Al Qaeda, il nuovo capo è in Iran
Al-Qaeda avrebbe un nuovo capo: Saif al Adel, ex tenente colonnello delle forze speciali egiziane. Sarebbe subentrato ad Ayman al-Zawahiri dopo la sua uccisione nel luglio scorso e vivrebbe in Iran, sotto la protezione degli ayatollah. A comunicarlo il Dipartimento di Stato americano.
“Prima della recente crisi in Iran e dell’attacco dei droni israeliani di gennaio, il regime di Teheran era più interessato a ottenere l’aiuto di Al Qaeda contro Daesh, ma è certamente possibile che le priorità siano ora cambiate”, racconta Repubblica nel tracciarne il profilo. In Iran, prosegue l’analisi, “si pensa che gli americani abbiano aiutato gli israeliani ad organizzare il raid con i droni e, sebbene il regime abbia deciso di evitare una ritorsione immediata, sicuramente c’è il desiderio di colpire bersagli americani”. Al Qaeda, tuttavia, “sembra avere capacità molto limitate di compiere operazioni in Europa e ancora di più in America, per non parlare di Israele”. Chiosa La Stampa: “L’Iran appoggia la Russia come non mai e ha smorzato i toni contro gli estremisti sunniti, dialoga persino con l’Arabia Saudita. Che il capo di Al-Qaeda, la grande massacratrice di sciiti, abbia la propria base nella Repubblica islamica sciita, suona meno strano, quasi credibile”.
Visita a Kiev per il ministro degli Esteri d’Israele. È la prima volta “che un esponente israeliano arriva in Ucraina dall’invasione russa, a conferma, al di là delle considerazioni di facciata, della posizione assai cauta dello Stato ebraico sul conflitto” (La Stampa). Restano comunque “l’annuncio della riapertura dell’ambasciata a Kiev, del prestito di 200 milioni di dollari per costruire ospedali assieme alla promessa più vaga di una consulenza nello sviluppo di sistemi per la difesa antiaerea” (Corriere). Sul Foglio si spiega invece come a Bakhmut la guerra abbia “raso al suolo” una storia di continuità ebraica riconquistata con fatica. Prima dell’invasione “a Bakhmut erano tornati a vivere 300 ebrei: si dice che siano rimaste una donna e sua figlia, ma non se ne hanno notizie”.
Il Corriere a colloquio con il direttore d’orchestra Daniel Barenboim. Una delle domande riguarda Israele, che l’intervistatrice definisce “la sua spina nel cuore”. Così Barenboim, nel parlarne: “È un disastro. La destra è spaventosa, la sinistra non c’è più. Sono molto triste. Hanno dimenticato la loro storia, così lunga e complessa, hanno dimenticato i valori umani essenziali. E questo è orribile ovunque ma per noi ebrei, con quello che abbiamo passato, dovrebbe essere inammissibile”.
Repubblica punta l’attenzione sul Regno Unito e sul dibattito interno al Labour. Il nuovo corso varato da Starmer, in questo senso, si ergerebbe a bastione “di una sinistra di governo contraria a ogni forma di estremismo, che si tratti di pregiudizi antisemiti o di radicalismo ideologico”. È il tema anche di un editoriale del Foglio, intitolato “L’antisemitismo via dal Labour”.
Rispondendo a un lettore su persecuzione e Shoah in Italia, Aldo Cazzullo (Corriere) sostiene che il bilancio delle leggi razziste emanate dal fascismo sia “di difficile lettura, tra gli obblighi e i conformismi di ogni regime” e “le reazioni ostili in nome di quell’umanità che è sempre stata un tratto della nostra gente”.
Su Avvenire è presentata “Ebrei e cristiani. L’unico popolo di Dio”, una raccolta di saggi che portano la firma del cardinale Walter Kasper.
Adam Smulevich
(17 febbraio 2023)