Riforma della giustizia,
occhi puntati sulla Knesset
Inizierà oggi alla Knesset, il Parlamento d’Israele, l’iter per l’annunciata e discussa riforma della giustizia. Un’iniziativa che ha spaccato in due il Paese: ad esso, nella sua totalità, si è rivolto il Capo dello Stato Herzog con un discorso alla nazione. Herzog “ha invitato coloro che si oppongono alla riforma a ricordare come essa sia frutto del dolore reale di milioni di cittadini che sentono che non ci sia un adeguato bilanciamento tra i poteri dello Stato” (Repubblica). Allo stesso tempo, viene evidenziato, “ha chiesto alla maggioranza di ricordare come milioni di israeliani considerino i cambiamenti proposti un grave attacco alla democrazia”. La Stampa segnala in particolare un passaggio: il pensiero che Israele sia vicino “a un collasso istituzionale e sociale”. Da qui la richiesta di Herzog alla politica, affinché “governo e opposizioni vadano ad un accordo sulla riforma per fermare ‘la pazzia’ dell’attuale situazione”. Situazione che resta tesa anche in altri contesti: nelle scorse ore un 14enne palestinese è rimasto ucciso a Jenin, durante uno scontro con soldati israeliani impegnati nell’arresto del fratello di un detenuto evaso dal carcere.
L’ex prefetto di Roma e neo coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Giuseppe Pecoraro racconta ad Ezio Mauro (Repubblica) alcuni retroscena dell’operazione che portò alla sepoltura, in segreto, del corpo di Erich Priebke. Nell’intervista, che sarà trasmessa stasera all’interno del programma “La scelta” su Raitre, Pecoraro sostiene che vi siano due “lezioni” da cogliere da questa vicenda: “L’impossibile può essere sfidato, l’importante è assumersi la responsabilità di una scelta, che c’è sempre. Ma i fantasmi del Novecento sono ancora pericolosi, soprattutto per i giovani”. Per questo, insiste, “non bisogna avere nessuna indulgenza: guai a essere indifferenti, la storia insegna”.
Libero intervista l’ex ministro Minniti. Una domanda riguarda la possibilità che tra Iran e Israele si scateni una guerra vera e propria. “La vittoria di Netanyahu aumenta questo rischio, ma mi auguro che i miei amici israeliani, con i quali ho un rapporto sostanziale che prescinde da chi governa e dalle contingenze, usino la massima prudenza”, il pensiero di Minniti. Che aggiunge poi: “Mi rendo conto che l’aria di rivolta che soffia in Iran possa far pensare a Israele che il momento sia propizio per avanzare le proprie pretese, ma non deve farlo perché si rischierebbe un tragico effetto domino”.
Il Foglio propone la traduzione di un’intervista di Georges Bensoussan con Le Figaro, incentrata sull’identità e sugli sviluppi del conflitto israelo-palestinese. “Fin dagli anni Venti – sostiene Bensoussan – il conflitto si è trasformato in uno scontro tra due tipi di società. Non è uno scontro islam/giudaismo, ma lo scontro tra una società moderna figlia dell’Europa dei Lumi, occidentale nel modo di pensare, e una società rurale, clanistica e islamica, estranea all’occidente”. Questa linea di confine, a detta di Bensoussan, sarebbe “una delle chiavi della vittoria israeliana del 1948”.
Ancora incertezza rispetto al nomina del nuovo direttore del Salone del Libro di Torino, con l’ipotesi di un tandem Paolo Giordano-Elena Loewenthal che sarebbe ancora oggetto di negoziati intensi e tensioni. Quest’oggi intanto sarà presentata la prossima edizione del Salone, l’ultima diretta da Nicola Lagioia. Ieri, scrive il Corriere, “è filtrata la notizia della probabile assenza di Loewenthal, salvo ripensamenti in nottata”. Secondo il Corriere, “il forfait della direttrice uscente del Circolo dei lettori, che di norma è sempre stata presente, sarebbe un dato sicuramente indicativo del clima che si respira intorno alla kermesse letteraria”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(13 febbraio 2023)