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Mondiale di calcio,
sogni realizzati e infranti

Ai mondiali under 20 in corso in Argentina la squadra israeliana è stata sconfitta in semifinale dall’Uruguay per uno a zero. Nel suo piccolo però, la giovane selezione ha fatto la storia sportiva d’Israele: è stata la prima squadra di calcio nazionale a giocarsi una semifinale in un torneo così importante. Ad applaudire il team guidato dall’allenatore Ofir Haim, anche i quotidiani italiani con Tuttosport (04/06) che, prima della semifinale, ne parlava come “una delle sorprese più clamorose della manifestazione”, in grado di battere la favorita Brasile. Dopo la sconfitta con l’Uruguay, il Presidente Isaac Herzog ha elogiato i giocatori per aver rappresentato Israele e la sua “talentuosa, variegata e coesa mentalità”. Chi è arrivato in finale è l’Italia, che ha battuto la Corea del Sud e sfiderà quindi l’Uruguay per la vittoria del mondiale.
A margine dei risultati sportivi, Libero (08/06) ha segnalato come su una tv araba la bandiera israeliana, nel corso della competizione, sia stata censurata.

Per Israele la settimana si è aperta però con una tragedia: l’uccisione di tre giovani soldati: Lia Ben-Nun, Ohad Dahan, Ori Itzhak Ilouz. “Lia Ben Nun aveva 19 anni e indossare l’uniforme dell’esercito israeliano da soldato combattente era sempre stato il suo sogno, come testimoniato da una delle sue insegnanti del liceo. Ed è proprio mentre prestava servizio di guardia sul confine tra Israele ed Egitto nell’Unità Bardelas, una delle squadre combattenti in cui uomini e donne servono insieme, che Lia è stata uccisa insieme al commilitone Ori Yitzhak Iluz. – la ricostruzione di Repubblica (04/06) – Ad assassinarli, una guardia di frontiera egiziana che ha poi eliminato un terzo militare dell’Idf – Ohad Dahan – prima di essere a sua volta colpita a morte, in uno degli incidenti più gravi dalla pace tra i due paesi siglata nel 1979 – sebbene i vertici politici e militari delle due nazioni abbiano ribadito che il legame è saldo”. I due paesi hanno aperto delle indagini sul caso e la pista seguita è quella del movente terroristico. Si pensava anche al traffico di droga perché, come spiegava il Corriere (04/06) l’area del Sinai è definita dal Premier Benjamin Netanyahu “un vero Far West”. “Attraverso i 60 mila km quadrati della penisola del Sinai passa di tutto, a piedi o sul pick-up: – la ricostruzione del Corriere – armi, droga, i predicatori radicali che incitano alla violenza dello Stato islamico”. Nell’area, aggiunge il quotidiano, la collaborazione tra Egitto e Israele soprattutto per contrastare l’Isis è forte. Una collaborazione ribadita anche dopo il grave incidente di sabato scorso.

Sul fronte ucraino le notizie di questi giorni sono state la controffensiva avviata da Kiev e la distruzione di un’importante diga sul fiume Dnipro, che ha causato innumerevoli al territorio. “Mosca accusa gli ucraini per la distruzione della diga di Kakhovka. Ma elementi di intelligence, i fatti e le necessità strategiche puntano il dito contro la Russia”, evidenziava Repubblica, spiegando come questa operazione favorisca di fatto solo l’esercito russo che controlla l’area. E come tra l’altro quest’ultimo avesse piazzato cariche esplosive nella diga già a ottobre.
Sul fronte diplomatico, il Corriere ha messo in luce come continui l’impegno dell’Occidente al fianco di Kiev. E si pensa anche al dopo: a una creazione attorno all’Ucraina di uno scudo difensivo sostenuto da Usa, Regno Unito, Francia e Germania. “I partner occidentali – scrive il Corriere – continuerebbero a inviare ordigni all’Ucraina anche in tempo di pace, trasformandola in una fortezza praticamente inespugnabile. Il riferimento più immediato è Israele, corazzata anche grazie alle anni Usa”.

“I lavori di restauro della facciata sono appena terminati, ma la Sinagoga di via Farini, che da 141 anni, con la sua cupola color rame, caratterizza lo skyline di Firenze, è costretta ad aprire un nuovo cantiere. E per trovare gli 88 mila euro con cui far fronte al pesante imprevisto, la Comunità ebraica fiorentina, attraverso l’Associazione dell’Opera del Tempio, lancia un crowdfunding”. Lo racconta Repubblica Firenze (08/06), segnalando la raccolta fondi online avviata per tutelare e mettere in sicurezza la sinagoga della città, già coinvolta in un’altra opera di restauro appena terminata.

Un nuovo sfregio antisemita è apparso il 5 giugno sul secondo murales realizzato per il Memoriale della Shoah di Milano dall’artista aleXsandro Palombo. L’opera, intitolata “Binario 21, I Simpson deportati ad Auschwitz”, era già stata vandalizzata di recente. “Esattamente come accaduto qualche settimana fa torniamo a chiederci cosa possa spingere a decidere di prendere e imbrattare un’opera in memoria della deportazione nazifascista”, il commento del Memoriale riportato dal Giorno (06/06).

Il 4 giugno si è manifestato in Polonia contro la scelta del governo di creare una Commissione che dovrebbe indagare le influenze russe sul paese. Il timore è che questo organo, scrive il Foglio (04/06), venta in realtà usato per “screditare i politici di opposizione proprio pochi mesi prima delle elezioni”. Il quotidiano aggiunge che “i polacchi sono sempre scesi in piazza con convinzione e numerosi ogni volta che il governo metteva a rischio la democrazia. Adesso che il PiS vuole usare un argomento serio e sensibile come la Russia, i cittadini puntano a una mobilitazione in stile israeliano per convincere il governo a fare un passo indietro: in Israele i grandi scioperi contro la riforma della Giustizia hanno costretto il premier Bibi Netanyahu a fermarsi”.

