GUERRA 67ESIMO GIORNO – Israele non esclude nuova tregua per liberare ostaggi. Il nodo Barghouti
Israele e Qatar sono al lavoro per un nuovo accordo sugli ostaggi. Nel 67esimo giorno del conflitto, con battaglie in corso nel nord e nel sud della Striscia di Gaza, si torna a parlare di un possibile cessate il fuoco temporaneo basato sulla liberazione dei rapiti. La notizia è stata diffusa dai media sauditi, secondo cui in cambio di alcuni dei 137 ostaggi ancora in mano a Hamas – tra cui donne, bambini, anziani e soldati – Israele potrebbe rilasciare circa 300 prigionieri palestinesi, più dieci detenuti condannati per reati gravi. Tra loro, anche Marwan Barghouti, il leader del movimento Fatah, che deve scontare cinque ergastoli. Il nome di Barghouti è stato citato in un’altra notizia pubblicata oggi. Secondo il sito di informazione The New Arab, di proprietà del Qatar, l’Egitto ha chiesto a Washington di fare pressione su Israele affinché rilasci Barghouti. L’obiettivo sarebbe costruire una “nuova Autorità palestinese” sotto la guida dell’ergastolano leader esponente di Fatah. Gerusalemme però, ha spiegato una fonte egiziana a The New Arab, ha rifiutato categoricamente l’idea di rilasciare Barghouti, “perché le sue mani sono coperte di sangue di israeliani”.
Sul terreno, prosegue l’offensiva a Gaza per sradicare Hamas, mentre in Israele risuonano gli allarmi antimissile sia nel sud sia nel nord. Qui, al confine con il Libano, è stata una giornata di intensi scontri con il movimento terroristico di Hezbollah. Ne ha parlato il portavoce per i media arabi del premier Netanyahu, Ofir Gendelman. “Hezbollah continua a sparare contro Israele, anche da zone che si trovano a soli 20 metri di distanza dalle postazioni Unifil (la forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite). Hezbollah mette in pericolo la vita dei soldati dell’Unifil e non è la prima volta”, ha sottolineato Gendelman, denunciando il silenzio della comunità internazionale. Il portavoce di Netanyahu si è poi rivolto direttamente alla popolazione libanese: “Imparate da quanto accade a Gaza. Beirut seguirà lo stesso destino, se Hezbollah deciderà di iniziare una guerra con noi”. Gendelman ha inoltre commentato l’ultimo incidente nel Mar Rosso. Qui gli huthi, gruppo yemenita finanziato dall’Iran, hanno colpito con un missile una petroliera norvegese. Secondo il gruppo, il carico della nave era destinato allo stato ebraico. “Questi attacchi sono una minaccia per il commercio internazionale e per Israele. Questa minaccia sarà affrontata con la forza”, ha promesso il portavoce del premier israeliano.