Milano, la testimonianza al Memoriale “Non dimenticate l’Afghanistan”

Come segno di attenzione e di lotta contro l’indifferenza nella cerimonia dedicata alla commemorazione della deportazione milanese – organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio con il Memoriale della Shoah e la Comunità ebraica di Milano – è intervenuto Ghulam Abbas, rifugiato dall’Afghanistan e membro della comunità hazara. Arrivato in Italia grazie ai corridoi umanitari di Sant’Egidio, Abbas ha raccontato di come stia studiando grazie a una borsa di studio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e ha lanciato un appello a non dimenticare il suo paese in mano ai talebani. Di seguito la sua testimonianza al Memoriale della Shoah.

Mi chiamo Ghulam Abbas, sono hazara e sono arrivato dall’Afghanistan attraverso un corridoio umanitario organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio; qui sono sostenuto da una borsa di studio universitaria dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Da più di un secolo, in periodi diversi, gli hazara subiscono la pulizia etnica, la schiavitù, la confisca della terra, tasse ingiuste, furti e saccheggi delle proprie case, il che li ha sistematicamente esclusi dal governo, da opportunità economiche e di aiuti sociali.
La discriminazione contro questo gruppo etnico continua da secoli. Si stima che più della metà dell’intera popolazione hazara sia stata cacciata dai propri villaggi, compresi molti che sono stati massacrati.
Prima del ritorno dei talebani lavoravo per il precedente governo afgano in diversi dipartimenti; per il Ministero organizzavo visite in carcere per verificare le condizioni di detenzione.
Quando il 16 agosto 2021 i talebani hanno occupato Kabul, tutto è cambiato per noi
Anche io ho provato a fuggire ma senza successo. Era una situazione drammatica, forse ricorderete la gente all’aeroporto di Kabul che supplicava di essere salvata. Purtroppo nel 2021 non sono riuscito a scappare e a mettere la mia famiglia su un aereo.
Molto presto sono iniziate operazioni di massa, casa per casa, per trovare coloro che avevano collaborato con il governo precedente, con gli stranieri e le ONG.
Il regime talebano non ha nessuna considerazione per la vita umana. A causa del nostro precedente lavoro le nostre vite erano estremamente a rischio.
Abbiamo chiesto alla Comunità di Sant’Egidio di darci l’opportunità di essere evacuati il prima possibile. Fortunatamente, dopo mesi di attesa pieni d’angoscia, la risposta è stata positiva e il 28 luglio 2022 siamo arrivati in Italia.
L’Afghanistan attualmente sta vivendo in condizioni molto dure sotto il controllo di questi gruppi: fanno tutto quello che vogliono, non c’è sicurezza per la gente comune, nessuna giustizia.
Chiediamo per favore alla comunità internazionale e a tutti voi di NON dimenticare e di non lasciare che sia l’indifferenza a vincere, soprattutto per le donne e le ragazze afgane, poiché fin dal primo giorno i talebani hanno proibito alle ragazze afgane di andare a scuola, e con questo regime loro non hanno più il diritto di ricevere un’istruzione. Oggi persino le visite mediche sono vietate solo perché sei una donna.
Amiamo il nostro paese ed è molto difficile abbandonare il luogo dove sei cresciuto e che ti ha dato la tua identità, ma non avevamo scelta.
Vorrei accennare alla storia del marito di mia sorella, che prestava servizio presso le forze speciali in Afghanistan. È stato catturato dai talebani nella provincia di Paktika e dopo sei giorni di torture e sofferenze è stato infine ucciso brutalmente dai talebani. Adesso mia sorella e mia nipote di otto anni vivono con me, e se fossero rimasti in Afghanistan sicuramente le loro vite e il loro futuro sarebbero in pericolo a causa dei talebani.
Oggi frequento un master al Politecnico di Milano e la mia famiglia è ospitata dall’associazione Eskenosen a Como. Mia nipote è potuta tornare a scuola e costruire così il suo futuro. Penso continuamente ai miei più cari amici, ai familiari e ai miei compatrioti che continuano ad essere perseguitati. Mio fratello minore ha appena finito la scuola superiore a Kabul, bersaglio di attacchi terroristici.
Vi prego, aiutate tutte le persone che sono state costrette a lasciare il proprio paese perché si integrino nella società, e non dimenticate gli altri che sono rimasti in Afghanistan sotto il controllo dei talebani.
Infine, ancora una volta, vorrei ringraziare la Comunità di Sant’Egidio per i corridoi umanitari, e la Comunità Ebraica, per il sostegno alla nostra integrazione in questo nuovo contesto.
Grazie per la vostra attenzione e specialmente alla Senatrice Liliana Segre: è un onore per me essere qui davanti a lei.

Ghulam Abbas