Ad Arona sul lago Maggiore dal 22 al 25 giugno si terrà la rassegna musicale “L’arca di Noa”, ideata dalla cantante israeliana Noa. “È legato anche all’idea del diluvio. Anche oggi navighiamo un mondo turbolento, spaventoso. L’arca è il luogo in cui proteggere ciò che amiamo. Cultura, musica, valori, solidarietà. E traghettarli al sicuro attraverso la tempesta”, spiega la cantante a La Stampa (06/06). Nell’intervista Noa esprime una posizione molto critica nei confronti del governo di Netanyahu e della sua contestata riforma della giustizia. “Abbiamo un vero problema in Israele: – afferma in un passaggio – la nostra democrazia è veramente debole. Quello che sta succedendo però porta anche a discutere una serie di aspetti che non vogliamo vedere: cosa vogliamo fare con i gruppi ultra-religiosi non integrati nella società? Poi: cosa facciamo con la Palestina? Quanto a lungo possiamo ignorare il problema? La maggior parte degli israeliani non vuole vedere il problemi”.

La città di Vienna, su proposta di un gruppo di artisti, inclinerà la statua dell’ex sindaco Karl Lueger, antisemita e ammirato da Hitler, per spostare la “prospettiva” dell’osservatore. L’assessore comunale alla Cultura, la socialdemocratica Veronica Kaup-Hasler, ha spiegato: “Non voglio che la gente smetta di pensare a Lueger e al suo operato, al populismo e all’antisemitismo politico”, da qui l’idea di non rimuovere la statua, ma di inclinarla verso destra. Il Giornale (3/06) riporta come l’iniziativa abbia ricevuto forti critiche da parte di Benjamin Kaufmann, della Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo in Austria (Licra), secondo l’iniziativa “non si pone contro l’antisemitismo di Lueger” e non interrompe l’aspetto monumentale e celebrativo dell’opera.

L’inserto del Foglio (03/06) presenta un approfondimento dedicato a come il nazismo mise a tacere la stampa tedesca, in particolare quella ebraica. “Le firme invise al nuovo governo sparivano da un giorno all’altro. I direttori sgraditi venivano sostituiti. Della radio si erano impadroniti completamente sin dal primo giorno. – si legge nell’incipit dell’articolo – Le redazioni si svuotavano. Molti editori di giornali avevano fiutato l’aria anzitempo. Si erano adeguati senza che nemmeno gli venisse chiesto. Quando gli venne chiesto, anzi furono obbligati, non c’era più niente da fare. I proprietari di alcuni tra i giornali più prestigiosi, veri e propri monumenti alla libertà di stampa, erano famiglie di origine ebraica. Furono i più solerti a licenziare i giornalisti ebrei, o in odore di sinistra, o troppo liberal, o che, per una ragione o l’altra, davano fastidio ai nazisti. Non furono premiati per l’arrendevolezza. Né i direttori che speravano di venire riconfermati saltando sul carro dei vincitori, né i proprietari che speravano che il nuovo potere li lasciasse stare. I giornali gli vennero portati via lo stesso”.

In settimana si è tornati a parlare dell’ultimo volume del filosofo Michael Walzer Che cosa significa essere liberale (La Raffaello Cortina Editore). “Solo il liberalismo va oltre dogmi e fanatismi”, spiega il filosofo in un’intervista a La Stampa (3/06). Per il Domenicale del Sole 24 Ore (04/06) Walzer riempie la l’aggettivo liberale di significati: “limitazione del potere, apertura, difesa dei diritti individuali, possibilità di opposizione e accoglienza degli stranieri”. “Una lezione per tutti”, la valutazione del quotidiano economico. E per l’Espresso (04/06) il filosofo americano, che dimostra una grande attenzione per gli scritti di Carlo Rosselli, spiega perché “non possiamo non dirci liberali”. Il Foglio nel suo inserto (03/06) si sofferma sull’analisi che Walzer, ebreo americano, fa del temperamento dell’ebreo liberale che “mal si concilia con una concezione ‘lacrimosa’ della storia del popolo dell’Alleanza. Perché essa è anche una storia di coraggiosa innovazione, di creatività intellettuale, di sopravvivenza collettiva contro ogni avversità”.

“È stata una vita complessa ma anche ricca. Ho avuto una formazione sbalorditiva al conservatorio di Mosca anche se poi, dati gli accadimenti, ne sono uscito senza un diploma. Lì ho incontrato Ojstrach, Gilels, Richter, Shostakovich. C’è poi l’altro lato, quello di mio papà morto prematuramente e perseguitato poiché ebreo, quindi di mia sorella che scappa in Israele e di qui il timore del regime che la seguissi, e come conseguenza i miei anni di segregazione fino all’agognato visto per Israele”, così il violoncellista Mischa Maisky spiega al Giornale (07/06) la prima parte della sua vita sotto l’Unione Sovietica. Una parte in cui verrà anche deportato in un campo di lavoro. Archiviato quel passato, Maisky è diventato poi un violoncellista di fama mondiale e in questi giorni si è esibito a Ravenna assieme a Martha Argerich.

A diverse settimane dal lancio a Cannes, il film di Bellocchio continua a far parlare di sé sui quotidiani italiani. Oltre a diverse interviste al regista, su Repubblica (8/06) viene presentato un volume della Cineteca di Bologna che raccoglie testi, testimonianze e l’ultima sceneggiatura del film dedicato al rapimento del bambino ebreo Edgardo Mortara da parte della Chiesa a metà Ottocento.