SHIRIM – Marzo (Boris Pasternak)

Il sole scalda che si gronda di sudore,
e infuria, frastornato, il burrone.
Come il daffare di una forzuta stalliera,
ferve il lavoro nelle mani della primavera.

Sfinisce la neve, colpita d’anemia
in ramoscelli di stanche vene blu.
Ma fumiga la vita nella stalla della mucca
e sprizzano salute i denti del forcone.

Oh, queste notti, questi giorni e notti!
Il picchiettio del gocciare a metà del giorno,
il deperire dei ghiaccioli del tetto,
il chiacchiericcio dei rigagnoli insonni.

Tutto è spalancato, la scuderia e la stalla,
i colombi beccano l’avena nella neve,
e d’ogni cosa causa di vita
il letame odora d’aria fresca.

Proponiamo per Shirim un testo di Boris Pasternak (1890-1960) tratto dalla raccolta Le poesie del Dottor Zivago (Crocetti 2025) a cura di Clara Strada Janovic.
Affettuoso è questo tempo di marzo.
Alle nostre latitudini i peschi sono in fiore, la stagione è all’opera con fervide mani dorate.
Pare quasi dileguarsi già, affrettatissima, correndo a perdifiato verso altri luoghi desiderosi del suo abbraccio.
Un lampo, e il cuore del mandorlo bacerà la docile terra scura.
Un istante, e ciò che fu il miracolo del disgelo, il sussurro arcano e gioioso del torrente svanirà prosciugato dalla terra riarsa. Verrà il tempo dei frutti rigonfi, vermigli come sangue nell’incipiente calura.
Ma nei lucidi mattini rosati, prima che ogni cosa esista e s’inoltri già verso il suo destino, riparla remota la voce del biancospino, gli eterei fiori emersi dagli impensati stecchi.
Ci si troverà ignoti nei roridi cieli di marzo.
Riaccesa la fiamma dell’antico sogno.

Shirim è a cura di Mariateresa Amabile, poetessa e docente di Diritti Antichi all’Università di Salerno

(Dettaglio del ritratto di Boris Pasternak, dipinto nel 1910 dal padre Leonid)