Le istituzioni e i conti con il passato
Si continua a discutere sui quotidiani delle parole del presidente del Senato Ignazio La Russa. Molto duro l’intervento oggi in prima pagina de La Stampa a riguardo: “Ogni tentativo di tacitare lo scandalo della seconda carica dello Stato che non parla di nazisti ma di ‘musicisti’ uccisi in Via Rasella risulta vano, rozzo, posticcio. Dopo le finte scuse dello stesso La Russa, arriva l’assurda assoluzione di Meloni, che gli imputa una semplice ‘sgrammaticatura istituzionale’. – scrive il quotidiano torinese – Come se una vergognosa menzogna, che infanga la Resistenza e la comunità ebraica, equivalesse a un congiuntivo sbagliato a Palazzo Madama. Non è così, cara Presidente del Consiglio: qui in gioco non c’è la Grammatica, c’è la Costituzione”.
Il Riformista chiede all’ex parlamentare Pd Emanuele Fiano, figlio del Testimone della Shoah Nedo, di commentare le parole di La Russa su via Rasella. “Tutto questo è un disegno. Depotenziare la clausola antifascista e ammorbidire il giudizio sul fascismo per togliersi un peso dalle spalle. Sarebbe tutto molto più facile se dicessero, noi siamo una destra moderna e conservatrice, nazionalista e patriottica, ma non c’è nulla che salviamo del fascismo”, l’analisi di Fiano. Su La Stampa l’ex magistrato Giancarlo Caselli parla di “revisionismo fittizio che ha come obiettivo di riscrivere la storia (e la Costituzione) passando per la cancellazione di ogni differenza tra fascismo e antifascismo”. Analisi simile è quella di Luigi Manconi su Repubblica. “Cosa induce la seconda carica dello Stato a infilarsi in questa spirale di balle che pretendono di confutare altre balle? – scrive Manconi in riferimento alle esternazioni di La Russa su via Rasella – Innanzitutto, la convinzione che nel clamore esagitato dell’opinione pubblica, ciò che conta è l’urlo, il dileggio, l’oltraggio. E che, di questa controversia – nonostante il rimbrotto della premier – rischia di rimanere solo lo sprezzo nei confronti della Resistenza. Poi, la volontà di fare di tutto ciò una vera e propria battaglia culturale ingaggiata contro quella che la destra definisce ‘l’egemonia della sinistra’. Di tale egemonia, il ruolo attribuito alla Resistenza contro il nazi-fascismo è pilastro essenziale: eroderlo significa mettere in discussione un’intera cultura costituzionale”.
25 aprile. Il Corriere segnala dove saranno le diverse cariche dello Stato per la Festa della Liberazione. Il Presidente della Repubblica “Sergio Mattarella, con le alte cariche dello Stato, sarà alle 9.30 all’Altare della Patria. Non è ancora stato comunicato se ci sarà la presidente del Consiglio. È probabile, ma non scontato”, scrive il quotidiano. Mattarella si recherà poi nei luoghi delle stragi nazifasciste Boves, Borgo San Dalmazzo e Cuneo. Qui ci sarà il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il Corriere prosegue segnalando quali esponenti del governo hanno annunciato la loro presenza a manifestazioni per la Liberazione, tra cui la ministra delle Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che sarà a Padova. Alcuni non “hanno ancora deciso cosa fare. – segnala il quotidiano – Tra questi il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, con i suoi ministri. Così anche il titolare dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il ministro degli Affari esteri forzista Antonio Tajani, il collega per gli Affari europei Raffele Fitto e la responsabile del Turismo, Daniela Santanché”.
Economia israeliana. La Banca centrale israeliana ha alzato i tassi d’interesse di 0,25%, arrivando al 4,5%, il livello più alto da prima della crisi del 2008. Una decisione, spiega Milano e Finanza, presa per “fronteggiare l’inflazione e la ‘tremenda incertezza’ derivante dal contestato progetto di riforma della giustizia che pesa sull’economia”. Parlando da Gerusalemme, il governatore Amir Yaron ha lanciato l’allarme sul sostanziale impatto che il piano del governo potrebbe avere sugli “sviluppi economici e finanziari nel breve e nel lungo periodo, e quindi sulla politica monetaria”. Sul tema della riforma intervengono sul Riformista Renato Mannheimer e Pasquale Pasquino: “La disputa sui poteri dei magistrati e della Corte non è solo la goccia che fa traboccare il vaso. Si tratta di una questione fondamentale per la sopravvivenza dell’unica democrazia del Medio Oriente. Se le leggi non possono essere contestate, si instaura la tirannia della maggioranza”, la loro opinione. Intanto il Fatto Quotidiano segnala l’approvazione da parte del governo Netanyahu della costituzione di una guardia nazionale per Israele presso il ministero per la Sicurezza nazionale guidato da Itamar Ben-Gvir. “Il ricatto del ministro Ben-Gvir funziona: avrà la sua ‘milizia’”, il titolo del pezzo. Il riferimento è allo scambio avvenuto tra Netanyahu e Ben-Gvir: quest’ultimo ha acconsentito alla sospensione della riforma della giustizia proprio in cambio della creazione della guardia nazionale. Una novità criticata da vertici della polizia, secondo cui il nuovo organo rischia di creare confusione nelle competenze e danneggiare così la sicurezza dei cittadini.
