Ricordando Carlo Cammeo,
giovane vita spezzata dal fascismo

Aveva 24 anni Carlo Cammeo quando una squadraccia fascista lo uccise nel cortile della scuola elementare di Pisa in cui insegnava. Segretario cittadino del partito socialista, nato a Tripoli ma formatosi nell’ateneo locale, Cammeo era ebreo. Sulla sua tomba una falce e martello su di un libro aperto commemorano, insieme a una targa, una delle prime vittime “per sicaria mano fascista” di quella drammatica stagione di violenza. Era il 13 aprile del 1921.
A farne memoria un evento promosso dalla Comunità ebraica pisana insieme alla sezione provinciale dell’Anpi. “Cammeo è stato assassinato 102 anni fa nel giardino della scuola dove insegnava, e nonostante sia trascorso più di un secolo il messaggio del suo sacrificio è oggi più che mai attuale e carico di significato”, la riflessione posta in apertura di cerimonia dal presidente della Comunità ebraica Maurizio Gabbrielli. Ad essere spezzata dai fascisti una vita che si era dedicata “ai valori dello studio” e che fu sacrificata “a quello della libertà, così come testimonia il suo epitaffio; a sintesi di questo tutt’oggi si possono vedere sulla sua tomba i simboli dei principi che ressero la sua esistenza: un libro aperto, che rappresenta l’amore per lo studio e per la sua professione di maestro, e una falce e martello, a testimonianza della sua fede politica”. Forse, è stato evidenziato, l’unica testimonianza in Italia “di questi simboli incisi su una pietra tombale in un cimitero ebraico”. Pochi sanno, ha poi aggiunto Gabbrielli, “che negli anni Trenta la Comunità fu obbligata a cancellare tali simboli perché ritenuti sovversivi, ma nel 1945 la famiglia li fece scolpire nuovamente; questo assassinio, il cui mandante morale fu la Direzione del fascio di combattimento pisana, agli occhi del partito fascista che stava nascendo, rappresentava la giusta ‘punizione’ per chi si era espresso contro la violenza delle camicie nere che, in quella primavera, imperversava in Toscana e in tutta Italia”. Quel fascismo “che 17 anni dopo metterà al bando tutti gli ebrei italiani attraverso le infami leggi razziste firmate da re Vittorio Emanuele III proprio a Pisa, nella tenuta di San Rossore”. Gabbrielli ha concluso il suo intervento con un auspicio: “Oggi, nel ricordare quella barbara e plateale uccisione, credo sia giunto il tempo di affrontare attraverso una riflessione pacata e approfondita quello scorcio della nostra storia recente con l’intento di restituire il ricordo di quelle vicende al patrimonio e alla memoria condivisa che deve, una volta di più, rafforzare i valori di libertà e democrazia su cui è fondata la nostra Carta costituzionale”. L’iniziativa ha visto l’intervento tra gli altri di Fabrizio Franceschini, vice-presidente della Società Storica Pisana, del presidente della sezione locale dell’Anpi Bruno Possenti e dello storico del socialismo Sergio Cortopassi.