Ben Helfgott (1929-2023)
Nato a Piotrków Trybunalski, cittadina del voivodato di Lodz, Ben Helfgott aveva 10 anni quando la Germania nazista invase la Polonia. Ed era ancora un bambino quando i tedeschi lo deportarono in campo di sterminio. Di anni non ne aveva ancora 16 quando, con altri 731 ragazzini rimasti orfani, fu trasferito dal CBF World Jewish Relief in Inghilterra. Una nuova patria e l’inizio di una nuova vita, che per Helfgott sarebbe stata anche nel segno della pratica sportiva ad altissimi livelli. Nel suo caso nel sollevamento dei pesi, che l’avrebbero visto rappresentare l’Inghilterra alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 e a quelle di Roma del 1960. In entrambi i casi con i gradi di capitano. “Mi sentivo come se stessi rappresentando tutto il talento che non ha potuto raggiungere il suo potenziale a causa dell’orrore nazista”, avrebbe raccontato molti anni dopo in una intervista.
Scomparso negli scorsi giorni, Helfgott è stato uno dei due unici sportivi sopravvissuti alla Shoah a raggiungere il massimo traguardo possibile per un atleta. L’altro era il nuotatore francese Alfred Nakache (1915-1983), che era sceso in vasca sia a Berlino ’36 che ad Amsterdam ’48. Due edizioni passate alla storia perché, la prima, emblema della propaganda nazista al suo apice; la seconda, invece, diventata uno dei simboli della ripartenza post-bellica. Helfgott, oltre a collezionare due partecipazioni ai Giochi e a vincere varie medaglie alle Maccabiadi, è stato un Testimone della Shoah molto attivo, presidente tra le altre della Aid Society for Holocaust Survivors e dello Yad Vashem Committee of Board of Deputies of British Jews.
Tra quanti hanno voluto commentare la sua scomparsa il rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth rav Ephraim Mirvis, che ha affermato: “Ben Helfgott è stata una delle persone che più mi hanno ispirato. Era un leader carismatico e appassionato, che promuoveva i valori della compassione, della comprensione, dell’amore e della convivenza pacifica. Le sue orribili esperienze lo hanno ispirato a lavorare instancabilmente per un mondo più pacifico e unito”. Secondo rav Mirvis, il modo migliore per ricordarlo “è far sì che la lezione della Shoah non sia mai dimenticata”.