moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Operazione Jenin

“L’attacco su Jenin inizia con i droni, almeno dieci missili sparati. Come non succedeva da vent’anni. All’operazione partecipano duemila soldati. Come non succedeva da vent’anni. Un’ora dopo la mezzanotte di lunedì gli aerei telecomandati a distanza bersagliano il ‘quartier generale’ – definizione dell’intelligence israeliana – per il coordinamento tra i vari gruppi che si muovono armati lungo i vicoli della cittadina e del campo rifugiati”. È il racconto con cui il Corriere (04/07) ricostruisce l’avvio dell’operazione antiterrorismo israeliana nel campo profughi di Jenin. Un’operazione al centro di molte ricostruzioni e analisi sui quotidiani della settimana. Obiettivo della missione, arginare, scriveva Repubblica (04/07), la pericolosità di Jenin, “diventata la base di numerosi gruppi armati, riempiendosi di depositi di armi e laboratori per la fabbricazione di esplosivi. Dei 49mila abitanti della città, circa 18mila vivono nel campo profughi e secondo stime dell’esercito israeliano il 25% si identifica con la Jihad islamica e il 20% con Hamas. Il centro è anche la base di alcuni nuovi gruppi armati autonomi o con un’affiliazione meno marcata. Da lì sono originati oltre 50 attacchi condotti con armi da fuoco contro obiettivi israeliani dall’inizio dell’anno con 19 terroristi che visi sono rifugiati dopo aver colpito”.
Il Foglio (05/07) evidenziava come il terrorismo a Jenin evolva con strategie e armi nuove e come da lì siano stati lanciati due razzi. Un attacco rudimentale che non ha fatto danni, ma che, aggiungeva il Corriere, fa temere alle forze di sicurezza che il nord della Cisgiordania possa diventare come Gaza. Tanto più, proseguiva il Foglio, che a Jenin ormai “l’Autorità nazionale palestinese non controlla più nulla”.
L’operazione è durata 48 ore ed è stata definita un successo dal ministro della Difesa Yoav Gallant. Negli scontri a fuoco dodici miliziani sono morti e un soldato dell’esercito. Centinaia di arresti sono stati compiuti e diversi laboratori e depositi d’armi sono stati scoperti e svuotati. Uno, ricordava Libero, è stato trovato nei sotterranei di una moschea. Domani invece ha messo in luce come gli analisti abbiano considerato l’intera operazione “un compromesso fra il governo di estrema destra, che chiede a gran voce un’operazione su larga scala in West Bank, e i vertici dell’esercito favorevoli a un approccio più prudente e ponderato (da qui forse anche la riluttanza ad assegnare un nome all’incursione in corso)”. Sempre sulle pagine di Domani (06/07) Davide Assael parlava di “eterno ritorno dell’uguale che divide Israele e Palestina” in riferimento alla violenza ciclica e alla mancanza di prospettive di pace tra le parti.
In questo quadro delicato sul fronte sicurezza, aggiungeva il Foglio, sono proseguite le proteste contro il governo Netanyahu per le sue mosse sulla Giustizia.

A segnare la settimana anche un attentato nel nord di Tel Aviv. “Nel primo pomeriggio di ieri, a una fermata di autobus in un quartiere residenziale nel nord di Tel Aviv, un autofurgone è piombato su un capannello di persone in attesa. – il resoconto de La Stampa (05/07) – Ne ha colpite cinque, ripreso dalle telecamere di sorveglianza. A quel punto Abed al-Wahab Khalaila, 20 anni originario di as-Samu nei pressi di Hebron, dopo essersi schiantato contro la palina è uscito dal mezzo attraverso il finestrino e ha cercato di portare a compimento il suo obiettivo. Con un coltello ha inseguito chiunque fosse alla sua portata ed è riuscito a pugnalare una persona. Alla fine ha ferito almeno otto persone, tra cui una donna incinta le cui condizioni sono molto gravi. A fermarlo, un israeliano armato di pistola, che passava a bordo di uno scooter”.

