GUERRA
A Roma una delegazione
di famigliari degli ostaggi

Ieri Nadav Kipnis ha ricevuto la più terribile delle notizie: tra le vittime dell’attacco terroristico di Hamas c’è anche sua madre Lilach, 60 anni. La stessa sorte era toccata al padre Evyatar (65), al suo assistente domestico Paul (42) e allo zio Avshalom (66), i cui corpi erano già stati identificati. Kipnis, con il suo dolore di orfano, è in arrivo a Roma con una delegazione di familiari di cittadini israeliani uccisi o rapiti. Lui stesso ha sette persone care tenute in ostaggio a Gaza. La delegazione incontrerà le massime figure istituzionali del paese, oltre a rappresentanti del Parlamento e del mondo ebraico. “Faremo tutto il possibile per esercitare pressione internazionale sul rilascio degli ostaggi”, ha dichiarato il ministro israeliano per la Diaspora, Amichai Chikli. Nella delegazione, informa l’ambasciata d’Israele, ci sarà tra gli altri Ilan Regev. Ilan spera nel ritorno dei figli Itai e Maya, 18 e 21 anni, entrambi rapiti al rave party. “Ci stanno ammazzando, ci stanno ammazzando. Sono in macchina e non posso scendere. Ti voglio bene”, l’ultima telefonata della figlia prima della cattura. A Roma anche Chen Eshets, cugino del 29enne Evyatar: pure lui è stato rapito al Nova Music Festival. Dalla sua casa di Nir Oz è stato invece sequestrato Alex Danzig, 75 anni, nato in Polonia e figlio di sopravvissuti alla Shoah: a Roma, a chiederne la liberazione, ci sarà il figlio Yuval. Nel gruppo di familiari anche Adar Eylon, la cui sorella Shira è stata uccisa al rave. Fino al ritrovamento del corpo, si è pensato potesse essere a Gaza. Ha detto la donna, prima della partenza: “Ho promesso a mia sorella al suo funerale che avrei fatto tutto ciò che era in mio potere per far sapere al mondo intero quello che ha passato. Il fatto che una donna innocente sia stata uccisa nel bosco e che i paesi di tutto il mondo protestino contro di noi è insopportabile”