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Pizzini e fogli
di block notes

Ci hanno più volte mostrato in televisione di come famigerati latitanti capimafia comunicassero con parenti e collaboratori tramite i cosiddetti “pizzini”, termine di origine siciliana a indicare un bigliettino o una striscia di carta manoscritta o dattiloscritta con i quali i vari Provenzano o Messina Denaro impartivano ai loro affiliati ordini, condanne a morte o affari illeciti di vario genere.
Sicuramente il pizzino non è invenzione di Cosa Nostra dato che decenni prima ci aveva già pensato – per ben altri scopi – il compositore ceco Rudolf Karel; pupillo di Antonin Dvořák durante l’ultimo anno di composizione presso il Conservatorio di Praga, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trovava in vacanza presso la città sovietica di Stavropol rendendogli impossibile il rimpatrio, fu persino sospettato di essere spia austriaca e imprigionato dalle autorità sovietiche ma evase.
Tornato nel 1920 in Cecoslovacchia, sino al 1941 insegnò composizione presso il Conservatorio di Praga, scrisse Renesanční symfonie op.15, i cicli liederistici V září helénského slunce e Samá láska, la cantata Vzkříšení a Sladká balada dětstká, III. smyčcový koncert op.37, durante questo periodo concepì uno dei suoi capolavori ossia l’opera in tre atti Smrt kmotřička op.30 su libretto di Stanislav Lom; a seguito dell’occupazione tedesca della Cecoslovacchia si impegnò nella Resistenza affiancando il gruppo attivista politico Kvapil-Krofta-Làny e fornendo appoggio logistico ai partigiani.
Il 19 marzo 1943 Karel fu arrestato dalla Gestapo e incarcerato presso il Vazební věznice di Praga-Pankrác; sottoposto a duri interrogatori e tortura, interdetto da qualsiasi mezzo convenzionale di scrittura e ammalato di dissenteria, trascorse lunghi periodi nell’infermeria del penitenziario.
Nell’infermeria Karel scrisse i Lieder Pìseň svobody op.41a e Žena-Moje štěstí op.41b per baritono e pianoforte, Pankrác March op.42a per pianoforte, Pankrác Polka op.42b per violino e pianoforte, Pankrác Valzer op.42c per pianoforte; agli inizi del 1945 stese in partitura pianistica Nonet op.43 dedicata al České Noneto, Karel realizzò una prima bozza e una stesura dell’opera pervenuta pressoché completa con le indicazioni di strumentazione.
Nel penitenziario Karel stese altresì l’opera in cinque atti Tři zlaté vlasy děda Vševěda, 240 fogli completi di riduzione pianistica e parti cantate; scriveva su carta pentagrammata, carta igienica o fogli di carta velina celeste, per scrivere utilizzava matite o carbonella vegetale; il sovrintendente del penitenziario Müller trasferiva i fogli segretamente fuori dal penitenziario nascondendoli a casa propria o recapitandoli ai familiari di Karel e a Zbyněk Vostřák (allievo di Karel).
In altri casi, Karel annotava su pizzini appunti musicali o comunicazioni ai suoi familiari; i pizzini venivano nascosti tra gli indumenti della biancheria sporca che veniva regolarmente ritirata.
Scoperto lo stratagemma, la Gestapo arrestò e torturò il sovrintendente (morì presso il medesimo penitenziario), Karel fu trasferito il 7 febbraio 1945 presso la Kleine Festung di Theresienstadt dove le sue condizioni di salute peggiorarono inesorabilmente.
Morava di Witkowitz, Ilse Herlinger fu poetessa nonché autrice di canzoni e opere teatrali per bambini, nel 1930 sposò Vilém Weber e si stabilì a Praga, divenne produttrice per la Radio Cecoslovacca; a seguito dell’occupazione tedesca della Cecoslovacchia nel 1939, i coniugi Weber trasferirono in Svezia via Gran Bretagna il loro figlio maggiore Hanuš su un Kindertransport.
Sulla banchina della stazione centrale di Praga, Ilse scrisse su un foglio di block notes musica e testo di Abschiedslied per il figlio Hanuš mentre partiva il treno che lo avrebbe messo in salvo; nel febbraio 1942 i coniugi Weber furono trasferiti a Theresienstadt insieme all’altro figlio Tommy.
Abschiedslied sarà finalmente eseguita il prossimo 26 gennaio presso il Teatro G. Curci di Barletta.
Che si tratti di un pizzino nascosto tra la lavanderia sporca o di un foglio di block notes, poco importa; non erano messaggi di morte ma di vita quelli di Karel e Weber e la musica, come la vita, sceglie i mezzi più insoliti per farsi strada tra i drammi dell’uomo.
Il paradosso della musica concentrazionaria è che la via più breve per arrivare a noi è quella più lunga, faticosa e drammatica; ha impiegato 70 anni per arrivare a noi ed è ancora fresca come scritta ieri, piena di piacevoli sorprese, inedite soluzioni armoniche e incredibili intuizioni di linguaggio.
Ci salveremo tutti; grazie a pizzini e fogli di block notes inzuppati di musica.

Francesco Lotoro