La Russa: “Cambiare?
Non ci penso proprio”
Con voto unanime il Senato ha approvato ieri la costituzione di una nuova commissione straordinaria contro l’odio, accogliendo quindi l’istanza presentata dalla senatrice a vita Liliana Segre. “La nostra bussola dovrà essere sempre la Costituzione repubblicana, che proprio in questo gennaio 2023 celebra il 75esimo anniversario dall’entrata in vigore” ha rilevato Segre nel suo intervento, salutato da numerosi applausi. Per poi aggiungere: “Il lavoro di scavo e di conoscenza in materia dei discorsi di odio dovrà svolgersi nel rispetto della Carta, ma con l’impegno anche ad attuarla, estendendo inclusione e diritti sociali e civili”.
“Sono molto contenta” le sue parole all’uscita da Palazzo Madama, segnalate tra gli altri dal Corriere. Scherzando con alcuni cronisti, la Testimone della Shoah milanese ha anche affermato: “Alla mia età tutto quello che riesco a fare è tanto di guadagnato, perché a 92 anni non ho un futuro brillante davanti, quindi cerco di lasciare una scia. Che sia profumata, spero”. In evidenza sul Corriere una intervista al presidente del Senato Ignazio La Russa. “Ha risposto a Liliana Segre che non toglierebbe la fiamma dal simbolo di Fdl. Conferma?”, viene chiesto alla seconda carica dello Stato. Risponde La Russa: “Abbiamo tolto il rimando al Movimento sociale e lasciato solo la fiamma. Non c’è una sola ragione per togliere del tutto un simbolo che non ha rimandi al fascismo. Se lo togliessimo, poi ci chiederebbero una serie di altre cose: non fatevi foto di profilo, evitate i selfie, non mangiate con la forchetta”. Rileva ancora il Corriere: “Dalla comunità ebraica in tanti chiedono a Fdl di rinunciare a quel simbolo”. La Russa risponde: “A proposito dei rapporti con la comunità ebraica, questa mattina ho chiesto alla presidente Noemi Di Segni di partecipare alla commemorazione della Giornata della Memoria, che su mia proposta si terrà il 26 gennaio in Senato. Ha accettato”.
Sul Piccolo una intervista alla presidente UCEI che guarda agli appuntamenti previsti a Trieste per martedì 24 gennaio, con un ricordo delle leggi razziste nell’anno del loro 85esimo anniversario alla presenza tra gli altri del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Afferma Di Segni: “Quello del ministro Piantedosi, che sarà presente assieme al prefetto e agli altri rappresentanti istituzionali, non sarà solo un breve e formale passaggio, ma un percorso che abbraccia diversi momenti, dalla commemorazione delle vittime davanti alla targa ai piedi del Municipio fino alla visita alla Risiera, per ricordare coma la persecuzione degli ebrei sia iniziata e finita, nel dramma di un campo di sterminio. E che a farlo sia il titolare del Viminale è particolarmente rilevante”.
Preoccupazione per l’attuale contingenza politica e sociale è espressa da un’altra Testimone della Shoah, Edith Bruck, in una intervista con Repubblica. Ad innescare il suo ragionamento la mancata condanna dell’estremista di destra che a Predappio aveva esibito una maglietta con sopra scritto Auschwitzland. “Non solo è stata disattesa la legge Mancino, ma pure la Costituzione che parlerebbe chiaro. Ormai viene tollerato tutto, siamo di fronte a un disfacimento morale totale”, il suo pensiero. La scrittrice parla di Italia “irriconoscibile” e di compimento, in questo senso, di un processo che ha avuto una sua gradualità: “Il negazionismo è iniziato subito. Poi abbiamo consentito le marce sulla tomba di Mussolini a Predappio, ai no vax di paragonare il green pass all’Olocausto, li abbiamo bollati come ragazzate, dimenticando che non sono mai tali, ma atti intenzionalmente violenti. Infine abbiamo assistito inermi alle manifestazioni dichiaratamente fasciste, ai saluti romani perfino ai funerali e ai politici con i simboli nazifascisti tatuati sulla pelle in Parlamento”. Bruck non appare convinta rispetto alle parole di condanna del fascismo espresse dalla presidente del Consiglio: “Ormai – dice – siamo alla beatificazione della Meloni. Gli unici a criticarla sono i fascisti all’interno del suo partito perché vorrebbero che tornasse quella che era, che forse è ancora, anche se non lo ammette”.
Repubblica anticipa alcuni contenuti del suo inserto Robinson in edicola domani. In prima pagina la storia di Shlomo Venezia, ricostruita anche attraverso il docufilm “Il respiro di Shlomo” di Ruggero Gabbai e Marcello Pezzetti. “Da subito – racconta Pezzetti – mi fu chiaro quale fosse la sua più grande dote: si limitava a descrivere solo ciò di cui era stato testimone diretto. Non una parola su ciò che non aveva visto con i suoi occhi”.
