Teheran e un’amnistia
per la propaganda

L’Iran ha annunciato ieri una maxi amnistia che riguarderebbe decine di migliaia di manifestanti incarcerati per le proteste di piazza di questi mesi. Una iniziativa che viene bollata da vari osservatori come una mera operazione di facciata. Secondo La Stampa il gesto di Khamenei dimostrerebbe comunque una certa sicurezza nel futuro del sistema di potere di cui è a capo: “La rivolta più massiccia e trasversale nella storia della teocrazia instaurata dall’ayatollah Khomeini sembra spegnersi giorno dopo giorno. L’Institute of Studies of War, think tank statunitense di certo non favorevole al regime, pubblica la mappa delle manifestazioni. A ottobre e novembre era trapuntata di rosso, adesso pochi puntini”. Al Corriere Mahmood Amiry-Moghaddam, fondatore della ong Iran Human Rights di Oslo, denuncia il fine propagandistico dell’amnistia: “Non è una cosa nuova per il regime fare azioni di questo tipo, soprattutto vicino alle ricorrenze. Di certo non lo fa per pietà. Il motivo principale è economico: le carceri sono zeppe e costano troppo”.

Su Libero una intervista (“Questa destra sa combattere l’antisemitismo”) all’ambasciatore d’Israele Alon Bar. Afferma il diplomatico, soffermandosi sullo stato dei rapporti tra i due Paesi: “Non sono venuto qui per giudicare il governo italiano, ma per lavorarci assieme. Le relazioni tra Italia e Israele sono già molto buone. Sulle energie alternative, il gas del Mediterraneo orientale, la gestione dell’acqua, l’innovazione in agricoltura, il settore cyber, la ricerca e la sicurezza nell’area del Mediterraneo, ho trovato un forte interesse dei ministri italiani a lavorare con Israele”. Secondo Bar, insediatosi a Roma in settembre, “la vicinanza del governo italiano al nuovo governo di Israele ci mette nella posizione privilegiata di poter far lavorare insieme i ministri responsabili di questi settori”.

“Primo test per Netanyahu: la chiesa contesa andrà a Putin?”. È la domanda che si pone il Corriere, raccontando della complessa negoziazione tra Israele e Russia circa la sovranità sulla chiesa Aleksander Nevsky nella Città Vecchia di Gerusalemme, “pietre levigate di cui Vladimir Putin vuole ottenere la proprietà a tutti i costi, come ha fatto capire in una lettera inviata nell’aprile di un anno fa all’allora premier israeliano Naftali Bennett”. Un test per il suo successore, che sarebbe ora davanti a un bivio: “Un regalo ai russi sotto sanzioni irriterebbe gli Stati Uniti, allo stesso tempo Netanyahu sa quanto a Putin non piaccia aspettare e non ami le sorprese”.

Il Fatto Quotidiano affronta la recente visita del segretario di Stato Usa Blinken in Israele. L’impressione del Fatto è che il rappresentante di Washington abbia impartito una “lezione di democrazia” a Netanyahu. Al riguardo si sostiene: “C’è voluto del tempo prima che l’amministrazione Biden si rendesse conto del rischio che Israele diventi la prossima Turchia o Ungheria. Un presidente che ha fatto della difesa della democrazia un tema portante della sua amministrazione non può stare fermo mentre un governo di estrema destra e ultra-religioso cerca di trasformare uno stretto alleato in una fortezza di autoritarismo e corruzione”.

Sul Corriere Paolo Mieli presenta il saggio “La diplomazia del terrore. 1967-1989” di Valentine Lomellini, di prossima uscita con Laterza. Tesi della studiosa è che “la posizione morbida assunta da molti Paesi verso la guerriglia palestinese convinse gli arabi che la violenza indiscriminata fosse un valido strumento diplomatico”. Momento di svolta in questo senso il dirottamento, nel luglio del ’68, di un volo El Al partito da Roma e diretto a Tel Aviv. Fu in quella circostanza che il Vecchio Continente divenne “uno degli scenari di lotta”.

La Stampa, tra gli altri, pubblica una foto circolata in rete nelle scorse ore: ritrae il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, al centro delle cronache per il caso Cospito, con addosso una “t-shirt della band nazi-rock che esalta il capitano delle SS Erich Priebke”. Su Repubblica (“Delmastro, Donzelli e il gioco dei camerati”) una riflessione di Furio Colombo sulle ultime vicende politiche, in cui il giornalista ed ex parlamentare vede l’attuazione di un “mini colpo di Stato”.

Giornale, Libero e Leggo citano un tweet della presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, che ha commentato le frasi della candidata alla segreteria del PD Elly Schlein su alcuni attacchi antisemiti da lei subiti e l’identità del suo naso con queste parole: “Se per rispondere a un deprecabile attacco confermi lo stereotipo su cui si fonda, non sei di grande aiuto contro l’antisemitismo”.

È in arrivo il marchio dop per il cedro di Calabria. A definirlo il frutto “dell’albero più bello è la cultura ebraica che usa il cedro per Sukkot, la festa delle Capanne: quello di Santa Maria del Cedro lo è più degli altri nel mondo” (Corriere del Mezzogiorno).

Adam Smulevich

(6 febbraio 2023)