Attentato di Gerusalemme,
morto anche il piccolo Asher

Sale a tre il numero delle vittime dell’attentato di Gerusalemme. Non ce l’ha fatta il piccolo Asher Menahem, otto anni, le cui condizioni erano apparse subito disperate. Assassinati anche il fratello Yaakov di sei e il ventenne Alter Shlomo Liderman: ad ucciderli il terrorista palestinese Hussein Qaraqa, poi neutralizzato dalle forze di sicurezza. “Fonti anonime citate da Ynet hanno riferito che l’uomo soffrisse di problemi mentali e fosse appena stato rilasciato da una struttura psichiatrica”, riporta Repubblica. Sui suoi profili social però Qaraqa “aveva scritto diversi post che inneggiavano ad attacchi contro civili e soldati israeliani”. Ieri, si legge ancora, “è stato ucciso anche un giovane palestinese di 27 anni, Methkal Sulaiman Rayyan: secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA, un gruppo di israeliani abitanti degli insediamenti ha attaccato i residenti del villaggio di Qarawat Bani Hassan e aperto il fuoco, uccidendo il ragazzo”. Versione contestata dal Consiglio Regionale della Samaria, secondo cui “il gruppo sarebbe stato bersagliato con pietre” e uno degli israeliani “avrebbe aperto il fuoco per autodifesa”.
Prosegue nel Paese la protesta contro il governo Netanyahu. A Tel Aviv “sono stati oltre 50 mila i manifestanti che si sono riversati lungo via Kaplan, nel centro città, tra bandiere israeliane e slogan in difesa della democrazia: tra i dimostranti anche gruppi anti occupazione con bandiere palestinesi” (Corriere). Manifestazioni, si aggiunge, “si sono svolte anche nella capitale Gerusalemme, a Haifa, Beersheva e per la prima volta in un insediamento ebraico in Cisgiordania”.
Sulla Stampa, sempre in tema Israele, si parla di calcio al femminile come di una possibile “speranza d’integrazione”. Si fa l’esempio dell’Hapoel Bnot, dove “giocano donne tra i 16 e i 40 anni, provenienti da tutti i ceti sociali e le religioni: cristiane, musulmane ed ebree, laiche e religiose”. In gruppo anche un’atleta haredi che indossa una divisa “disegnata appositamente per lei nel rispetto delle norme di modestia previste dall’ebraismo ortodosso”.

Ipotesi doppia direzione per il Salone del Libro di Torino, con alla guida Paolo Giordano ed Elena Loewenthal. I giornali riferiscono di un complesso negoziato in corso per arrivare a un accordo, con il coinvolgimento delle istituzioni nazionali, regionali e locali. Sottolinea Repubblica che, in attesa di sapere “dove sarebbe caduto il boccino, gli editori finora hanno preferito non intromettersi”. Ma “ora che il Salone, forte del successo dei 168 mila visitatori dello scorso anno, è diventato terreno di scontro politico, potrebbero aver voglia di mandare un messaggio più esplicito”, a meno che la trattativa non si chiuda rapidamente con una fumata bianca. “Ribadisco la mia disponibilità a negoziare, sedendoci intorno a un tavolo, ma non nel ruolo di vicedirettrice, che mi sta stretto, non credo di aver bisogno di un tutoraggio e sicuramente non accetterei una situazione di subalternità”, dice Loewenthal alla Stampa. La direttrice del Circolo dei Lettori conferma anche “la mia disponibilità per superare il pantano, ma bisogna negoziare: credo sia doveroso arrivare a una soluzione, anche di compromesso; il mio amato Amos Oz diceva che il compromesso è sinonimo di forza e di vita, non di debolezza”. Secondo Libero, “il banco è saltato perché Giordano vuole essere solo alla direzione, non apprezza affatto la condivisione della poltrona e inoltre pare essersi espresso negativamente rispetto a un possibile inserimento di figure di area centrodestra tra i consulenti”. Tra i nomi che vengono riportati quelli di “Pietrangelo Buttafuoco, Marcello Veneziani e Francesco Borgonovo”.

Giorno del Ricordo. Per il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, intervistato dalla Stampa, sarebbe finita “un’amnesia storica”. Guai però, il suo pensiero, “a usare la memoria strumentalmente e politicamente: non ci sono morti di serie A e morti di serie B, non ci sono violenze di serie A e violenze di serie B: ci sono i morti e basta”. La storia, aggiunge, “è una cosa estremamente seria che va lasciata agli storici; la Shoah è, per efferatezza, un unicum nella storia dell’umanità”.

Usciva 100 anni fa “Bambi”, il romanzo di Felix Salten che avrebbe poi ispirato il celeberrimo film d’animazione della Disney. Testo visto da molti come una parabola rispetto al pensiero nazionalista in ascesa e il suo odio verso gli ebrei e altre minoranze. Ne scrive la Lettura del Corriere, ricordando che il 1923 fu tra tanti eventi anche l’anno “del Putsch di Monaco, il fallito colpo di Stato di Hitler”.

Nel suo “Vangelo della domenica” sul Fatto Quotidiano il gesuita Antonio Spadaro, a proposito della predicazione di Gesù, scrive: “Gesù assume il passato, ma in un processo di superamento. Non basta più l’osservanza, bisogna penetrare lo spirito della Legge per obbedire al suo significato. Non basta comportarsi in maniera ineccepibile: bisogna cambiare lo spirito stesso dell’azione. Questo è ‘dare compimento’: portare la norma alle estreme conseguenze, fino a giungere al punto che essa non resti puro riferimento formale di un comportamento rispettabile, ma sveli il suo significato intimo”. L’ennesimo intervento fuori luogo, in questo senso, di Spadaro.

Adam Smulevich

(12 febbraio 2023)