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Il bardo della Cracovia ebraica,
la Shoah e la lingua smarrita

“Vai e cerca nei cortili dei poveri, canta per loro la tua canzone, canta della miseria, il ritornello triste del bisogno, le stanze sporche e scure che sono regno di morte, canta i bambini spolpati e storpi, nutriti da seni inariditi, bambini appassiti prima ancora di fiorire, tu canta i tuoi versi, li hai scritti per loro e il canto diventerà un coro”.
Il 4 giugno del 1942 i nazisti assassinano Mordechaj Gebirtig, il bardo della canzone ebraica di Cracovia. Noto in tutto il mondo per il suo repertorio di canzoni scritte prima della guerra, non smise di creare neanche nei mesi più drammatici per gli ebrei di Polonia, nel progressivo scivolare verso il baratro della Shoah. Di quel suo commovente impegno sono sopravvissuti i testi, ma nella gran parte dei casi non le musiche. A colmare un vuoto arriva ora “Zun, zun, zang – La lingua smarrita”, spettacolo-concerto nato da un’idea di Olek Mincer, con la drammaturgia di Yosuke Taki e il contributo artistico di Riccardo Battisti. Una “restituzione” inedita e significativa.
Seguendo le orme di altri artisti, la sfida è stata infatti quella di individuare “la forma adatta a far rivivere” queste composizioni, mantenendo anche una cronologia delle canzoni il più precisa possibile poiché, spiegano Mincer e Battisti, “ognuna di essa è ambientata in un periodo specifico”, e molto diversi quindi sono anche gli stati d’animo dell’artista. In questo senso, nella produzione di Gebirtig, la tristezza iniziale si trasforma “in delusione e disperazione, poi in rassegnazione e dolore”. Ad emergere sono però anche “un senso di speranza” e la volontà di trasmettere comunque “un po’ di gioia a persone martoriate, un po’ di spensieratezza” agli abitanti più giovani del ghetto. Durante lo spettacolo saranno anche esposte fotografie di quadri di Abraham Neumann, pittore rinomato in Polonia e in Europa, negli anni Venti docente di pittura all’Accademia d’Arte Bezalel di Gerusalemme, ucciso dai nazisti insieme a Gebirtig. In scena, annunciano Mincer e Battisti, ci sarà anche “la terza protagonista della nostra storia, la lingua yiddish, la mame loshn – la lingua della mamma, anch’essa vittima della Shoah”. Ad “allestirla” saranno due sperduti attori klezmer, “impegnati in un rito scenico di oblazione”.
Lo spettacolo farà il suo esordio in Italia la sera di sabato 28 gennaio alle 21 al Teatro Centrale Preneste di Roma, in collaborazione con la Compagnia Ruotalibera Teatro e con il patrocinio di Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Progetto Memoria – CDEC, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara.