L’autore ritrovato
e il numero mancante

Abbiamo finalmente restituito la paternità a un brano musicale scritto nei Lager.
Trattasi del bellissimo Chant de Breendonck per coro maschile e pianoforte con testo in lingua francese, scritto nell’ottobre 1942 presso il Campo di Fort Breendonck da musicista rimasto sino a oggi anonimo; il manoscritto è conservato presso il Nationaal Gedenkteken van het Fort van Breendonk di Willebroek, sotto la sovrintendenza del War Heritage Institute di Bruxelles.
Dal 1940 al 1944 si insediò in Belgio un Comando militare affidato al generale Alexander von Falkenhausen, incaricato di sovrintendere alle questioni militari e amministrative del Paese; lo SS-Obersturmführer Kurt Asche coordinò il trasferimento a Birkenau di 25.000 ebrei e Sinti alloggiati a partire dall’estate 1942 presso la Caserne Dossin de Saint-Georges/Kaserne Dossin di Mechelen/Malines e presso l’Auffanglager di Fort Breendonk.
Fort Breendonk era una base militare di Anversa utilizzata dall’esercito belga come quartier generale durante i giorni dell’invasione tedesca; il 20 settembre 1940 fu rimodulata in Campo di transito per prigionieri politici, membri della Resistenza ed ebrei.
L’autore del Chant de Breendonck è il musicista Remy Armand Gillis (nell’immagine accanto), tra i maggiori responsabili della Resistenza belga all’invasione tedesca del 1940; arrestato il 24 aprile 1942 dalla Gestapo a Hasselt e trasferito presso la Gevangenis Begijnenstraat di Anversa, ivi rimase sino agli inizi di ottobre del medesimo anno, successivamente fu trasferito a Fort Breendonk.
Nel 1943 Gillis fu trasferito a Gusen I, sub-Campo di Mauthausen, nel marzo 1944 scrisse clandestinamente Chant d’Espoir des Bagnards de Mauthausen su testo del poeta e saggista francese Jean Cayrol (anch’egli deportato a Gusen I) e Si je ne reviens pas (testo dell’autore).
Poche settimane fa a Bruxelles, nell’ambito del progetto “100 Viaggi” (economicamente supportato dalla Regione Puglia), ho finalmente incontrato Jeannot Gillis, musicista ma soprattutto figlio di Remy che fu deportato a Breendonck; ho sempre avuto il presentimento che l’autore dello Chant de Breendonck fosse il padre di Jeannot (il pezzo è scritto molto bene, il gusto melodico è simile al suo Chant d’Espoir scritto successivamente a Mauthausen) ma non ne avevo le prove.
Jeannot rispose che il padre non gli aveva mai parlato di un pezzo scritto a Breendonck ma, vista la mia insistenza, promise che avrebbe fatto accurate ricerche.
Qualche giorno fa, finalmente la tanto attesa scoperta: tra le vecchie carte, Jeannot ha scoperto un testo dattilografato dopo la Guerra da suo padre Remy Gillis nel quale dichiara di essere l’autore di musica e testo del Chant de Breendonck (foto 3); ciò è più che sufficiente a restituire a questo meraviglioso inno la legittima appartenenza, a partire da oggi Chant de Breendonck non è più da attribuirsi a un Anonimo poichè l’Autore ha finalmente un volto.
Ad ogni passo in avanti, questa ricerca restituisce legittima ereditarietà; non dobbiamo soltanto salvare tutta questa musica, dobbiamo anche darle giusti suoni e giusti autori.
La letteratura musicale concentrazionaria è piena di opere – molte delle quali di struttura complessa – delle quali tuttora si ignora l’autore o l’autrice; talora giungono unicamente le iniziali dei nomi o una sola lettera puntata in calce al manoscritto musicale, con l’indicazione del Lager.
Per la musica vocale o corale, il problema della paternità automaticamente raddoppia.
Restituire il nome dell’Autore a una musica – ma anche a un disegno, un quadro, una scultura – equivale a ricreare connessioni transtemporali, far scorrere in avanti la bobina ma schiacciando il tasto rewind anziché fast forward; tutto riacquista un senso, anche laddove tutto appare insensato.
Storia e Musica hanno questo in comune; i loro tempi di sviluppo non sono lineari ma circolari, il punto di partenza può coincidere con quello di arrivo.
Un nome d’uomo è molto più di una attribuzione anagrafica; è la combinazione della cassaforte della sua esistenza e, quando tutte le possibilità entrano in gioco, la sua musica è il numero mancante.
Francesco Lotoro