Turista israeliana accoltellata,
è caccia all’aggressore
Investigatori al lavoro per assicurare alla giustizia l’accoltellatore della turista israeliana a Termini. Si indaga di pari passo anche sul movente dell’attacco. “L’aggressore potrebbe aver colpito Abigail accecato dall’odio razziale perché sullo zaino che la ragazza portava sulle spalle c’erano simboli e scritte israeliani”, riporta tra gli altri il Corriere. Un punto sul quale ci sarebbe comunque “molta prudenza”. Di certo, si sottolinea, “la giovane è stata pedinata dall’uomo, entrato in azione quando è rimasto da solo con lei fra l’ingresso della stazione e la galleria commerciale”. Si chiede La Stampa: “Potrebbero essere stati i simboli ebraici sullo zainetto ad aver scatenato la furia del suo aggressore? Le indagini della procura e della polizia sono ancora in una fase iniziale e al momento si procede per tentato omicidio senza l’aggravante dell’odio razziale”. In ogni caso, prosegue l’analisi, “si sta investigando ad ampio raggio”. Gli investigatori, informa Repubblica, “hanno ricostruito l’intero tragitto dell’aggressore e hanno in mano anche il suo identikit, una descrizione accurata a cui in queste ore i pm cercano di abbinare anche un nome e un cognome”. Un’indagine complessa “sulla quale rivolgono le loro attenzioni anche i funzionari dell’ambasciata di Tel Aviv e i servizi di sicurezza israeliani” (Messaggero). Nel rivolgersi ai giornalisti la madre di Abigail ha affermato: “Mia figlia ha subìto un grande trauma. Adesso vuole solo dimenticare, non le va neanche di vedere la televisione in camera. La vogliamo lasciare riposare per un po’…”.
Sull’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, la solidarietà dell’UCEI al mondo cattolico per la scomparsa del papa emerito Joseph Ratzinger. Nella nota emessa dopo la morte l’omaggio a “una grande figura di leader spirituale, capace di lasciare un segno profondo con la sua opera, che ricordiamo anche per l’incontro di cui fu protagonista con l’ebraismo romano e italiano varcando la soglia del Tempio Maggiore della Capitale”. In una intervista con il Messaggero il presidente dei rabbini italiani rav Alfonso Arbib ricorda alcuni “momenti difficili” del suo pontificato, dalla scomunica tolta ai vescovi lefebvriani alla reintroduzione della preghiera in cui si auspicava la conversione degli ebrei. Ma loda comunque l’impegno di un papa che ha fatto “dichiarazioni molto importanti per promuovere il dialogo interreligioso con gli ebrei”. Un altro passaggio “riguarda l’atteggiamento verso lo Stato di Israele: sotto questo profilo devo dire che Benedetto XVI ha usato parole che non ha usato nessun pontefice, dicendo che c’è stato una sorta di disegno della Provvidenza”. Il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, nel tracciarne l’eredità con il Corriere si sofferma sulla sua opera su Gesù. Nella storia, racconta, “è il primo papa che scrive un libro teologicamente scientifico e approfondito su Gesù, ed è importante che lo abbia fatto in dialogo con il pensiero ebraico, a cominciare da Jacob Neusner”. Ad essere evidenziati anche i rapporti stretti con l’allora rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth Jonathan Sacks.
È previsto per le prossime ore un colloquio tra il neo ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen e il suo omologo russo Lavrov. Secondo il Foglio, Cohen vorrebbe elaborare “una nuova politica ‘responsabile’ riguardo alla guerra in Ucraina”. Nel migliore dei casi, si legge, “riporterà Israele nella sfera dell’ambiguità”, mentre nel peggiore “farà assumere al paese una linea più sbilanciata verso la Russia”.
Il neo ministro della Sicurezza nazionale, l’estremista di destra Itamar Ben Gvir, ha intanto visitato l’area del Monte del Tempio (Spianata delle Moschee). “È il posto più importante per il popolo di Israele. Manterremo la libertà di movimento per musulmani e cristiani, ma vi saliranno anche gli ebrei e alle minacce risponderemo con il pugno di ferro” il commento del leader di Otzma Yehudit, scortato sul sito dalla polizia.
Su Domani un’analisi molto critica del nuovo governo israeliano a firma di Davide Assael. L’intervento dello studioso si conclude con queste parole: “Non lasciate che l’ebraismo, questa identità che ha dischiuso al mondo i valori di uguaglianza, libertà e fraternità ma traumatizzata da millenni di persecuzioni, si richiuda in una sindrome d’assedio nella convinzione che ‘tanto ci danno sempre addosso’. Aiutateci nella lotta contro le derive autoritarie presenti in ogni identità. Prima che il virus che ha contagiato la democrazia israeliana si espanda ad altre latitudini”.
Repubblica segnala l’appello agli ebrei russi ad emigrare da parte dell’ex rabbino capo di Mosca Pinchas Goldschmidt. In un colloquio con il Guardian, il rav ha detto: “Quando guardiamo alla storia russa, ogni volta che il sistema politico era in pericolo il governo ha cercato di sfogare lo scontento e la rabbia contro la comunità ebraica”. La sensazione pertanto è che “l’opzione migliore per gli ebrei russi sia partire”.
Il Fatto Quotidiano dedica un articolo al turnover dei corrispondenti Rai nel mondo. A breve, si legge, “si aprirà il problema Gerusalemme: il capo sede Giancarlo Giojelli sta per andare in pensione, ma per il sostituto a Viale Mazzini sono ancora in alto mare”.
Adam Smulevich
(3 gennaio 2023)