Zakhor, sei artisti per la Memoria

Sei installazioni video a riprodurre opere di artisti israeliani contemporanei sulla Shoah in altrettanti musei civici della Capitale: Centrale Montemartini, Museo di Roma, Galleria d’Arte Moderna, Museo dell’Ara Pacis, Museo di Roma in Trastevere e Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco. Apre oggi al pubblico la mostra “Zakhor/Ricorda”, a cura di Giorgia Calò, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Ambasciata d’Israele in Italia e Comunità ebraica di Roma in collaborazione con la Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti.
Le sei installazioni scelte si presentano come “evanescenti” e “inconsistenti”, visibili solo in video, decontestualizzate rispetto al luogo che le ospita. L’idea, spiega Calò, è stata quella di coinvolgere il pubblico “in un processo espositivo diverso rispetto alle mostre convenzionali e ruota sostanzialmente intorno a una domanda: quanta cultura è stata sottratta irrimediabilmente all’umanità a causa della barbarie nazifascista?”.
A stimolare questo interrogativo l’arte di Boaz Arad, Vardi Kahana, Dani Karavan, Simcha Shirman, Micha Ulman e Maya Zack. Ciascuna e ciascuno confrontatosi con quel passato in modo diverso, “dalla provocazione alla riflessione, dall’accusa alla resilienza”.
“La memoria appartiene a tutti noi, è un dovere civico. Nella Torah l’imperativo ‘zakhor’, cioè ricorda, appare 222 volte: un segno dell’importanza fondamentale di questa attività” ha raccontato Calò, storica dell’arte e direttrice del Centro di Cultura della Comunità ebraica, intervenendo durante una conferenza stampa svoltasi all’Ara Pacis cui hanno preso parte anche l’ambasciatore d’Israele Alon Bar, la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello, il sovrintendente capitolino ai beni culturali Claudio Parisi Presicce e l’assessore comunale alla Cultura Miguel Gotor. In sala tra gli altri il rabbino capo rav Riccardo Di Segni, l’assessore comunitario alla Cultura Giordana Moscati, l’addetta culturale dell’ambasciata israeliana Maya Katzir.
Essenziale, ha detto Gotor, che l’esercizio di Memoria “non si limiti a occasioni rituali e istituzionali”, ma che possa svilupparsi attraverso iniziative “che conquistino i cuori e le menti”. Memoria e arte: un nesso sul quale si è soffermato Parisi Presicce, con un riferimento “a tutta la creatività perduta nella Shoah”. Zakhor: un progetto, le parole dell’ambasciatore Bar, “che rappresenta un altro segno delle consolidare relazioni tra i nostri Paesi e della profonda amicizia che ci lega a Roma e alla sua Comunità ebraica”. Per Dureghello “questo progetto ci vede uniti nel racconto, nella testimonianza, in una responsabilità comune che va a rappresentarsi in musei diversi per connotazione e missione”. Musei come luoghi non soltanto di storia, “ma anche di futuro”.