La salma di Parini
in arrivo a Roma
Nel pomeriggio è attesa a Ciampino la salma di Alessandro Parini, l’avvocato romano rimasto ucciso nell’attentato di Tel Aviv. Nelle scorse ore è infatti arrivato “il via libera dalle autorità israeliane, che hanno concluso una parte delle indagini” (La Stampa). Nessun proiettile, è stato reso noto, era presente nel suo corpo. Da Gerusalemme arriva anche la notizia della morte di Lea Lucy Dee, la madre delle due sorelle assassinate venerdì da terroristi palestinesi nella valle del Giordano. In quell’attacco “la madre era rimasta ferita in modo molto grave e per giorni i medici hanno cercato di salvarla” (Corriere). In un discorso alla nazione, il premier Netanyahu ha parlato ieri di Paese “sotto attacco”. Tensioni anche nell’area dell’insediamento di Eviatar, evacuato dal precedente governo, dove vari ministri e parlamentari hanno partecipato a una marcia di protesta chiedendone il ripristino e la legalizzazione. L’iniziativa, sottolinea il Sole 24 Ore, “è stata interpretata come un tentativo di supportare i falchi del governo ultranazionalista di Netanyahu, in un momento in cui i sondaggi segnalano un netto calo di consensi”.
Sei direttori di quotidiani (Luciano Fontana, Claudio Cerasa, Massimo Giannini, Massimo Martinelli, Maurizio Molinari e Agnese Pini) firmano una lettera-appello per la liberazione di Evan Gershkovich, il corrispondente del Wall Street Journal arrestato dalla Russia con l’accusa di spionaggio. “A nome dei giornalisti italiani che lavorano per le nostre testate e ritenendo di farci interpreti di un sentimento diffuso nell’opinione pubblica del Paese – si legge – vogliamo rappresentare la nostra ferma condanna di questa decisione e intendiamo aggiungere la nostra voce a quella di chi sta chiedendo che Gershkovich venga subito rilasciato”.
“Vi prego di considerare che è una storia che ci riguarda. Davvero. Non sono affari loro, no. Ci riguarda”, scrive Concita De Gregorio su Repubblica.
Sembra intensificarsi la sfida globale “tra democrazie e regimi autoritari” (Repubblica). Da leggere in quest’ottica l’azione del dipartimento di Giustizia americano, che ha aperto un’inchiesta “sulla pubblicazione di decine di documenti top secret del Pentagono, apparsi nei giorni scorsi su Twitter, Telegram e altre piattaforme digitali, principalmente riguardanti l’invasione russa dell’Ucraina ma anche i rapporti fra gli Stati Uniti e vari loro alleati, dalla Corea del Sud a Israele”.
Alcuni documenti trafugati raccontavano di un piano del Mossad per fomentare le proteste contro la riforma della giustizia. L’agenzia di intelligence ha però smentito queste ricostruzioni, dicendo che alcuni dipendenti “avevano chiesto e ottenuto il permesso per recarsi alle manifestazioni, ma non c’era mai stata una regia per fomentare divisioni dentro alla società israeliana” (Il Foglio).
Il Corriere presenta ‘L’Olocausto. Una storia incompiuta’, il nuovo saggio di Dan Stone. Il lavoro dello storico inglese, si legge, “attraversa con una lucida progressione le tappe che hanno portato alla distruzione degli ebrei, a partire dall’ideologia/utopia di una nuova Europa ariana, fino all’idea che troverà realizzazione verso la fine del 1941 di uno sterminio necessario alla salvezza della comunità di popolo tedesca e per questo acclamato come giusto ed etico”.
Su Repubblica invece spazio al volume ‘Le parole del fascismo’, nato da una collaborazione della testata con l’Accademia della Crusca.
Su Libero un intervento di Fabrizio Cicchitto sul 25 Aprile. Scrive l’ex parlamentare: “Nell’Italia di oggi, grazie a come l’Anpi ha manipolato le manifestazioni del 25 aprile, gli ebrei romani sono stati di fatto finora sempre messi nella impossibilità di partecipare e quelli di Milano vengono duramente contestati da chi come i palestinesi dal punto di vista storico e politico con la Resistenza italiana non c’entrano proprio niente”.
“In casa vigeva un regime di terrore e persino la religione ebraica veniva strumentalizzata dal ‘padre padrone’ per vessare la moglie e i figli”. Questa, riporta il Messaggero, la ricostruzione accusatoria che ha portato un cittadino israeliano residente da oltre vent’anni a Roma a processo per maltrattamenti in famiglia.
“Vittimismo e piagnisteo. Ecco le nuove armi (improprie) dei potenti”. È il titolo di una riflessione di Gabriele Segre, direttore della fondazione Vittorio Dan Segre, sulle pagine di Domani.
Adam Smulevich
(11 aprile 2023)