Ratzinger e i rapporti
con il mondo ebraico

Un pontificato che resterà nella storia quello di Joseph Ratzinger. È una lettura comune a molti quotidiani in edicola nel ripercorrere le tappe salienti dei suoi otto anni ai vertici della Chiesa, ricordati come significativi anche da tante voci del mondo ebraico intervenute per rendergli omaggio. “Ha scritto molto e predicato sul valore di quello che per i cristiani è l’Antico Testamento, ha cercato sistematicamente di recuperare l’ebraicità di Gesù e di smussare e reinterpretare le numerose espressioni antiebraiche presenti nel Nuovo Testamento; nei suoi viaggi ha visitato sinagoghe e non ha mancato di fare una visita a quella di Roma, stabilendo una continuità col gesto di Giovanni Paolo II” la testimonianza del rabbino capo rav Riccardo Di Segni sulle pagine di Repubblica. “Persino sul ritorno ebraico a Sion e lo Stato d’Israele, realtà che la tradizione politica e religiosa del Vaticano ha visto con ostilità all’inizio e con poca simpatia dopo, Benedetto XVI è arrivato a dire che per un cristiano non dovrebbe essere difficile vedere nella ‘creazione dello Stato di Israele la lealtà di Dio verso Israele, rivelatasi in modo misterioso’; questo concetto per lui conforta la fede cristiana, fermo restando il diritto alla critica verso ogni politica statuale”. Pensieri che il rabbino capo, che lo accolse nella sua visita al Tempio Maggiore nel gennaio del 2010, definisce “forti e quasi rivoluzionari”.
I rapporti con le istituzioni ebraiche avevano registrato in precedenza alcuni momenti di tensione. Il Corriere ricorda ad esempio di quando “decise di revocare la scomunica a quattro vescovi lefebvfriani per ricomporre lo scisma e nessuno lo avvertì che uno di essi era un negazionista della Shoah”. Il 10 marzo 2009 Ratzinger decise così di rivolgersi “ai vescovi del mondo per chiarire le sue ragioni e denunciare l”odio’ di alcuni cattolici”, mentre ringraziò “gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo il malinteso”. Ad Auschwitz, il 28 maggio 2006, “come figlio del popolo tedesco”, aveva mormorato: “Non potevo non venire qui’”.
La revoca della scomunica, scrive il Giornale, “coincideva con i giorni della Memoria e l’intervista di Williamson venne rilanciata in tutto il pianeta”. L’effetto, si legge, fu “devastante”, con “il mondo ebraico incredulo per quanto accaduto” e “placato soltanto dai gesti e dalle parole inequivocabili di Benedetto XVI”.
“Sia da cardinale che da pontefice il dialogo interreligioso è stato uno dei suoi punti fermi sia con l’Islam che con gli ebrei. Ma anche a livello ecumenico con le altre confessioni cristiane. Ratzinger ha dialogato con tutti, credenti, diversamente credenti, atei, intellettuali” il pensiero di monsignor Rino Fisichella (Repubblica).

Una ragazza israeliana di 24 anni è stata accoltellata alla stazione romana di Termini. Ferita in modo grave a un polmone e al fegato, è ricoverata in prognosi riservata al Policlinico Umberto I: non sarebbe in pericolo di vita. Ancora ignota la matrice dell’aggressione, ripresa dalle telecamere in una sequenza shock. “Una tentata rapina finita male? È l’ipotesi più debole mentre resta quella di un atto compiuto da uno squilibrato e la pista di matrice terroristica”, riporta il Messaggero. “Di certo – si aggiunge – resta un dato: quale che sia stato il motivo, c’è un uomo violento che gira armato per Roma”. La ragazza nel frattempo ha potuto riabbracciare la sua famiglia “anche grazie all’immediato supporto fornito dall’ambasciata israeliana” (Repubblica).

Su Repubblica una intervista a Jonathan Safran Foer. Lo scrittore parla, tra tanti temi, delle sue radici ucraine e del loro significato alla luce del conflitto in corso. “A trent’anni – afferma – ho saputo che mio nonno si era suicidato poco dopo essere immigrato negli Stati Uniti. Tirando quel filo si è dipanata una storia immensa: quella di una moglie e di un bambino uccisi dai nazisti, ma anche quella di una famiglia di contadini ucraini che lo nascose e gli salvò la vita. Non ho mai incontrato mio nonno, ma una volta iniziato il confronto con la sua tragedia, ho capito che l’Ucraina è un Paese a cui devo la vita”.

Tra i saggi in uscita a gennaio “La stella polare della Costituzione”, pubblicato da Einaudi, con all’interno il “memorabile intervento” di Liliana Segre al Senato dell’ottobre scorso. A segnalarlo è La Stampa, che ricorda il suo riferirsi alla Costituzione come al “testamento di centomila morti caduti nella lunga lotta per la libertà”. Sempre con Einaudi è in uscita il saggio “L’impero della distruzione” dello storico inglese Alex J. Kay. La tesi dello studioso, riporta il Corriere, è che la distruzione degli ebrei d’Europa da parte del nazismo “‘fu parte integrante ‘di un più ampio processo di ricostruzione demografica e di purificazione razziale’” il cui innesco “non fu soltanto l’antisemitismo”.

“Il Medio Oriente avrà un nuovo Iran” sostiene Robert D. Kaplan su Repubblica, prevedendo un prossimo crollo dell’attuale assetto di governo e repressione. “Nessuno poteva immaginare la fine del regime dello scià finché non è avvenuta. Ora – si legge – possiamo realisticamente immaginare la fine della teocrazia e le sue conseguenze globali”. Tra le vittime degli ayatollah anche un ex studente dell’Università di Bologna, il 30enne Mehdi Zare. Sarebbe stato torturato in cella dopo l’arresto durante una manifestazione e poi rilasciato “in stato di coma e con ferite che i testimoni descrivono come brutali” (La Stampa).

Migliaia di persone hanno sfilato a Bologna nel nome della pace. Secondo il Resto del Carlino, “tra Chiesa evangelica, bandiere dell’Iran e della pace e delle comunità ebraica e musulmana c’era tutta Bologna”.

Adam Smulevich

(2 gennaio 2023)