Il docufilm avrà una proiezione in anteprima al Teatro dell’Opera di Roma nel corso di una serata speciale in cui risuoneranno anche le note di “un violino di Auschwitz” con musiche arrangiate da Francesco Lotoro. La serata “si aprirà con i saluti della presidente UCEI Noemi Di Segni, del presidente della Fondazione Mario Venezia e del sovrintendente capitolino al Teatro dell’Opera Francesco Giambrone” (Avvenire).
“Nel mondo che viviamo oggi c’è ancora posto per una riflessione sulla Shoah? Quali parole, quali immagini, quali spazi dobbiamo inventare per preservare la memoria, come far sì che il passato resti carne viva per il presente?”. Sono le questioni che si pone La Stampa introducendo “Le parole di Hurbinek”, rassegna in svolgimento a Pistoia che ha “trasformato” il Giorno della Memoria “in un mese di incontri”.
“Il nemico non è alle frontiere ma dentro il Paese. Più prima che poi, il nuovo governo di estrema destra a forte impronta nazional-religiosa prenderà decisioni che faranno riesplodere la questione palestinese. Ma ora il pericolo più urgente riguarda la qualità e la sopravvivenza della democrazia israeliana”. È quanto si legge in un’analisi del Sole 24 Ore sulla situazione politica del Paese, incentrata in particolare sulla “bocciatura” della Corte suprema sull’incarico al neo ministro dell’Interno Areyh Deri (che ha avuto in passato tre condanne). La valutazione sul Sole è che se Netanyahu si metterà dalla sua parte “sarà l’inizio della non tanto lenta discesa d’Israele verso la sua ‘mediorientalizzazione’: nel migliore dei casi finirà come la Turchia di Erdogan”.
Nella sede delle Fondazioni Modigliani e Matteotti a Roma si terrà oggi un ricordo di Lisa Giua, moglie di Vittorio Foa e madre di Anna, illustre storica dell’ebraismo italiano. L’occasione è data dal centenario della nascita di Giua, che ventenne prese parte alla lotta di Liberazione trasportando clandestinamente armi e stampa. Catturata a Milano dalla banda Koch, riuscì a fuggire grazie all’intervento di alcuni partigiani. A ricostruirne il profilo sarà tra gli altri Adriano Sofri, di cui Il Foglio pubblica una testimonianza sull’attualità del pensiero “sul pericolo del nazionalismo esasperato”.
“Un documentario mostrato in orario scolastico accusato di fare propaganda contro il governo. È successo il 29 novembre, quando per alcune classi del liceo Città di Piero di Sansepolcro (Arezzo) è stato proiettato il docu-film La marcia su Roma di Mark Cousins che racconta la presa del potere del fascismo negli anni ’20. Ma sul finire appaiono anche dei politici del giorno d’oggi, come a suggerire parallelismi con Mussolini. Tra queste apparizioni c’è Giorgia Meloni”. Così Repubblica Firenze nel segnalare l’interrogazione parlamentare presentata da Chiara La Porta, deputata toscana di FdI, che ha definito “inopportuna” la visione “in orario scolastico da parte degli studenti”.
Il Venerdì di Repubblica propone un articolo sul cedro calabrese, “il frutto più amato dai rabbini di tutto il mondo”. Si legge al riguardo: “A partire da fine estate ogni anno prendono aerei da Gerusalemme, dal Canada, dal Sudafrica, dall’Est Europa o dal Sud America, e affrontano afa e odissee ferroviarie, per scegliere dal vivo e aggiudicarsi (pagandoli ben più che a peso) i frutti migliori con cui celebrare alla grande il Sukkot”.
Vent’anni di attività per il Giardino dei Giusti di Milano. Ne scrive l’edizione locale del Corriere, riportando il pensiero del suo presidente Gabriele Nissim: “La nostra idea è che i Giardini siano e diventino sempre di più strumento culturale contro i genocidi”. Specifica Nissim: “Il nostro Giardino, scegliendo una strada ben precisa, non si rifà solo al crimine della Shoah, ma ai genocidi contro ogni etnia o religione”.
Haim Baharier sarà protagonista domenica, sul palco del Teatro Parenti di Milano, con una lectio sulla democrazia. “Una risposta senza domanda non è una risposta: è un’asserzione. Forse una minaccia: questo sostiene Baharier” riporta il Corriere, segnalando alcuni spunti dal suo intervento tra Torah, Midrash e Kabbalah.
Adam Smulevich
(20 gennaio 2023)