La legge del ritorno
Su Pagine Ebraiche di dicembre 2022 si discute sulle modifiche alla Legge del Ritorno spinte, apparentemente, da una frazione del rabbinato, sulla base di preoccupazioni halachiche. Non ho le preparazione per discuterne e pertanto mi astengo dal farlo. Noto però che la Legge del Ritorno non è un attestato halachico di ebraicità dell’individuo, ma ha una valenza civile. Con mia sorpresa non si ricorda il contesto storico che portò alla promulgazione della Legge del Ritorno, che fu una delle prime, se non addirittura la prima delle Leggi del nuovo Stato, proclamato il 14 maggio 1948. I parametri per essere ammessi a usufruire della nuova Legge risentivano del divieto all’immigrazione ebraica da parte della Potenza Mandataria, che catturava le navi cariche di sopravvissuti ai lager nazisti e li deportava in altri campi di concentramento a Cipro. Chi erano dunque i titolati ad usufruire della Legge del Ritorno? Non coloro che avevano tutti i requisiti halachici per essere definiti ebrei, ma, per ironia e significativamente, coloro che erano definiti ebrei dalle famigerate leggi naziste di Norimberga (e quindi candidati allo sterminio). Cancellare questa traccia storica da una (se non la) Legge Basilare dello Stato mi sembra un’amputazione del suo background che dovrebbe essere evitata. Pur applicando con tutti gli scrupoli e il dovuto rigore le norme halachiche sull’ebraicità dell’individuo, questi può essere cittadino dello Stato, ma non necessariamente halachicamente ebreo.
Roberto Jona
(11 gennaio 2023)