“Mario Finzi, un ragazzo fantastico”
Mario Finzi nasce a Bologna il 15 luglio 1913. Fin dalle elementari manifesta la sua inclinazione per la musica e per il pianoforte in particolare, esibendosi già adolescente in concerti di grande successo. Altra sua passione è lo studio del diritto, perseguita anch’essa con tenacia e profitto: a soli 20 anni arriverà infatti la laurea in giurisprudenza.
“Un programma dedicato esclusivamente a Chopin ha offerto il giovanissimo pianista Mario Finzi. La tecnica sicura e sviluppata e la sua buona musicalità hanno consentito di riconoscere in lui doti speciali di concertista” scriveva di lui la stampa locale, in anni ancora non segnati dall’antisemitismo di Stato, quando i suoi molteplici talenti potevano ancora brillare e avere pubblici encomi.
Con l’inizio delle persecuzioni (prima dei diritti e poi delle vite) Finzi si sarebbe messo al servizio della Delasem e dell’antifascismo clandestino: arrestato come sospetto “sovversivo” nel maggio del ’43, fu scarcerato con la caduta del fascismo e poi di nuovo incarcerato, nel marzo del ’44: avvisata da un delatore, la polizia fascista non perse l’occasione di arrestarlo. Trasferito a Fossoli, fu poi deportato ad Auschwitz e vi morì alcune settimane dopo la liberazione del lager a causa di una tubercolosi e di una dissenteria che avevano debilitato il suo organismo in modo irreparabile.
A raccontarne la storia la mostra “Mario Finzi, un ragazzo fantastico”, esposta a Palazzo d’Accursio sede del Comune di Bologna, ma fruibile in rete anche sul sito del Museo ebraico cittadino. Vari documenti e immagini a corredarla. Intelligente e generoso – si sottolinea – Finzi “amava la vita, una ragazza e la musica”, ma era fantastico “soprattutto perché era un ragazzo e non accettava le costrizioni di un’ideologia perversa e disumana”.