L’intervento della Presidente UCEI
“Shoah, Italia e istituzioni
si assumano la responsabilità”

Carissimi ragazzi, carissima Tati
Illustre Ministro Valditara, Rav Finzi
È un’emozione stare assieme a voi tutti in questo luogo, così significativo. Ogni luogo ha una destinazione d’uso. Case, edifici scolatici, sinagoghe, chiese. A noi sembra normale oggi viverli così, ma non lo è stato per chi si è trovato a dover fuggire, nascondersi, essere rinchiuso, veder dissacrati o svanire i luoghi più cari.
Avraham Shlonski. Poesia. Le mura di casa mia. Le mura di casa mia non sono come una separazione tra me e il mondo. C’è la grazia della crescita che ascolta l’interno. Perché chi ascolta tutto non sente nulla. Solo chi fa tacere il suo rumoroso agire al suono del silenzio, sente tutto e tutti. Le mura della mia casa non sono una separazione tra me e il mondo. Sono il chiudere gli occhi di chi vede una cosa fino in fondo; perché chi vede tutto, non vede più nulla. Solo chi guarda verso l’unico e l’eterno riesce a vedere le cose tutte. Le mura della mia casa non sono una separazione tra me e il mondo. Sono il segreto della rivelazione per dire anche senza parole che chi sta sul portone non si rivolge a nessuno. Solo chi parla con la propria anima parla con tutti.
Allora, cosa divennero i muri delle nostre case nel ‘38? Nel ‘43? Quando fuggimmo, quando ci rinchiusero nei ghetti? Quando eravamo qui nei campi così lontani dalle nostre terre e dalle nostre case. Desidero ringraziare tutti voi per essere qui, noi tutti assieme, ad affrontare un percorso non facile. Avete attraversato in due ore chilometri e chilometri che centinaia di migliaia, anzi milioni di persone, hanno attraversato con i treni, in un viaggio terribile. Un percorso che conoscete sicuramente dai libri di storia e di geografia, che forse inizierete a comprendere meglio in questi due giorni, dopo aver tradotto le pagine del libro in esperienza vissuta. Conoscere – questo il vero viaggio – quanto drammaticamente avvenuto solo pochi decenni fa nel cuore d’Europa. Un viaggio nei luoghi di sterminio e di morte, nei quali si è giunti entro pochi anni dal varo di poche leggi; poche ma esplicite formalizzazioni di quella assolutezza del pregiudizio, da anni propagandato alle masse, ignoranti o indifferenti. Tutto perfettamente corrispondente alle formali procedure di approvazione e al principio di legalità; ma tutto invece antitetico ai più elementari concetti di giustizia e rispetto dell’essere umano. Oggi a distanza di 85 anni da quel formale inizio, di 80 dalla deportazione degli ebrei italiani, dobbiamo attivarci affinché questa storia ancora oggi testimoniata non si sbiadisca, né sia negata, né sia strumentalizzata e abusata per altre finalità. Per quanto è terribile e indescrivibile è sacra.
Per l’Italia e le sue istituzioni l’appello è quello di assumersi le responsabilità per quanto accaduto. La Shoah non è solo qui nei luoghi dello sterminio, perpetrata dai nazisti. È avvenuta anche a casa nostra, nei nostri uffici, dimore, piazze, valli e montagne del nostro Paese. Non era un gruppetto di sprovveduti. Era un sistema. Una persecuzione pianificata, partecipata e voluta. Nella piena collaborazione – soprattutto negli anni 43-45 della Repubblica di Salò con l’occupante nazista.
Per noi ebrei, cittadini di questo Paese da oltre duemila anni, che hanno partecipato e vissuto o subito ogni fase della storia italiana, contribuendo ai moti risorgimentali e all’unificazione del Paese, allo sviluppo di ogni ambito della vita civile e politica, combattendo nella Prima guerra mondiale – per noi – è importantissimo ricordare che la Shoah non è una parentesi che riguarda solo noi per essere commiserati e ascoltati. Non è avvenuta in un vuoto sociale. Il ventennio fascista e le caratteristiche del regime totalitario hanno percorso queste scelte di persecuzione ebraica come apice, ma è un tutto che va compreso come male per l’Italia intera e gli italiani tutti: le prevaricazioni, la venerazione del Duce, la propaganda, l’organizzazione e il controllo che riguardavano ogni ambito della vita, la guerra e la devastazione, le stragi in numerosissime cittadine italiane, sono oggi un imperativo di memoria e imperativo per l’agire di oggi.
L’UCEI, assieme al Ministero dell’Istruzione, cerca di fornire utili strumenti e percorsi di studio. Per sapere, saper ascoltare e saper fare oggi scelte coerenti, forse coraggiose, ma importanti nel vostro futuro. Ringrazio profondamente Tati per essere qui con noi, a portare la testimonianza del suo vissuto con la sorella Andra, e un caloroso abbraccio ideale ai sopravvissuti che proseguono assieme a loro questa ardua missione di vita – di condividere il loro dolore per l’orrore e credere in voi giovani. L’odio e il pregiudizio si combattono con la cultura e la cultura della convivenza. La più ovvia e del quotidiano piu semplice, senza alcun sforzo poter vivere accanto e assieme a chi ha credo o provenienza diversa dalla nostra.

Noemi Di Segni, Presidente UCEI