“L’Italia e gli ebrei
nei territori occupati,
quei crimini da conoscere”

Al via in queste ore il convegno internazionale “L’Italia e gli ebrei nei territori occupati durante la seconda guerra mondiale”, organizzato dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma in collaborazione con l’Università La Sapienza e DHI – Istituto storico germanico di Roma e con il patrocinio di Roma Capitale.
Ad intervenire oltre una ventina di ricercatori, provenienti da istituti culturali e università sia italiane che straniere. Protagonisti, con una ricognizione ampia sul tema, di due giornate di studio coordinate da un comitato scientifico composto dagli storici Umberto Gentiloni, Isabella Insolvibile, Lutz Klinkhammer e Amedeo Osti Guerrazzi. Scopo primario del convegno, inaugurato quest’oggi, quello di “porre a confronto il pensiero di diversi studiosi e scuole storiografiche, per fare il punto delle conoscenze e indicare nuove prospettive di studio e di ricerca”.
Tra i temi approfonditi nel corso della prima giornata, introdotta da una presentazione di Gentiloni e da una introduzione di Osti Guerrazzi e con Tullia Catalan come chair di un panel su Balcani e Mediterraneo orientale, la situazione degli ebrei nella provincia di Lubiana, fascismo e persecuzione nel governatorato della Dalmazia, Italia ed ebrei nello stato indipendente di Croazia, occupazione italiana e questione ebraica in Albania, i rapporti tra tedeschi e italiani in Serbia e Macedonia, la comunità ebraica di Rodi sotto il fascismo “dalla convivenza alla distruzione”. In evidenza domani, sotto il coordinamento di Isabella Insolvibile, Alessandro Volterra e Thomas Schlemmer, la politica dell’occupante italiano nei confronti degli ebrei greci, gli ebrei greci sotto l’occupazione tedesca, il collaborazionismo greco e lo sterminio degli ebrei, la situazione degli ebrei tunisini tra francesi, italiani e tedeschi, il Nord Africa e la Shoah, la questione ebraica italiana al fronte orientale nella Francia occupata oltre il mito dell’italiano brava gente. In risalto, relativa a quegli anni, anche la vicenda personale dell’ebreo tripolino Roberto Arbib. L’idea è che, dopo decenni di giudizi basati fondamentalmente sull’idea di una diversità italiana, una nuova generazione di studiosi abbia messo in crisi l’ipotesi di una supposta umanità “da parte dei militari e dei funzionari civili nei territori occupati”. Un argomento complesso e ampio. E che – le parole del presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia nell’introdurre i lavori – meritava “un convegno di tale portata”. A tirare le somme una tavola rotonda conclusiva che vedrà gli interventi di Tullia Catalan, Filippo Focardi, Martin Baumeister, Amedeo Osti Guerrazzi, Antonella Salomoni e Michele Sarfatti.
L’ex direttore della Fondazione CDEC, negli scorsi giorni, era stato ospite della Fondazione Museo della Shoah per un incontro dedicato al suo libro “I confini di una persecuzione” appena edito da Viella. Un testo, sottolinea l’autore, che indaga “ciò che fu attuato al di là del confine nazionale o proprio sulla linea confinaria, mettendo a fuoco un’area essenziale di conoscenza, e contribuendo così anche alla comprensione di ciò che accadde entro il Paese”.