GUERRA – A Roma i famigliari
delle vittime di Hamas: Non dimenticateli

Il mondo non guardi altrove e faccia di tutto per liberare gli oltre 200 ostaggi nelle mani di Hamas. È il messaggio trasmesso dalla delegazione di familiari di cittadini israeliani uccisi o rapiti che si trova in queste ore a Roma per alcuni incontri istituzionali di alto livello.
Adar Eylon è nella città eterna per onorare un impegno nei confronti di sua sorella Shira, uccisa dai terroristi al rave party: aveva 23 anni. “Al suo funerale”, spiega a Pagine Ebraiche, “le ho promesso che avrei raccontato la sua storia a chiunque me ne avesse dato la possibilità: il mondo deve sapere, perché se dimenticheremo succederà di nuovo, e non succederà soltanto in Israele”. Adar si dice “confortata per il supporto ricevuto dalle istituzioni”, ma anche “sconvolta per le immagini di manifestazioni contro Israele che ho visto; nei cortei c’erano tanti giovani, la futura classe dirigente; tra dieci anni guideranno l’Italia, io tra dieci anni potrei non avere più un paese in cui stare”. Shira, prosegue la sorella, “era una ragazza straordinaria, sempre gentile e disponibile; entrava in un posto e in quel posto entrava la luce; era appena tornata dall’India, dove si era impratichita dello yoga; aveva molti sogni e purtroppo non potrà realizzarli”. Adar ha alcuni progetti per tenerne vivo il ricordo: “Sto pensando a una fondazione, a qualche iniziativa che possa lasciare un segno. Ho anche intenzione di documentare le storie di chi è sopravvissuto, nascondendosi per ore nelle situazioni più estreme; è stato come ai tempi della Shoah e il mondo non può e non deve voltarsi da un’altra parte”. Adar ha anche intenzione di svolgere un servizio di volontariato nei kibbutz colpiti da Hamas: “Vorrei dare una mano, rivolgendomi soprattutto a tutti quei bambini che sono rimasti orfani. Dobbiamo restare uniti e aiutarci. Il paese, nonostante la tragedia, lo sta facendo”.
Chi ha ancora speranza, ma nessuna notizia, è Yuval Danzig. Suo padre Alex, 75 anni, è una delle colonne del kibbutz Nir Oz. Nato in Polonia nel 1948, è figlio di due sopravvissuti alla Shoah. L’ansia è costante, “un pensiero che non ti lascia mai”, confida Yuval. Anche perché il padre, che ha problemi cardiaci, ha bisogno di cure e farmaci. “È terribile vivere così, senza sapere niente. Vorrei che l’Europa si svegliasse, in particolare a livello di opinione pubblica. Non è un problema solo di Israele: è una situazione che riguarda tutti senza distinguo”, sottolinea Danzig. Suo padre, racconta Yuval, “è una persona di indole pacifica, che ha dedicato la sua vita alla Memoria della Shoah e alla trasmissione di valori forti: ha tanti amici arabi e si batte da sempre per la convivenza”.
Ideali che lo accumunano alle due donne rilasciate nelle scorse ore da Hamas: Yocheved Lifshitz, 85 anni, e Nurit Cooper, che ne ha invece 79. “Conosco bene entrambe”, dice Yuval. “Una è stata mia insegnante, con l’altra ho lavorato insieme. La loro liberazione è una splendida notizia. Ma è comunque chiaro che Hamas sta cercando di imbrogliarci, di guadagnare tempo o forse di infliggerci ulteriori sofferenze. Non a caso i mariti delle due donne sono ancora dentro Gaza, ostaggio di terroristi spietati che non sono indietreggiati davanti a niente. Neanche davanti ai bambini”.
Accanto alle famiglie giunte a Roma, negli incontri di queste ore tra Palazzo Chigi, Camera dei deputati e altre sedi, c’è tra gli altri la presidente Ucei Noemi Di Segni. In una nota l’Unione ha ribadito “il massimo impegno per la liberazione degli ostaggi”, chiedendo anche, “assieme alle famiglie tormentate dalle incertezze e dal dolore”, che si percorra ogni via di giustizia “per i crimini contro l’umanità commessi dai terroristi di Hamas nei confronti delle vittime”. La delegazione riceverà stasera l’abbraccio degli ebrei romani, nel corso di una cerimonia in programma al Tempio Maggiore. Per sensibilizzare la città sulla sorte degli ostaggi la Comunità ha inoltre predisposto venti installazioni di monitor Led nella capitale, posizionati in vari quartieri. A scorrere, da mattina a sera, volti e nomi di tutti i rapiti.

(Nell’immagine: Adar Eylon)