Europa, la sfida della fraternità
La fraternità europea intesa come consapevolezza di un comune destino, qualcosa che va oltre la solidarietà. È uno dei temi che il Capo dello Stato Sergio Mattarella tratta in un’intervista con il Corriere della sera, sottolineando come anche i padri costituenti si misurarono con questo pensiero.
“In una prima stesura dell’articolo 3 della nostra Costituzione scrissero un inciso di rara bellezza espressiva: le norme, secondo questa primigenia versione del testo, risultavano poste ‘al fine di assicurare l’autonomia e la dignità della persona umana e di promuovere a un tempo la necessaria solidarietà sociale, economica e spirituale, in cui le persone debbono completarsi a vicenda’”, ricorda Mattarella. Il presidente della Repubblica spiega di trovare che l’espressione “completarsi a vicenda” tra persone, tra esseri umani, tra cittadini europei, rappresenti “quanto di più significativo si possa immaginare per l’Europa ‘unione delle diversità’, ispirata da una visione che sappia guardare lontano, senza il rischio della lusinga dell’inciampo in limes, in barriere artificiosamente create”.
Secondo Mattarella, potremmo parlare di fraternità europea come “acquisizione di consapevolezze più autentiche, che abbiano la meglio anche su narrazioni correnti di crisi di convivenza con gli immigrati che giungono sulle nostre coste o agli altri confini d’Europa, fuggendo da guerre, carestie, sconvolgimenti climatici”.
“Il fatto che io abbia sposato la svolta di Fiuggi parla di me. Che devo fare? Poi Fini è andato oltre, ma io credo comunque che quando ha definito il fascismo male assoluto parlasse delle leggi razziali”. A dirlo, in un colloquio con Repubblica, è il presidente del Senato Ignazio La Russa.
La seconda carica dello Stato, restando su questi temi, sostiene che “qualsiasi cosa si dica o si faccia viene strumentalizzata e finiamo costretti sempre a inseguire la polemica; allora rinuncio pure a fare commenti, come è accaduto in Israele”. Secondo La Russa “se togliamo la fiamma dal simbolo di FdI, ci rinfacceranno il riferimento alla Nazione e poi ne troveranno altre: è una gara a cui non sento di partecipare”.
Il presidente del Senato difende il ministro Lollobrogida (“Ma pensa davvero che Lollobrigida sia un suprematista bianco? Lui stesso ha detto che non sapeva quello che diceva, o meglio non conosceva la teoria complottista di Kalergi”) e sul 25 Aprile annuncia: “Farò una cosa che metterà d’accordo tutti”.
“Guardate che nella Costituzione non c’è alcun riferimento all’antifascismo” la considerazione con cui si apre il colloquio, ripresa anche da altri giornali.
Sulla Stampa una intervista alla presidente UCEI Noemi Di Segni, che parte dalle recenti dichiarazioni sulla “sostituzione etnica” del ministro dell’Agricoltura.
“Già normalmente – afferma – sono parole che stonano, sono apparse ancora più fuori luogo mentre eravamo ad Auschwitz con il presidente della Repubblica e con gli studenti a cercare di trasmettere una memoria attenta e rispettosa nel giorno del ricordo delle vittime della Shoah”. La presidente dell’Unione, nell’esaminare l’approccio delle istituzioni su determinate questioni storiche, sostiene che “da parte di questo governo ci sono già state dichiarazioni molto gravi e altre ce ne saranno in futuro: è evidente che dobbiamo fare un percorso insieme, è una responsabilità non solo verso gli ebrei ma anche per gli italiani”.
Di Segni invita a un’azione di consapevolezza sul fatto “che il fascismo ha fatto cose gravissime a partire dalle leggi razziali” e “che è stato un male assoluto” per il Paese intero. L’esecutivo, prosegue nell’analisi, “deve essere consapevole di quello che è accaduto davvero e deve avere il coraggio che hanno avuto i tedeschi”.
L’appello, guardando al 25 Aprile ormai imminente, “è di essere attenti e coerenti in questa giornata, di ammettere le responsabilità del fascismo e di sapere da che cosa è stata liberata l’Italia: in questi giorni in cui si parla di sostituzione etnica va messo in evidenza che anche la Brigata Ebraica ha combattuto per liberare l’Italia; grazie a Dio quegli ebrei non solo non sono stati sostituiti ma sono venuti a salvare anche chi ha ora il coraggio di parlare offendendo la memoria”.
Nell’aula di Palazzo Madama, sul 25 Aprile, è intanto scontro tra maggioranza e opposizione. Il voto di due diverse mozioni è finito infatti “con la maggioranza che urla ‘vergogna’ e le opposizioni che accusano gli avversari di non riuscire nemmeno a scrivere la parola ‘antifascismo’, figurarsi celebrarlo” (La Stampa).
Massimo Franco, in un editoriale sul Corriere, scrive che sulla scena politica “i temi divisivi si accavallano, quasi per forza di inerzia, e il rischio che finisca per entrarci anche la Festa della Liberazione del 25 aprile sta diventando palpabile”. Difficile dire, la sua opinione, “fino a che punto dipenda dalla cultura della destra di governo, con la zavorra del suo passato, e quanto da quella di una parte della sinistra che marca le differenze in modo ideologico”. Il risultato, si legge, “è comunque quello di un’Italia che continua a lacerarsi: sul passato e sul presente”. E che proietta questa immagine “anche fuori dai suoi confini, indebolendosi”.
Il Parlamento europeo ha approvato ieri un emendamento che “condanna fermamente la diffusione di retorica anti-diritti, anti-gender e anti-Lgbtiq da parte di alcuni influenti leader politici e governi nell’Ue”. Destinatari del richiamo Italia, Polonia e Ungheria. Il cuore della risoluzione, riporta il Corriere, “è la condanna del disegno di legge anti-Lgbtiq+ dell’Uganda, che propone la pena di morte, l’ergastolo o fino a 20 anni di carcere per i reati di ‘omosessualità’ o la sua ‘promozione'”. Al riguardo l’Europa ha chiesto “la depenalizzazione universale dell’omosessualità e dell’identità transgender”.
Sul Mattino la cronaca di un incontro organizzato a Napoli dall’associazione Italia-Israele, con tra gli ospiti il coordinatore nazionale nella lotta contro l’antisemitismo Giuseppe Pecoraro. Questo il suo pensiero: “Contro l’antisemitismo finora sono state dette molte, forse anche troppe parole. Ora è il momento di passare ai fatti, alle cose concrete: per questo bisogna diventare operativi. Subito”.
Adam Smulevich
(21 aprile 2023)