Dai rapporti d’Israele e in particolare della sua famiglia con la Chiesa cattolica, alle prospettive di pace con i palestinesi, sono alcuni dei temi toccati dal Presidente d’Israele Isaac Herzog in un’ampia intervista rilasciata all’Osservatore Romano (02/07). L’occasione per il colloquio, spiega il quotidiano della Santa Sede, sono i trent’anni dagli Accordi di Oslo. Oggi le prospettive di una intesa con i palestinesi sono lontane ed Herzog ne analizza i motivi. “Il primo ostacolo, lo voglio dire con molta franchezza e dolore, è dato dal susseguirsi di azioni di terrorismo contro il nostro popolo, contro civili inermi”. Nell’intervista si parla anche di fenomeni recenti di aggressioni a fedeli cristiani in Israele. Herzog evidenzia come si tratti di una minoranza estremista che cerca con questi atti visibilità. “Si tratta di fenomeni marginali ad opera di fanatici estremisti che condanniamo fermamente. Siamo in contatto con le vostre istituzioni ecclesiali per prevenire e reprimere queste iniziative criminali. Evitiamo di dare clamore a queste azioni, perché è esattamente ciò che vogliono questi fanatici”.

Per la Francia settimana la settimana è stata molto complicata. L’uccisione a Nanterre del giovane Nahel da parte di un poliziotto che gli ha sparato da distanza ravvicinata ha generato caos e violenza. “Le proteste si sono propagate immediatamente, come un contagio incontrollabile. – l’analisi del Sole 24 Ore (03/07) – E sono assurte a rivolta nazionale contro la polizia, contro il razzismo e, catalizzando il malcontento che ribolle nel Paese, contro la stessa l’autorità, per la verità già compromessa, del presidente Emmanuel Macron. Negli ultimi giorni, a Parigi a Tolosa, Lille, Lione, Bordeaux, Marsiglia, Strasburgo gruppi di manifestanti inferociti hanno saccheggiato stazioni di polizia e decine di attività commerciali e lanciato molotov e oggetti contundenti contro gli edifici pubblici e la polizia in assetto antisommossa. Quasi 2.000 persone sono state arrestate”. Repubblica (03/07) ha criticato la replica di Macron alla situazione. “Se il capo dello Stato vuole davvero rispondere all’esplosione di una rabbia nichilista, dovrà finalmente riconoscere anche l’esistenza di una segregazione sociale, economica ed etnica che dura da troppo tempo”, l’analisi di Anais Ginori. “Riconoscere le cause della nuova rivolta delle periferie francesi non significa cercare alibi per chi attacca, minaccia, insulti chiunque è incaricato di far rispettare la legge odi rappresentare lo Stato. – sottolinea poi Ginori – Se è vero che i giovani di banlieue temono la polizia tanto quanto la odiano, non è una giustificazione per distruggere luoghi la cui funzione è proprio quella di aiutare questi quartieri svantaggiati: comuni, scuole, biblioteche, centri culturali. Non autorizza a dare sfogo a un antisemitismo primario, con l’attacco al memoriale della Shoah com’è successo negli ultimi giorni, in un Paese che è già in allerta per diversi attentati islamici che negli ultimi anni hanno colpito la comunità ebraica”. Per Fiamma Nirestein sul Giornale (03/04) l’episodio contro il Memoriale francese è un esempio di antisemitismo sotterraneo che sta riemergendo in Europa.

