Mel Brooks, elogio della disobbedienza

Il sottotitolo parla chiaro: “Mel Brooks – Disobedient Jew” è la biografia che Jeremy Dauber, docente di lingua, letteratura e cultura yiddish alla Columbia University, ha dedicato a Melvin Kaminsky, nato a Brooklyn nel 1926. Stampata dalla Yale University press, guarda alla vita e alle opere di una delle grandi voci comiche del Novecento da un punto di vista particolare. Dauber infatti sostiene che Mel Brooks è riuscito a trovare un suo equilibrio tra l’essere un outsider e avere un grande successo, tra il suo spirito ribelle amante delle commedia senza limiti e il mainstream americano. Mel Brooks, in effetti, regista, attore, produttore e cantautore novantaseienne anni che ha vinto praticamente tutto, è tuttora non solo instancabile, ma anche sovversivo, capace di irridere qualsiasi cosa senza che il passare degli anni ne abbia minimamente intaccato lo spirito. Dalle parodie dei generi più classici – dal western con “Blazing Saddles” ai il film horror in “Young Frankenstein” o lo stesso Hitchcock in “High Anxiety” (di cui lui stesso canta la melodia che accompagna i titoli di testa) alla commedia musicale, Mel Brooks è arrivato a scandagliare i limiti della comicità, sempre con la straordinaria capacità di fermarsi appena prima di scadere nel cattivo gusto. Sostenendo che essere uno “showbiz Jew” sia una tipologia ebraica a sé stante.

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