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La mostra voluta dagli Uffizi
“Raccontare Rudolf Levy,
un dovere morale”

Un nome a lungo dimenticato quello del pittore ebreo tedesco Rudolf Levy (1875 -1944), che dopo la cattura a Firenze fu deportato e ucciso ad Auschwitz. Nato a Stettino, allievo di Matisse, dipinse anche nei mesi drammatici della clandestinità. Fino a poche ore dall’arresto per mano di due sgherri della Gestapo presentatisi sotto falsa identità. A ricordarlo una retrospettiva inaugurata quest’oggi dalle Gallerie degli Uffizi, nelle sale di Palazzo Pitti, con 47 opere in mostra. La storia di una vita consacrata all’arte e spezzata dal nazifascismo.
“Di Levy gli Uffizi hanno acquistato nel 2020 uno splendido ritratto di ragazza (‘Fiamma’), eseguito proprio a Firenze e ora, in occasione del Giorno della Memoria, assolvono al dovere morale di raccontare la tragica vicenda del pittore. Vicenda che, si è scoperto, si intreccia brevemente con quella della senatrice Liliana Segre” le parole del direttore degli Uffizi Eike Schmidt nell’inaugurare la mostra, insieme al presidente della Comunità ebraica fiorentina Enrico Fink, al membro del cda del museo Valdo Spini, al capo ufficio culturale dell’ambasciata di Germania Andreas Kruger e alle tre curatrici Camilla Brunelli, Vanessa Gavioli e Susanne Thesing. Il 12 dicembre del 1943 Levy fu infatti arrestato e incarcerato al carcere fiorentino delle Murate e poi trasferito a Milano in quello di San Vittore. Il 30 gennaio fu infine messo su un treno per Auschwitz, nello stesso trasporto in cui la giovanissima Liliana era col padre Alberto. Giunto in lager, fu “presumibilmente avviato subito alle camere a gas perché considerato troppo vecchio” e la sua presunta data di morte è pertanto “quella dell’arrivo del convoglio il 6 febbraio”.
Levy aveva iniziato a dipingere in Germania sotto la guida di Heinrich von Zügel, uno dei fondatori della Secessione di Monaco. Si era poi trasferito a Parigi, dove aveva frequentato assiduamente la scuola di pittura di Matisse. Dopo aver combattuto nella prima Guerra Mondiale, era andato a vivere a Berlino: è qui che nel 1922 realizza la sua prima mostra personale, facendosi conoscere a una cerchia più ampia di pubblico e critica. Quando iniziano le persecuzioni contro gli ebrei lascia la Germania: nel gennaio del ’38, dopo varie tappe e peregrinazioni, è in Italia. Altre discriminazioni sarebbero però arrivate anche qui, con l’antisemitismo di Stato promosso dal fascismo. Essendo colpito dal Regio Decreto Legge del 7 settembre che minacciava gli ebrei stranieri di espulsione se non avessero abbandonato il Paese entro sei mesi, tentò di ottenere un visto per il Sud America ma ogni sforzo fu vano. Da Ischia dovette quindi spostarsi prima a Roma e poi a Firenze, dove mise radici alla Pensione Bandini in piazza Santo Spirito assieme ad altri artisti e intellettuali che si trovavano ai margini della società del tempo. Anni difficili, ma di grande creatività e che la mostra aiuta a ricostruire.
“Si è finora parlato troppo poco di Rudolf Levy a Firenze. Mancava un omaggio importante al pittore, una mostra monografica che avesse come focus gli anni dell’esilio – in particolare gli ultimi passati a Firenze – e che delineasse, anche attraverso un apparato documentario curato dallo storico berlinese Klaus Voigt, purtroppo recentemente scomparso, la sua vicenda umana di persecuzione, esilio e deportazione” ha affermato Brunelli, direttrice del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato. “Mi fa piacere ricordare che dobbiamo a lui l’idea di questa mostra”, ha poi aggiunto nel sottolineare il lascito dello studioso tedesco.
L’esposizione si articola in tre sezioni. La prima illustra una selezione di opere giovanili dipinte fino alla prima Guerra Mondiale, dove è forte l’influenza di Matisse. I dipinti dal 1919 al 1933, il periodo precedente all’esilio, costituiscono il secondo capitolo del percorso: ancora centrale, in questo nucleo di lavori, il costante dialogo con l’arte di Matisse ma anche con quella di altre avanguardie.
La terza parte rispecchia l’opera tarda nell’età dell’esilio, dal 1933 al 1943, e accoglie dipinti che furono esposti in mostra a Firenze nel 1946 e nel 1950. In aggiunta, ve ne sono altri mai esposti finora in Italia, che si trovano oggi in collezioni private e pubbliche, soprattutto in Germania. È dedicato infine un approfondimento agli oggetti appartenuti all’artista, come fotografie e lettere.
Il 26 mattina l’auditorium Vasari degli Uffizi ospiterà, a partire dalle 9.30, una mattinata di studi in sua memoria. Oltre al direttore Schmidt porterà un saluto la console onoraria di Germania a Firenze Renate Wendt. Moderati da Gavioli e Brunelli, interverranno a seguire gli storici Marta Baiardi su “persecuzioni antiebraiche e deportazioni” a Firenze, Michele Sarfatti su “Klaus Voigt e la nuova storia dei profughi in Italia”, Patrizia Guarnieri su “intellettuali e artisti migranti” tra ’33 e ’43, Susanne Thesing su Rudolf Levy “dall’esperienza familiare agli incontri con gli amici”.