Sanzioni europee alla Russia,
anche l’Iran nel mirino

Nuovo pacchetto di sanzioni dall’Europa alla Russia e ai suoi alleati. Nel mirino dell’Unione “121 tra individui ed enti di vario tipo, compresi tre istituti bancari russi e diverse società iraniane che producono i droni kamikaze che l’esercito di Mosca è accusato di aver usato nei terribili bombardamenti in Ucraina” (La Stampa).
Spaccatura invece al G20 dei ministri delle Finanze. La mancanza di un documento finale, riporta il Corriere, “ha costretto la dirigenza indiana ad accontentarsi di ‘conclusioni presidenziali’ in cui si ricorda come ‘gran parte dei membri hanno condannato l’invasione’ voluta da Putin”. In tali conclusioni non si usa però mai esplicitamente il termine “guerra”. Una conseguenza, viene evidenziato, della “pressione cinese e russa”.
Il premier israeliano Netanyahu dovrebbe essere presto in Italia. L’agenda è ancora in corso di definizione, riferisce il Messaggero, “ma sul tavolo ci saranno il sostegno indiscusso a Kiev e la questione energetica aperta dall’esplosione del conflitto”. In particolare, si legge, “il governo potrebbe provare a sbloccare un’opera strategica come il gasdotto Eastmed (che triangola tra Israele, Cipro, Grecia e Italia) da tempo rallentato dalle rimostranze turche e dai tanti dubbi sulla stabilità dell’area”. Si prevede inoltre che Israele esprimerà i suoi timori “legati all’arricchimento di uranio oltre la soglia di guardia che sarebbe in corso a Teheran”. Di Iran scrive anche il Giornale, segnalando il progetto del regime di offrire alla Siria “un programma di difesa aerea che ne difenderebbe la presenza armata per uno scontro con Israele”. La distruzione dello Stato ebraico, si aggiunge, è d’altronde “una punta irrinunciabile nella prospettiva iraniana e Putin non la ignora”.

Repubblica torna sul pestaggio neofascista di Firenze. Il racconto parte dalla sede del centro sociale di destra cui gli aggressori sono affiliati. Tre, viene spiegato, le insegne in vista: “FdI, nel simbolo la fiamma che arde sulla bara di Benito Mussolini; As, croce celtica nella versione bretone; Casaggì, la fiaccola che fu già insegna del Fronte della gioventù”. Tre realtà, si sostiene, “in teoria autonome, in realtà così vicine non solo da condividere lo stesso tetto ma da agire in costante simbiosi: una specie di co-working nero”. Secondo Repubblica, “per capire quale mondo si scoperchia appena si va a guardare dentro le realtà vicine al partito che esprime la presidente del Consiglio e la maggioranza relativa in Parlamento può essere utile figurarsi due scene: la prima è quella recente di Giorgia Meloni in sinagoga, che si commuove pensando al varo delle leggi razziali; la seconda è invece un poster che era appeso all’interno di Casaggì nel quale sono raffigurati cinque personaggi sotto lo slogan ‘Vivere l’Idea, essere l’Idea’. L’Idea, a scanso di equivoci, è il fascismo”. Tra le figure di riferimento in questo senso vi sarebbe “Robert Brasillach, giornalista e scrittore francese, convinto nazifascista e antisemita militante che sulla sua rivista Je suis partout pubblicava nome, cognome e indirizzo degli ebrei, un aiuto al governo collaborazionista di Vichy affinché sapesse dove andare a prendere gli uomini e le donne da deportare”.

Tra qualche giorno alcuni celebri dipinti saranno all’asta a Londra. Da Kandinsky a Munch a Picasso: in vendita, su iniziativa di Sotheby’s, una serie di capolavori dell’arte sfuggiti “a guerre, Olocausti e delitti” (La Lettura della Corriere). Tra gli altri un dipinto di Kandisky di proprietà della famiglia ebraica Stern che fu vittima della Shoah e che è stato poi restituito, vari anni dopo, ai discendenti. Parte dei proventi finanzieranno nuove ricerche sul destino della collezione.

Tra i consigli di lettura del domenicale del Sole 24 ore il libro Un ebreo in camicia nera di Paolo Salom. Una vicenda familiare, quella elaborata dall’autore, in cui “virtù e fortuna si intrecciano in un personale e avventuroso destino di salvezza”.

Adam Smulevich