Dopo aver fato sognare milioni di israeliani e aver raggiunto un traguardo storico, la nazionale under 21 di calcio si è fermata in semifinale contro l’Inghilterra. In palio c’era la finale degli Europei, ma comunque la squadra guidata dal commissario tecnico Guy Luzon può sorridere. Con il piazzamento ottenuto potrà infatti tornare dopo oltre 40 anni alle Olimpiadi, partecipando a quelle del 2024 a Parigi. “Talenti ebrei e gol arabi”, titola Repubblica (03/07), raccontando come nella nazionale siano presenti le varie anime d’Israele. “Tutte le squadre nazionali israeliane sono una combinazione di ebrei, musulmani, drusi, circassi e giocatori stranieri. – raccontava Shlomi Barzel, rappresentate della Federazione Israeliana, a Leggo (5/07) – Questa è la storia del nostro Paese e si riflette anche nel calcio. Il capitano della squadra senior fino a poco tempo fa era Bibers Natcho, circasso”. I risultati del calcio giovanile in Israele sono dovuti, prosegue Repubblica, soprattutto agli investimenti nei vivai fatti nell’ultimo decennio dai club più ricchi: Maccabi Haifa, Hapoel Be’er Sheva e Maccabi Tel Aviv. Il quotidiano riporta però anche una stroncatura da parte Iddo Nevo, ricercatore in Storia dello Sport all’Università ebraica di Gerusalemme secondo cui il livello del calcio israeliano resta mediocre. Se più ragazzini cominceranno a giocare, gli effetti li vedremo fra 20 anni, non ora”.

In una decina di giorni il partito di estrema destra Alternative für Deutschland ha ottenuto due vittorie elettorali nell’Est della Germania, in Turingia prima e Sassonia poi. Per il momento si tratta di vittorie ristrette, scrive il Corriere della Sera (07/07), ma è comunque un ascesa quella di AfD che “getta letteralmente nel panico la classe politica tedesca, che ribadisce senza eccezioni il rifiuto totale a ogni alleanza o accordo, ma non sa andare oltre”. Il successo alle urne dell’estrema destra, prosegue il quotidiano, “coincide con una inquietante radicalizzazione, fatta di xenofobia, odio anti islamico e sconfinamenti neppure tanto velati nell’antisemitismo. Un nome per tutti, quello dell’ex insegnante di Storia Björn Hocke, leader della Turingia e vero centro del potere interno, che nei suoi discorsi attinge regolarmente al vocabolario delle SA naziste. Al punto che, come avviene già per AfD nel suo Land, è anche personalmente nel mirino dell’ufficio per la protezione della Costituzione, che vuole metterlo sotto sorveglianza in quanto potenziale pericolo per la democrazia”.

Il ministero della Difesa israeliano ha di recente chiesto alle autorità di alcuni paesi, tra cui l’Italia, di operare una serie di sequestri di denaro utilizzati per finanziare il terrorismo e in particolare Hamas. Per l’Italia si parla di centinaia di migliaia di euro, riporta Repubblica (04/07), “nella disponibilità dell’architetto palestinese, con base a Genova, Mohammad Hannoun, una vecchia conoscenza del nostro Paese, fondatore di un’organizzazione – l’Associazione Benefica di solidarietà con il popolo palestinese, Odv – dal passato assai chiacchierato”. Hannoun, spiega Repubblica, “è stato accusato, senza però avere mai ripercussioni penali, di nascondere dietro al suo gruppo un sostengo economico ai gruppi di terroristici palestinesi”. Oggetto di indagini anche dei servizi italiani, a fine del 2021, dopo le segnalazioni all’Antiriciclaggio, un istituto di credito aveva sospeso l’operatività sui conti dell’associazione di Hannoun per una serie di anomalie. “Da sempre molto vicino ad alcuni deputati 5 Stelle – racconta Repubblica – (era stato ricevuto anche dall’ex sottosegretario Manlio di Stefano mentre organizzava preghiere del venerdì con Sheykh Riyad Al Bustanji, uno dei predicatori più radicali dell’islam) negli archivi recenti spunta un viaggio organizzato a gennaio con Alessandro Di Battista e la deputata e capogruppo 5 Stelle in commissione antiterrorismo Stefania Ascari, per visitare i campi profughi palestinesi”.