La libertà a ogni costo

“E questi sono i nomi dei figli di Israele che giungono in Egitto…” (Shemot 1;1).
Quanto è possibile imparare da questo versetto che apre il secondo libro della Torà?
Fanno notare i commentatori che l’espressione “ha baim – che vengono” è al presente e non al passato, quando invece si sta raccontando qualcosa di accaduto molti anni prima. Infatti la volontà dei figli di Israele (Giacobbe) era quella di intrattenersi in Egitto poco tempo; essere di passaggio. Poi però iniziano ad avere una vita intensa e anche piena di soddisfazioni economiche, tanto da stimolarli a rimanere:
“Uvné Israel parù va ishretzù va irbù va ia’atzmù bim’od me’od – E i figli di Israele divennero prolifici e numerosi e si fortificarono sempre di più” fino a “va timmalé ha aretz otam – e si riempì la terra di loro”. In questo caso il verbo viene espresso al passato per fare notare che essi, nonostante la volontà di andarsene presto, rimasero lì. Il lettore, ponendo la sua attenzione su ciò che il testo racconta – “E i figli di Israele divennero prolifici” ecc… – stabilisce nella sua mente che essi erano divenuti un popolo numeroso, si fa un’idea distorta della realtà. In effetti, anche se non erano così numerosi, gli ebrei trovarono in quel paese uno stanziamento definitivo che gli garantiva sicurezza. Tutto ciò va contro l’insegnamento di Giacobbe, il quale non vuole rimanere lì nemmeno da morto.
Il loro darsi troppo da fare provoca una reazione nel popolo egiziano e in seguito nel faraone; dapprima viene tollerato e sopportato, poi odiato tanto da tramutarsi in poco tempo in antisemitismo. È questo un atteggiamento che si ripete nel corso della nostra storia plurimillenaria.
Ci sono episodi che leggiamo nel libro di Shemot che ci fanno comprendere quanto essi da “ha baim – che giungevano” arrivano a stabilizzarsi, non solo fisicamente, ma considerandosi parte integrante del popolo egiziano, tanto da accusare Moshè di omicidio, in un particolare episodio, dove si arriva a prendere posizione a favore degli egiziani stessi: “Forse che vuoi uccidere me come hai ucciso l’egiziano?” (Shemot 2;14).
La situazione può cambiare soltanto quando iniziano le sofferenze; a quel punto si aprono gli occhi all’evidenza e si sceglie per un bene migliore di quello materiale: la libertà a ogni costo. Essa vale più di ogni bene materiale, che li aveva spinti a rimanere in Egitto; in quel momento, si comincia a combattere per il suo ottenimento.
La libertà di popolo e il rispetto del diritto altrui: sarà quell’ideale che il popolo ebraico trasmetterà a una umanità ancora legata a beni effimeri.

Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Venezia

(13 gennaio 2023)