori e ai militanti missini”, ha scritto su Twitter l’esponente dell’esecutivo. Aggiungendo anche che “le radici profonde non gelano”. Il tweet ha suscitato molte reazioni indignate tra le forze di opposizione. “Non è la prima volta – riporta tra gli altri il Corriere – che la politica discute e polemizza sulle origini di Fratelli d’Italia. Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz, prima delle elezioni del 25 settembre aveva chiesto a Giorgia Meloni di togliere la fiamma dal simbolo, invocazione sostenuta anche dal Partito democratico. Ma la leader di Fdl ha sempre rivendicato la scelta”.

Su Domani Davide Assael riflette sulle parole pronunciate da Giorgia Meloni durante l’accensione della Chanukkiah insieme alla Comunità ebraica di Roma, in particolare su quello che lo studioso definisce il tentativo di “assumere la ricorrenza ebraica come modello della battaglia identitaria che la destra occidentale sta combattendo”. Al riguardo, scrive Assael, “è davvero sgradevole questo tentativo sempre più esplicito di strumentalizzare l’identità ebraica in chiave politica, per non dire biecamente elettorale, come potesse portare acqua al proprio mulino; ancor di più, spiace che nessuna delle grandi autorità ebraiche lì presenti abbia fatto notare che l’ebraismo è una religione (soit disant) fondata sull’ideale della libertà, e così storicamente assunta”. Secondo Assael il discorso di Meloni nella seconda sera della festa ebraica della luce sarebbe stato “un Hillul Hashem, una profanazione del Nome”.

Nuovi orrori e nuovi crimini in Iran: tra le vittime della repressione del regime degli ayatollah anche la 12enne Saha Etebari, uccisa dalle forze di sicurezza davanti ai genitori. Forze di sicurezza che, racconta La Stampa, “sparano alla cieca e uccidono minori in auto con i genitori”. Ragazze e ragazzi. Donne, uomini, madri, padri, figli, sorelle e bambini che “hanno solo una cosa diversa da noi: sono nati nel posto sbagliato nel momento sbagliato”.

“L’ecosistema necessario perché l’high tech israeliano continui ad avere successo richiede molto più dei fondamentali dell’economia: ha bisogno di una società aperta, di libertà di pensiero, di idee e non di dogmi: i regimi che pretendono di essere investiti dal divino hanno sempre altre priorità”. È la lettura critica del nuovo esecutivo prossimo a insediarsi a Gerusalemme a firma di Ugo Tramballi (Il Sole 24 Ore).

“Ho intervistato molti sopravvissuti al campi di sterminio nazisti. Una di queste persone non volle raccontarmi come si era salvata, forse era stato troppo per lei. Non cerco di spiare gli altri, cerco una strada per la memoria. Vorrei solo che la storia fosse parte centrale della nostra educazione”. È quanto afferma, in una intervista con il Corriere, la regista Liliana Cavani.

Sul Fatto Quotidiano Alessandro Orsini torna a un vecchio cavallo di battaglia: Zelensky, sostiene, avrebbe tra i suoi obiettivi quello di scatenare una Terza guerra mondiale. In un ribaltamento di senso il conflitto in corso, scatenato dall’aggressione militare russa, è presentato come “la guerra di Biden”.

Il Foglio illustra l’opera di traduzione del Talmud in italiano, soffermandosi sul valore dell’ultimo trattato andato in stampa (Sukkà). “La festa delle capanne – chiosa Manuel Orazi – è unica: per ricordare il lungo esilio degli ebrei nel deserto, per una settimana vanno costruite delle capanne secondo alcune regole precisissime a eterna memoria della natura fuggitiva della vita e indirettamente dell’architettura”.

Il Corriere (“La Señora ebrea protettrice dei marrani”) presenta la riedizione di L’ebrea errante, biografia di Gracia Nasi scritta da Edgarda Ferri. Un libro “carico di suggestioni e nuove riflessioni, molto attuali, sulle fughe per le persecuzioni, sul traffico dei carichi umani, sull’odio razziale”.

Adam Smulevich

(27 dicembre 2022)