Allo stadio. Un’altra domenica di vergogna per le curve di Roma e Lazio, che nell’ultimo weekend si sono rese entrambe protagoniste di cori discriminatori, lo racconta Repubblica Roma. A Monza tifosi della Lazio hanno intonato ancora una volta cori antisemita, “già finiti nel mirino della Procura Federale durante il derby Lazio-Roma dello scorso 19 marzo”. I biancocelesti, spiega Repubblica, rischiano ora la chiusura della curva Nord per sabato nella sfida all’Olimpico contro la Juventus.
Torino ebraica. Le pagine locali de La Stampa segnalano il risultato delle elezioni della Comunità ebraica di Torino, dove il Consiglio ha confermato all’unanimità Dario Disegni per il suo terzo mandato consecutivo alla presidenza. Eletti quali componenti della Giunta, con il presidente, Anna Segre, nominata vice presidente, Arnaldo Levi, Lucia Levi e Sara Levi Sacerdotti.
Segnalibro. “Tra i tanti aspetti della persecuzione del fascismo nei confronti degli ebrei che sono stati messi a sistema, ovvero analizzati e storicizzati, forse ne mancava ancora uno tra i più importanti: come il fascismo aveva gestito la complessa ‘questione ebraica’ al di fuori dei confini del Regno, nei territori occupati in nord Africa, nella penisola Balcanica, in Francia, in Albania e in Grecia con tutte le sue isole”, scrive lo storico Daniele Susini su Domani. “Il libro di Michele Sarfatti I confini di una persecuzione (Viella, 2022) cerca, per la prima volta, di fare il punto proprio su quest’ampio argomento, – spiega Susini – riuscendo a diventare il modello di riferimento per tutte le ricerche che in futuro si occuperanno di questa importante vicenda. Lo fa ribaltando l’ottica con cui ci si è sempre avvicinati al tema, mettendo al centro la questione ebraica come chiave di lettura per interpretare l’occupazione italiana di un determinato territorio”.
Parole giuste. Su Domani Davide Assael interviene in una recente discussione legata a delle espressioni usate dal filosofo Vito Mancuso in un’intervista. Il suo auspicio è che si lavori “per liberare la lingua da espressioni offensive” nei confronti degli ebrei. Il riferimento è a “espressioni come ‘sacrificio di Isacco’ o, ancor più, rappresentazioni del Dio biblico come padrone che richiede cieca e assoluta obbedienza fino alla richiesta di ‘scannare il proprio figlio’”. Espressioni, scrive Assael, che “provengono dal repertorio del più classico antigiudaismo cristiano, che così tanti danni ha creato nella storia. Per tutti, non solo per gli ebrei, come opportunamente ricordano spesso le autorità ebraiche”.
Errori. In un suo servizio Rainews 24 ha definito Auschwitz “campo di concentramento polacco”. L’account ufficiale Auschwitz Memorial è intervenuto sui social e ha chiesto pubblicamente una correzione: “Era un campo di concentramento e sterminio nazista tedesco nella Polonia occupata, non un campo di concentramento polacco”. Il direttore di Rainews si è scusato “per l’errore. Facendo informazione 24 ore su 24 può succedere”. A commentare il caso oggi sia Michele Serra su Repubblica, sia Elena Loewenthal su La Stampa. Per Serra l’errore non può essere incluso nel “novero, disgustoso, del revisionismo storico” e la sua opinione “è che sarebbe bastata, da parte dell’Auschwitz Memorial, una segnalazione privata a Rainews”. Per Loewenthal “questa scivolata lessical-geografica diventa un’occasione per riflettere”. E aggiunge che: “Auschwitz no, non era e non è un campo di sterminio polacco anche se si trova entro i confini della Polonia: era e resterà per sempre il prodotto più malato e tremendo, più inconcepibile eppure vero, del nazifascismo”.
Al cinema. Barbara Ronchi è nella cinquina delle candidate come migliore attrice ai David di Donatello per il suo ruolo in Settembre con regia di Giulia Steigerwalt. Al Corriere Ronchi racconta, tra l’altro, la sua partecipazione all’ultimo film di Marco Bellocchio: “Dopo Fai bei sogni mi ha chiamato per La conversione, il suo prossimo film, sul caso Mortara, il bambino ebreo tolto alla sua famiglia dalla Chiesa nel 1858”.
Daniel Reichel