Jacov Klein (1916-2023)

Era nato nel pieno della Grande Guerra, in un villaggio polacco che si trova oggi in territorio ucraino. Molte le vicissitudini attraversate nella sua lunga esistenza da Jakov “Kuba” Klein, scomparso nelle scorse ore all’età di 106 anni. Tra gli altri l’internamento nel campo di Ferramonti di Tarsia in Calabria. Da lì era poi riparato a Bari, per trasferirsi infine a Roma: la città dove avrebbe messo radici e famiglia. Nella Capitale si sarebbe anche distinto per il suo impegno all’interno del nascente Tempio ashkenazita, uno dei punti di riferimento più importanti per chi come lui proveniva dall’Est Europa, con un suo bagaglio quindi specifico di ritualità e tradizioni da preservare. Grande il suo impegno in questo senso. “Una figura piena di gioia e che sapeva regalare gioia e sentimenti positivi in ogni suo incontro e interlocuzione”, la testimonianza del presidente del Tempio ashkenazita Alberto Heimler. “Fino a qualche anno fa – aggiunge – era del tutto autosufficiente: veniva con regolarità al Tempio, offrendo sempre un contributo e uno stimolo alla riflessione. Una persona dalla tempra speciale e con una sensibilità rara: sempre infatti mi chiedeva della situazione della nostra realtà sotto tutti i punti di vista, preoccupandosi anche della sua situazione finanziaria. Perdiamo un grande personaggio, che ricorderemo con affetto e gratitudine”.
I funerali di Jacov Klein si sono svolti quest’oggi a Roma: ad intervenire lo stesso Heimler e rav Itzhak Hazan.
Sia il suo ricordo di benedizione.

(Nell’immagine: Jacov Klein, al centro, durante un’iniziativa dedicata a Ferramonti)

(12 febbraio 2023)