“Da Nord a Sud d’Israele,siamo pronti su ogni fronte”
Non è inusuale che in Israele si tengano grandi esercitazioni militari. A volte capita di vedere incolonnati veicoli dell’esercito che si spostano da un luogo all’altro del paese. Operazioni normali in una realtà in cui il tema della sicurezza è in cima all’agenda. E in questo quadro rientra l’esercitazione su larga scala – una delle più complesse degli ultimi anni – lanciata in questi giorni in tutto il Paese. Manovre che dureranno due settimane e volte a simulare una potenziale guerra su più fronti. Un’indicazione di quale sia la preoccupazione per il futuro dei vertici militari e di governo israeliani. L’esercitazione generale, iniziata la scorsa settimana, simula il combattimento in aria, in mare, via terra e nel cyberspazio. Le forze regolari e di riserva, di tutti i comandi, vi stanno prendendo parte, “il tutto per aumentare la competenza e la prontezza per una campagna prolungata”, ha spiegato il portavoce militare. “Siamo obbligati ad agire contro la minaccia nucleare iraniana, contro gli attacchi missilistici sullo Stato di Israele e contro la possibilità di arene multiple”, ha sottolineato il Primo ministro Benjamin Netanyahu. Parole pronunciato partecipando a un gabinetto di sicurezza simulato, parte dell’esercitazione. “La realtà nella nostra regione sta cambiando rapidamente. Noi ci stiamo adattando”, ha aggiunto Netanyahu. “Siamo fiduciosi di essere in grado di affrontare qualsiasi minaccia da soli e anche con altri mezzi”, ha concluso. Un chiaro segnale ad alleati e nemici su come, al di là dei contrasti interni, sul fronte sicurezza il paese sia unito e pronto. “Se, Dio non voglia, si dovesse verificare una guerra, il fronte interno israeliano dovrebbe affrontare sfide come quelle che non abbiamo mai conosciuto nei nostri 75 anni di esistenza. Questo ci impone di essere preparati in anticipo, con una preparazione ottimale”, il commento del ministro della Difesa Yoav Gallant.
Nel frattempo le minacce iraniane sono tornate a farsi sentire. Il regime di Teheran ha dichiarato di aver creato un missile ipersonico in grado di raggiungere Stati Uniti e Israele. Un’arma – chiamata Fattah, o “Conquistatore” in farsi – che rappresenterebbe un pericolo reale per la sicurezza delle due democrazie alleate. A complicare il quadro, anche l’annunciata riapertura delle sedi diplomatiche iraniane in Arabia Saudita. Un riavvicinamento che per Gerusalemme non può che rappresentare una notizia negativa. Il percorso verso una normalizzazione dei rapporti con Riad appare infatti ulteriormente complicato da questo passaggio.