L’architettura dell’identità ebraica
Luoghi di di preghiera e di studio, le sinagoghe rappresentano, spiegava rav Jonathan Sacks, “la casa del cuore ebraico”. Una casa che ha permesso all’ebraismo di conservare la propria tradizione lungo i millenni, continuava il rav. A questo luogo – in ebraico Bet HaKnesset, casa dell’assemblea -, alla sua presenza ed evoluzione in Italia è dedicata la mostra “Case di vita. Sinagoghe e cimiteri ebraici” del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Un’esposizione che rappresenta un’opportunità per conoscere la storia delle sinagoghe – e dei cimiteri – sparsi per l’Italia, ma anche per riflettere sul loro ruolo religioso, sociale e identitario. E ruota attorno a questi spunti il dossier dell’ultimo numero di Pagine Ebraiche, attualmente in distribuzione, con l’accento sul percorso proposto dal Museo dell’ebraismo di Ferrara.
Ad aprire il giornale il progetto lanciato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, insieme al Meis, per celebrare i 75 anni della Costituzione “Articolo 3, diversi tra uguali”. Un’iniziativa in sei tappe avviato dal confronto al Polo del ‘900 di Torino tra Daniela Dawan, giudice di Cassazione e scrittrice, e Gherardo Colombo, già magistrato e attuale presidente di Garzanti. Per il secondo incontro a dialogare sono stati invece a Roma il presidente emerito della Corte costituzionale Giuliano Amato e la presidente UCEI Noemi Di Segni, introdotti dal presidente della Treccani Franco Gallo. L’itinerario dedicato all’Articolo 3 e a celebrare l’anniversario della Carta costituzionale proseguirà poi a Venezia, Napoli, Milano, Ferrara e Firenze.
A proposito di anniversari, sempre nelle pagine alte spazio alle celebrazioni per il 25 aprile: da Milano a Roma, nei cortei e nei presidi, il mondo ebraico ha partecipato alla festa per la Liberazione con grande orgoglio e consapevolezza. Per poi concludere la giornata riunendosi per un’altra festa di libertà: Yom HaAtzmaut, il giorno che nel calendario ebraico ricorda la nascita d’Israele.
La coincidenza di queste due simboliche date, che hanno unito Italia e Israele, è stata l’occasione per fare un bilancio dei rapporti tra i due paesi con l’ambasciatore israeliano a Roma Alon Bar. Tra le due nazioni “c’è un rapporto solido che va indietro nel tempo e tocca diversi ambiti. Negli ultimi mesi – la valutazione di Bar a Pagine Ebraiche – si è sviluppato però il potenziale per aumentare significativamente le relazioni a un livello diverso e più alto”.
Nelle pagine di Eretz si parla delle prospettive future del grande dibattito suscitato in Israele dalla riforma della giustizia voluta dal governo Netanyahu. Una riforma al momento congelata, ma che nei prossimi mesi, con la riapertura a maggio della Knesset, potrebbe presto diventare realtà. L’interrogativo è in che forma e come trasformerà gli equilibri democratici del paese. Anche il tema sicurezza rimane aperto: gli ultimi sviluppi con Gaza lo dimostrano, ma il campanello d’allarme era già suonato con gli attacchi quasi in contemporanea partiti da Libano, Siria e Cisgiordania in aprile. Israele non può permettersi di abbassare la guardia e deve mantenere l’unità davanti a queste minacce, sottolineano gli esperti.
In Orizzonti l’accento è sul rapporto tra Gerusalemme e Washington, con lo sguardo alle elezioni Usa e all’annuncio della candidatura del presidente Biden per ottenere la riconferma nel 2024. Un Biden attualmente impegnato su molti fronti, tra cui la delicata questione diplomatica – da risolvere il prima possibile – legata al destino del giornalista Evan Gershkovich, arrestato in Russia. A mobilitarsi contro questa ingiustizia, anche il mondo ebraico con una forte manifestazione di solidarietà nei confronti di Gershkovich e la richiesta a Mosca per arrivare al suo immediato rilascio.
Del destino dell’emittente pubblica Kan si parla nelle pagine di Economia, con la discussa intenzione del governo di Gerusalemme di toglierle fondi. Progetto al momento rimandato, anche perché l’esecutivo è concentrato su altre problematiche. Tra cui, come spiega l’economista Aviram Levy, le ripercussioni sull’economia nazionale della contestata riforma della giustizia e dello scontro politico ad essa collegato. “I primi effetti negativi sono già visibili in numerosi indicatori e sono inequivocabili”, evidenzia Levy, entrando nel merito della questione.
In Cultura ebraica rav Gianfranco Di Segni dedica il suo Angolo del Midrash alla parasha Nasò mentre il ritratto del mese, a firma di Massimo Giuliani, è dedicato alla figura di rav Elia Benamozegh.
Le pagine di Cultura aprono con il libro firmato da Franco Bonilauri dedicato a ricostruire la storia del Museo ebraico di Bologna, nato nel 1999 e diventato progressivamente un punto di riferimento culturale della città.
Si prosegue in un viaggio tra i sapori dell’America ebraica in un approfondimento firmato da Daniela Gross che prende spunto da “I’ll Have What She’s Having: The Jewish Deli” (“Prendo quello che ha preso lei: il deli ebraico”), la rassegna, organizzata dallo Skirball Cultural Center di Los Angeles, che ripercorre la traiettoria degli immigrati ebrei dal centro e dall’est Europa attraversa la prospettiva culinaria. “È una rilettura in cui, sottratta agli stereotipi, l’esperienza del deli si rivela in tutta la sua complessità – scrive Gross – come una storia di immigrazione, cibo e scambi – la nascita di una nuova cultura che declina il passato alla luce del presente e strada facendo costruisce un nuovo orizzonte di significati”.
Maggio è anche il momento del Salone del Libro, edizione dedicata al tema “Attraverso lo specchio”. Come da tradizione anche il giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche sarà presente al Salone. In particolare con un evento a cura della casa editrice Giuntina e organizzato dalla redazione assieme alla Comunità ebraica di Torino: la presentazione del libro “La matta di piazza Giudia” di Gaetano Petraglia, dedicato a una figura esemplare ma ancora poco nota nella Roma ebraica degli anni più duri. L’appuntamento è per domenica 21 maggio, alle 11.45, in Sala Indaco.
A chiudere il giornale, la pagine di Sport dedicate alla vittoria dello scudetto del Napoli, occasione per ricordare chi fondò la squadra: Giorgio Ascarelli. Un mito, la definizione che ne dà Giuseppe Pacileo. Mitico anche “per quella sorta d’aureola del martirio che gli regalarono, sebbene postuma, l’anormalità idiota delle leggi razziali e la normalità ignobile dell’umana ingratitudine”.