Pian del Lot, memoria dell’eccidio

Ventisette furono le vittime dell’eccidio del Pian del Lot, la più sanguinosa rappresaglia nazifascista nel territorio torinese. Ventisette nomi – tra cui quello del partigiano ebreo Walter Rossi, attivo in Val Pellice – su cui la città è tornata a riflettere nel corso di una cerimonia istituzionale che ha visto l’intervento di amministrazione comunale, amministrazione regionale e comunità ebraica. “La memoria è racconto, è tradizione, è cultura per un città e per i suoi cittadini. Ma la memoria affonda le sue radici nei luoghi che la custodiscono e che hanno silenziosamente visto compiersi la storia. Ecco perché oggi sono stata particolarmente emozionata nel rappresentare la città. Ecco perché oggi siamo chiamati a preservare la nostra memoria collettiva e difendere il valore dei fatti storici”, la riflessione svolta dalla vicesindaca Michela Favaro. A rappresentare gli ebrei torinesi il Consigliere della Comunità ebraica Arnaldo Levi. Nel ripercorrere la storia del partigiano Rossi, l’esponente della Comunità ha tra l’altro affermato: “Quando si parla degli oltre mille ebrei italiani che si unirono alla Resistenza (ricordiamo Umberto Terracini, Leo Valiani, Emanuele Artom cui è intitolata la nostra scuola secondaria di primo grado), va tenuto sempre in considerazione il fatto che le leggi razziali fasciste, emanate nel 1938, avevano rotto il patto che lo stato stringe con i propri cittadini. L’obiettivo del fascismo era quello di eliminare gli ebrei dalla società e dal territorio”. Il primo passo sulla strada del dominio totalitario, ha ricordato a tal proposito, “consiste nell’uccisione della persona giuridica, che viene messa al di fuori del diritto vigente: la sua colpa consiste nella semplice esistenza”. Arruolandosi tra le file dei partigiani, gli ebrei italiani ricostruirono pertanto “quel patto di cittadinanza che il fascismo, con quelle leggi criminali, aveva infranto”.
Un altro luogo della memoria in cui le autorità locali si sono raccolte è stato poi il poligono del Martinetto, usato dai fascisti per l’esecuzione delle sentenze capitali. “Gli otto componenti del CLN fucilati il 5 aprile 1944 non furono le uniche vittime trucidate in questo luogo nella primavera di quell’anno: insieme a loro altri 53 partigiani e resistenti vennero uccisi barbaramente”, ha sottolineato il presidente della Comunità ebraica Dario Disegni nel suo intervento. Tra loro anche un capitano degli Alpini ebreo: Ferruccio Valobra. La cui vicenda, ha detto Disegni, è emblematica della storia degli ebrei in Italia. Dopo l’emancipazione conquistata sotto Carlo Alberto nel 1848 furono infatti espulsi “dalla vita civile con le infami leggi razziste promulgate solo 90 dopo da un suo discendente, Vittorio Emanuele III, che firmò, senza minimamente opporsi, i provvedimenti predisposti da Mussolini”.